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Dipendenti comunali, qual è il rischio? Politica

"Non si toccano le indennità e le regalie per gli assunti a chiamata dal Sindaco, ma i dipendenti assunti da anni con concorso rischiano di non vedersi erogare la produttività e di vedersi ridotto lo stipendio del 30%", questo l'attacco diretto, rivolto a Matteo Renzi, da Tommaso Grassi (SEL) ed Ornella De Zordo (Perunaltracittà).
Sono le parole dell'Assessore Meucci che non convincono i consiglieri. I pubblici dipendenti si trovano ad oggi in una situazione che ha del kafkiano, per il rinnovo del contratto fino ad ora disatteso dalla pubblica amministrazione e che si è giocato su un lungo sequel di rimandi, operati dalla stessa p.a., volti al rilancio dei requisiti richiesti per l'accordo.
Ha del paradossale che diritti acquisiti sulla base del precedente contratto siglato, come i premi produzione, rischino ad oggi di essere persi a fronte di un alleggerimento in busta paga  di quasi la metà del peso.
"Ci rendiamo conto della difficoltà con cui l'Assessore Meucci ha risposto alle nostre interrogazioni durante il Consiglio di oggi” affermano i Consiglieri comunali Tommaso Grassi e Ornella De Zordo “lei che era assente alla Giunta che ha approvato la delibera del 6 novembre scorso in cui venivano date rassicurazioni ai dipendenti comunali sul futuro del loro stipendio."Non trapela dalle parole dell'assessore alcuna certezza, infatti, che i fondi stanziati per le indennità 2012 siano sufficienti a coprire i servizi già erogati.

Grassi e  DeZordo non fanno sconti e additano contro l'inequivocabile disparità di trattamento che si sarebbe venuta a creare per i cosiddetti “assunti a chiamata del sindaco”, per i quali, infatti non esistono titubanze nel reperire i danari necessari a coprirne i compensi:
"Non si toccano neppure di un euro le indennità e le regalie per gli assunti a chiamata dal Sindaco, che talvolta vedono raddoppiare grazie alla indennità il proprio stipendio di 24.000 euro o che fino a qualche mese fa riuscivano ad accumulare anche straordinari per 700 ore annuali.”

Nonostante le rassicurazioni date da Renzi, i sospetti dei consiglieri si addensano sulla verifica della correttezza dei rapporti tra l'ufficio del sindaco e i dipendenti, ponendo una questione di legittimità sulle dinamiche altalenanti della giunta:  "Troppo facile gettare fumo negli occhi al personale solo qualche giorno prima delle primarie, approvare una delibera che non aveva alcuna possibilità di essere applicata e che per stessa ammissione dell'assessore Meucci doveva essere confrontata con 'le disposizioni di Legge' e con 'la relazione del Ministero dell'Economia e Finanze' che aveva messo sotto inchiesta il Comune".


Grassi e De Zordo concludono con una riflessione sulla precarietà attuale della vita dei dipendenti, che paiono costretti a cedere ad un quasi ricatto per vedersi riconfermare il loro status di dipendenti pubblici: “si è costretti a tagliare e a ridurre gli stipendi, condannando il personale comunale anche ad avere una spada di Damocle economica sulla testa per le cifre economiche riscosse gli anni pregressi". In altre parole, sembra che dalla giunta provengano "rumors" che darebbero la responsabilità dei tagli attuali agli stipendi alla "riluttanza" di una parte della "dirigenza" a dare seguito ad alcuni atti. 
La domanda da farsi è quali fossero i contenuti di tali atti e se essi fossero da considerarsi pienamente legittimi o contenessero degli accordi sulla cessione di diritti pregressi a favore di nuovi scalini da raggiungere nella produttività per vedersi confermare quanto già precedentemente sottoscritto. Ma la colpa, posta ormai a giustificazione di tutto, riporta sempre allo stesso comune denominatore e si chiama spending review.

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