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Coronavirus e bilancio, deficit previsto: ad ora, fra i 110 e 135 milioni Breaking news, Economia, Opinion leader

Firenze – Il bilancio 2019 del Comune di Firenze è stato approvato pochi mesi or sono, operazione che peraltro non è stata ancora conclusa da molti comuni italiani. Firenze è dunque, proseguendo un’abitudine di qualche anno, uno fra i primi comuni ad avere approvato il bilancio. “Un punto che ci rende orgogliosi – dice il sindaco Dario Nardella, nel corso del suo intervento in consiglio comunale telematico che si è tenuto ieri – ma che ci espone anche alle situazioni di mutazione improvvisa determinate dalla crisi sanitaria, sociale ed economica in atto. Voglio dire però a tutti – continua Nardella – che il nostro è un bilancio solido, con molti servizi alla persona e alle imprese, con misure innovative. Il tutto con un carico fiscale sui fiorentini modesto, rispetto ad altre realtà comunali”. Fra gli esempi, Irpef più bassa d’Italia, Tari per le famiglie fra le più basse del Paese, più imposte ferme da molti anni, come Cosap e Imu.

Allora, quale sarà l’impatto dell’emergenza sui conti comunali? Giudicarlo ora è molto complicato, tanto più che si parla di una crisi in evoluzione, con ancora poca chiarezza sulla quantità e modalità delle erogazioni da parte del governo.

Al primo punto dell’analisi, le entrate che subiranno con sicurezza una drastica riduzione. La prima è senz’altro l’imposta di soggiorno. In bilancio era stata messa una previsione pari a 49 milioni di euro. “La previsione più alta da quando esiste questa imposta”, specifica il sindaco. Ancora, fra le entrate previste in bilancio, 18mila euro dai ticket di bus turistici; 7 milioni e mezzo di bigliettazioni da musei. “Tutte entrate – spiega il primo cittadino – messe in bilancio in quanto confortati dai risultati degli ultimi anni, soprattutto nel turismo”.

Altre entrate che subiranno forti riduzioni sono dovute all’interruzione di servizi nelle scuole e asili, con la sospensione delle rette alle famiglie. Crollo dell’utilizzo del trasporto pubblico locale, con conseguente ridimensionamento pesante della bigliettazione. Certa anche la riduzione delle multe e sanzioni amministrative, che nel bilancio ammontavano, sottolinea Nardella, “a circa 65 milioni di euro“.

Per quanto durerà questa situazione? Una riposta non è possibile, in questo momento, se non ragionevolmente: tutto ciò durerà fino a quando durerà il contagio. Se questo è vero, è vero anche che la riattivazione delle varie attività, una volta che si tornerà lentamente alla normalità, non potrà essere immediata. “Riattivazione che dovrà essere gestita con molto equilibrio, buon senso, praticità”, ricorda Nardella.

Se tornare alla normalità richiederà molti mesi, non bisogna scordare anche un altro profilo, vale a dire il carattere mondiale della pandemia, che comporta una naturla limitazione degli scambi produttivi ancora per svariati, ulteriori mesi. Tirando le somme, ecco qual è la prima proiezione del deficit che potrebbe colpire il Comune di Firenze: “Con un primo piano di previsioni che oggi sembra realistico”, la somma potrebbe aggirarsi fra i 110 e 135 milioni di euro.

Una cifra che andrà verificata e confermata nei prossimi giorni e settimane, senza scordare che è stata calcolata al netto di qualsiasi aiuto ai comuni che potrebbe-dovrebbe provenire dalla comunità europea e dal governo centrale italiano. Si tratta di una fotografia della situazione attuale.

