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Coronavirus, il Tocilizumab spiegato da Ascierto, l’esperto che ne intuì l’efficacia Breaking news, Opinion leader, STAMP - Salute

Firenze – È già una buona notizia quella che in tempi brevi arriverà in tutti gli ospedali della Toscana il Tocilizumab,il farmaco dell’azienda farmaceutica Roche per curare l’artrite reumatoide, grazie ad un accordo tra la Regione Toscana e l’amministratore delegato della Casa Farmaceutica che produce il medicinale. Un composto non nuovo ma che per intuizione del presidente della Fondazione Melanoma e Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “Pascale” di Napoli Paolo Ascierto, sì è scoperto essere in grado di ridurre i problemi polmonari dei soggetti colpiti dal Coronavirus.

In sintesi il medico campano avrebbe usato per la prima volta questo farmaco in via sperimentale su sei pazienti al Cotugno di Napoli, dopo un confortante scambio di opinioni con un’equipe di medici cinesi in partnership con l’Ospedale Pascale, che lo aveva già inserito nel protocollo medico a Wuhan, in Cina, per curare i malati affetti da Coronavirus. Una terapia, questa, che peró non agisce contro il virus ma che contrasta  le conseguenze del virus stesso impedendo di fatto l’aggravamento del paziente e la sua intubazione.

D. Dottor Ascierto quali sono i dati oggi dei pazienti curati con il farmaco Tocilizumab?

R. “Su sei pazienti trattati con il farmaco da sabato tre sono migliorati di molto e uno ha cominciato a stare meglio; un altro lo abbiamo stubato; uno dimesso ed un altro purtroppo è deceduto per una serie complesse di patologie pregresse”.

D. Secondo lei questa è una sperimentazione che puó dare dei risultati positivi?

R. “I dati che abbiamo sono incoraggianti e buone notizie ci arrivano da Fano e Modena che hanno subito attivato l’uso del farmaco. Sarà a questo punto importante la sperimentazione e si vedranno i risultati dato che essa si è allargata in tutta Italia e ha coinvolto 50 pazienti e di qui a una settimana ne capiremo gli effetti. Ed aggiungo che se anche la metà dei pazienti avrà avuto dei miglioramenti potremmo essere soddisfatti, perché significa avere in prospettiva bisogno della metà dei posti di terapia intensiva che sarebbero altresì serviti. Ci darebbe una enorme speranza”.

D. Dunque lei è cautamente ottimista?

R. “Dico che l’azienda Roche ha dato la propria disponibilità all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per avviare uno studio clinico sull’efficacia e sicurezza di tocilizumab su pazienti affetti da Covid-19 , e l’Aifa  ha distribuito ad oggi 600 trattamenti. Ma sottolineo che questo farmaco non cura il coronavirus ma la polmonite da esso provocata che puó essere mortale. E la prima fase di sperimentazione sul contrasto all’infezione polmonare ha dato esito positivo e ci induce a proseguire su questa strada”.

D. Chi sono i pazienti che potrebbero beneficiare del Tocilizumab?

R. “Sono da definire i criteri per capire quali sono i pazienti che potrebbero trarre il maggior beneficio dal farmaco, ma pensiamo che probabilmente potrebbe essere somministrato anche ai malati critici ma prima che necessitino di essere intubati”.

D. Dunque non si ricorrerebbe più alla terapia intensiva?

R. “La speranza è che questo farmaco possa accelerare il recupero dei pazienti critici, scongiurarne le complicanze evitando il ricorso alla terapia intensiva. E questo porterebbe di fatto a un calo di mortalità”.

Dunque, il professore lancia un appello  a un protocollo nazionale per estendere l’impiego di Tocilizumab nei pazienti contagiati da Coronavirus e che si trovano in condizioni molto difficili. Che rappresenterebbe una speranza da un lato e dall’altro rivelarsi una buona soluzione per la loro guarigione in attesa del vaccino ufficiale, per cui ci vogliono ancora parecchi mesi. Ed infine l’invito agli italiani a seguire l’esempio della popolazione cinese che si è messa in isolamento da gennaio e che ora registra pochissimi casi di malati di Coronavirus. “Se i miei calcoli sono giusti e se ci comportiamo come i cinesi che hanno chiuso tutto per contenere l’infezione evitando che il virus si propagasse nelle altre parti della Cina – conclude il dottore Ascierto  – in Italia a fine aprile potremmo esserne fuori”.

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