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Coronavirus, Fitoussi: “L’Europa deve cambiare dottrine e strategie” Economia, Opinion leader

Parigi – ” Essere agli arresti domiciliari significa meno lavoro, e già ce n’era poco. Ora bisognerebbe cambiare completamente filosofia”. Manda un messaggio forte all’Europa Jean Paul Fitoussi, economista francese di origine tunisina, docente a Parigi e Roma. Già membro del consiglio d’amministrazione di Telecom Italia dal 2004 al 2017 e di quelli di Banca Intesa Sanpaolo dal 2010 al 2016 e, attualmente, di Banca Sella Holding.

“Siamo come ‘color che sono sospesi” in una situazione surreale, in una combinazione di uno choc esterno e un imprigionamento degli abitanti del pianeta”, aggiunge l’economista raggiunto telefonicamente da Stamp nella sua abitazione di Parigi.

Uno choc esterno per il quale l’Europa non è apparsa preparata…

L’Europa, che stava già malmessa, non si è accorta di cosa stava per abbattersi  sul continente e non ha preparato soluzioni per combattere il virus. Ora ha chiuso le frontiere dell’Ue, ma solo quando ormai era tardi e solo dopo che lo aveva fatto la Germania. Tanto cicaleccio infantile per dire che il problema non esiste perché non vuole che esista. Perciò nessuna strategia comune e la situazione è tragica. L’Europa sta dimostrando una leggerezza criminale, con il crimine che s’infiltra nella politica economica europea. Non dimentichiamo la Grecia e la politica imposta che ha fatto esplodere la mortalità infantile.

E la Francia?

Non ho mai visto tanta incoscienza in uno stato democratico. Si sapeva da tempo come sarebbero andate le cose. E i tempi di reazione sono stati  lenti. E’ inaudito che manchino le maschere. Che tutti dovrebbero avere, come in Giappone e Corea. E siccome non ci sono ci dicono che non servono a niente. E invece servono, eccome! Così  non ci danno i mezzi di protezione.

E’ da due anni che il personale sanitario chiedeva mezzi…

Il governo non si è assunto le sue responsabilità, non ha fato il suo lavoro.  Se fosse stato uno studente della mia classe lo avrei bocciato.  La Francia, che tanto tiene ai principi di fratellanza e solidarietà,  sta andando invece verso la discriminazione dei malati  con gli ospedali che sceglieranno chi curare per primi

E l’economia?

In questo momento non è la priorità. Bisogna trovare i mezzi sanitari per sconfiggere la catastrofe e curare e guarire i malati. Penso comunque che miliardi verranno investiti sia nel settore sanitario che nelle aziende e nella banche. Mi aspetto anche molte nazionalizzazioni per impedire che grandi compagnie scompaiano.

Non è preoccupato?

Non ho timori perché sono di fibra ottimistica. E perciò mi auguro non si parli più di criteri o di fiscal compact. Certo sono meno ottimista se mi ricordo che l’orientamento preso al G20 del 2009 fu subito poi accantonato l’anno dopo.   Bisognerebbe anche smetterla a dar tanto peso al debito, una fobia tedesca, una malattia mentale della Germania. Basta ricordare che il Giappone da anni ha un indebitamento del 250% e che gli Usa ne hanno uno vicino a quello dell’Italia e ciò non impedisce loro di vivere bene e in modo prospero.

Insegnamenti?

Se non si  rivedono le dottrine e le strategie l’UE rischia di esplodere. Avendo dato più occasioni per dimostrare che non serve a nulla, molti paesi potrebbero seguire l’esempio del Regno Unito.  Se si andasse poi verso una recessione, questa sarebbe ancora più grave perché verrebbero adottate misure non cooperative, ricorrendo ad armi come il protezionismo, il tasso di cambio, la concorrenza. Perciò urge  che si ritrovi l’uso della ragione se non si vuole che si ricorra a queste armi.

E se non succede?

Vedo due possibilità: la prima, che però mi sembra improbabile, che si vada verso una guerra in Europa, certo sotto altre forme. L’altra che la saggezza prenda il sopravvento, ma anche questa ipotesi non mi sembra tanto probabile…

Foto: Jean Paul Fitoussi,

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