Dario Nardella, sindaco di Firenze

“Analizzando la cassa comunale – spiega il sindaco – c’è una solidità che si proietta in avanti di qualche mese, ad oggi aumentata anche dalla disponibilità del fondo di solidarietà. Il primo obiettivo  è quello di difendere la liquidità delle imprese e aiutare le famiglie a mantenere un minimo di sostentamento”. Perciò, alla sospensione delle rette di asili,  mense scolastiche, costo del trasporto scolastico, corrispponde il rinvio anche di tutte le imposte comunali che scadevano a marzo e ad aprile. L’operazione pesa per 45 milioni di euro non incassati dal Comune. Ssopesa inoltre tutta la spesa corrente dell’amministrazione, tranne quella urgente, quella obbligatoria per legge, necessaria a fronteggiare, fra le altre cose, l’emergenza sanitaria e sociale connessa alla pandemia. “Le previsioni restano, ma si ferma il pagamento delle spese che sono differibili”, precisa Nardella. In questo senso, l’indicazione alla giunta è quella di non fare alcun tipo di manovra di bilancio.

Regione – Una richiesta di sostegno viene indirizzata alla Regione, sulla falsariga dell’Emilia Romagna, che ha anticipato ai comuni le risorse che riguardano il settore dell’infanzia e dei nidi, comparto che non è coperto dalle misure previste dal decreto Cura Italia. La richiesta è quella di estendere l’aiuto a tutto il comparto della scuola, “sul quale il nostro Comune è molto esposto”, dice Nardella.

Governo –  I punti su cui si basa la richiesta del sindaco di Firenze al governo sono quattro: un fondo speciale di 5 miliardi per i Comuni italiani, vale a dire un fondo verticale di finanziamenti nuovi, un fondo sepciale per le città a vocazione turistica, che serva, di fronte all’azzeramento del settore, anche all’industria del turismo; liberare l’avanzo di bilancio, anche quello vincolato di cui dispongono i Comuni; la riduzione dell’accantonamento del fondo crediti di dubbia esigibilità di almeno il 30%. Si tratta del conglamento di risorse che i Comuni già hanno, dunque, soldi che ci sono ma non si possono spendere. In soldoni, queste due ultime misure, che non comportano uscite dal bilancio dello Stato, valgono 30 milioni di euro per il Comune di Firenze.

Mutui accesi dal Comune con banche e istituti di credito. La strategia del Comune in questo momento punta al rinvio delle rate. “Non è facile arrivare a una conclusione positiva – dice il sindaco – ma siamo già al lavoro e in alcuni casi possiamo velocemente giungere ad un esito ottimale”. In particolare, l’amministrazione ha avanzato richiesta a Intesa San Paolo, che è anche la banca tesoriera del Comune di Firenze, di rimodulare il debito. Per quanto riguarda le rate da corrispondere a Cassa Depositi e Prestiti, un forte contributo arriva dal Cura Italia, che ne ha previsto la sospensione. Il Comune di Firenze ha una rata di circa 6-7 milioni di euro. Infine, la Bei, ovvero la Banca europea degli investimenti. Il Comune di Firenze è uno dei Comuni europei che ha attinto di più “a prestiti a tassi bassissimi da parte della Bei, che è una banca pubblica, i cui soci sono gli stati membri”, ricorda Nardella. Le rate  2020 del Comune di Firenze verso la Bei ammontano a 30 milioni di euro, compresi gli interessi.

L’intenzione è quella di arrivare a rinegoziare il piano di restituzione del debito con questi tre istituti (senza scordare che l’operazione è già prevista per CdP), il cui esito positivo comporterebbe, dice Nardella, mantenere nel bilancio 50 milioni circa “a nostro favore”, nel 2020. Una partita importantissima, che non riguarda solo Firenze: basti pensare che, nel caso dei prestiti della Bei, sono coinvolti numerosi comuni italiani per un importo di un miliardo e 100 milioni di euro.  Infne, come spiega Nardella, dirigendo un appello al Governo Conte, è necessario che sia proprio il governo italiano a impegnarsi fortemente affinché la Bei sospenda  e rinvii il pagamento delle rate ai Comuni, almeno per il 2020.

 

 

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