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Coronavirus, gli assistenti domiciliari: “Senza indicazioni e mezzi adeguati” Breaking news, Cronaca

Firenze – Una lunga, nuova lettera, da parte degli operatori dell’assistenza domiciliare a Firenze, è stata inviata alla direzione della cooperativa Di Vittorio. La richiesta è ancora una volta quella di avere spiegazioni e informazioni “sulla questione dei dispositivi di protezione individuale per poter svolgere in sicurezza i servizi, in tempi di estrema emergenza virus covid-19”. In particolare, la preoccupazione è rivolta alle mascherine.

Infatti, come spiegano i lavoratori, nella settimana appena trascorsa, all’indomani dell’ultimo DPCM varato il 9 marzo 2020 che ha dichiarato tutto il Paese zona protetta, “il modello di mascherina che veniva dato prima del virus ai lavoratori è stato sostituito con un modello diverso. Questo nuovo modello è stato fornito agli operatori per un numero di tre mascherine per operatore una volta soltanto, per poi successivamente tornare a fornire il vecchio modello, pertanto dicendo agli operatori “non ci sono rimaste che queste”, affermazione che ha creato molta perplessità e sbigottimento tra i lavoratori che non si sentono sicuri adesso ad utilizzare tali mascherine, queste stesse mascherine riteniamo non siano sufficientemente capienti e resistenti”.
Le modalità, poi, non fanno che alimentare l’insicurezza, come sottolienano i lavoratori: le mascherine infatti “vengono date al lavoratore inserite dentro a una busta per le lettere, senza caratteristiche tecniche sull’utilizzo, non siamo in grado di capire se il modello che la cooperativa è tornata a fornire sia idoneo per far fronte alla minaccia del virus”.
Dunque, chiedono gli operatori, dalla cooperativa ci aspettiamo “informazioni sulla corretta modalità di utilizzo”; “domandiamo se le mascherine possono essere utilizzate nel numero di una al giorno oppure se sono, come crediamo, usa e getta, dato che va tenuto presente il fatto che ci spostiamo da un domicilio all’altro, che durante lo svolgimento del servizio non possiamo garantire il metro di distanza (aumentando così il rischio di in una possibile contaminazione della mascherina) e che alcuni di noi non si spostano in auto, quindi in un ambiente protetto, ma in motorino, in bicicletta o a piedi”.
Altra questione, i camici forniti, che sarebbero di un materiale “scarsamente resistente”, tale da indurre preoccupazioni e ansie agli operatori.
“Vogliamo infine – concludono i lavoratori –  con questa mail avvisare che se non ci verranno date informazioni sul corretto utilizzo dei dpi e se non ci verrà fornito il giusto numero degli stessi, noi operatori ci troveremo nella condizione di non poter più venire a lavorare.
La presente mail sarà inoltrata anche alle Asl e alle autorità competenti”.
Di una “settimana drammatica”, parlano i lavoratori in assemblea, in cui “abbiamo lottato contro la paura di infettarci e poter infettare i nostri pazienti”, in attesa di dispositivi che non arrivavano o non erano adeguati. “Ci aspetta un’altra settimana di fuoco – concludono gli operatori – nella consapevolezza che la salute dei lavoratori non si tocca”.

 

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