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Coronavirus e scuole dell’infanzia, allarme per le insegnanti in appalto Breaking news, Cronaca

Firenze – Una richiesta di giustizia. E’ così che l’Usb definisce la richiesta inviata oggi alll’assessore all’istruzione del Comune di Firenze Sara Funaro, che riguarda una questione molto dibattuta anche ben prima del coronavirus ma che, con l’avvento della pandemia, rischia di diventare ancora più pesante. Si tratta della ricaduta delle misure di contenimento sulla scuola dell’infanzia, o meglio, su di una categoria particolare: le cosiddette “insegnanti in appalto”, vale a dire le insegnanti non assunte attraverso il Comune, bensì con il sistema delle esternalizzazioni del servizio. Ovvero, attraverso gare di appalto. Una questione che a suo tempo vide una vera e propria sollevazione, cui parteciparono anche molti genitori, che venne conosciuta con lo slogan “L’Infanzia non si appalta”

Di “storture e ingiustizie” del sistema degli appalti torna a parlare l’Usb, che denuncia all’assessore Funaro  la situazione, ancora più pesante in tempi di coronavirus, di tali insegnanti.

Scoppiata l’emergenza sanitaria, denuncia l’Usb, e una volta chiuso il servizio delle Scuole dell’Infanzia, le insegnanti in appalto sono stati subito messe in cassa integrazione o a lavorare da remoto per un orario (ed uno stipendio) ridotto; mentre le insegnanti comunali hanno, giustamente, la possibilità di svolgere l’intero orario di servizio in modalità remota”. 

L’Unione Sindacale di Base sottolinea “l’esigenza di equiparare i diritti dei lavoratori in appalto ai colleghi che operano nello stesso settore di lavoro. Non è accettabile – dicono dal sindacato di base – tollerare palesi ingiustizie, differenze tra lavoratori che svolgono le medesimi mansioni nel medesimo ambito”.

La richiesta che avanzano dall’Usb alle autorità competenti è che “si facciano carico e portino avanti una politica di equità sociale che ponga termine a dolorose diseguaglianze tra lavoratori, cominciando da subito con l’applicazione dell’art 48 DPCM 17 marzo che autorizza le pubbliche amministrazioni ad attivare il 100% della modalità di lavoro da remoto e, in ogni caso a conferire, “vuoto per pieno”, la retribuzione al 100% come da bilancio preventivo e come già realizzato da ANCI Umbria e Lazio”. 

La richiesta è firmata, a nome dell’Usb di Firenze, da Stefano Cecchi, Paolo Vecchi, Claudia Agati, Matteo Conti, Diego Biffoli, Elisabetta Morrone e Alberto Callaioli.

 

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