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Corteo spontaneo, tanti fiorentini: “Non possiamo lasciarli soli” Cronaca

Shock. Una città schoccata, ma non spaventata. Una città che ancora non ci crede. Una città che cerca i suoi riferimenti istituzionali, che guarda i cassonetti volare ma non scappa, non si rinchiude in casa. Vuole restare lì, insieme a loro, insieme a quei ragazzi pieni di rabbbia e dolore che marciano sconvolti per un una strage senza senso. Senza senso per tutti. A San Lorenzo, le prime voci incontrollate, un operatore del mercato esasperato dalla concorrenza degli amulanti, si zittiscono immediatamente di fronte all’enormità del sangue versato. E a poco a poco tutto si fa chiaro e mentre le notizie arrivano, lo sgomento invade la gente. “Mi dispiace da morire – dice un giovane nordafricano – penso alla moglie, ai bambini di uno di loro, che conoscevo bene, in piazza Dalmazia. Non riesco a pensare che sia successo”. Claudio è un giovane universitario. “Ho sentito la notizia alla radio, mi sono precipitato con la bicicletta. Perché? Per non lasciarli soli. Perché dobbiamo dimostrargli di essere con loro”.
Arriva la notizia che il sindaco ha proclamato il lutto cittadino e che il rientro delle salme sarà a carico dell’amministrazione comunale. Arrivano gli attestati di solidarietà da tutto il mondo istituzionale e persino dallo spettacolo. Ma è in piazza Duomo, dove approda la manifestazione spontanea, che il dolore si scioglie, la rabbia si fa più pacata.
Malika, una giovane donna marocchina, ha le lacrime agli occhi: “Qualcosa è cambiato dopo l’11 settembre – dice – in questo clima di tensione chi ha una cultura diversa è visto con occhio di sospetto. Ma che sia successo a Firenze, no, non ci posso credere”.
No, non ci può credere neanche Marzia, una vita spesa in difesa dei diritti di tutti e tutte, non ci può credere la negoziante che si rifiuta di chiudere la serranda, i ragazzi giovanissimi che si siedono sul selciato nel momento della preghiera, fra il Duomo e il Battistero. Un ragazzo nordafricano conclude: “Speriamo che i nostri figli possano crescere tranquilli”. E un ragazzino dagli occhi a mandorla e la pelle scura chiede a suo padre: “O babbo, che si va, a casa?”. Chiedete a lui, se è fiorentino.

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