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Costruiamo insieme una città interculturale Opinion leader

Firenze – Nell’intento di mettersi al servizio di un’informazione corretta, per conoscere i dati reali dell’immigrazione, i bisogni e le risposte date dalla Chiesa, dalle istituzioni e dal volontariato a Firenze, per capire le difficoltà dei cittadini e la loro reale volontà di “costruire insieme una città interculturale” il Movimento Rinascita Cristiana con la Acisjf – protezione della Giovane – e con il Patrocinio del Comune ha organizzato una Tavola Rotonda presso la Biblioteca delle Oblate presentata da Serena Velona Grechi, Responsabile Nazionale del Movimento e moderata dal giornalista Jacopo Storni redattore sociale del Corriere Fiorentino.

Solo conoscendo la situazione reale della nostra città potremo “uscire” per incamminarci verso le periferie reali e metaforiche rispondendo all’invito di Papa Francesco nella Evangelii Gaudium. Innanzi tutto bisogna volerlo, ha affermato Cristina Montoja, esperta in comunicazione sociale e politica e assistente presso l’Istituto Universitario Sophia, dovremmo cambiare il nostro atteggiamento, non considerare lo straniero un estraneo ma una persona, conoscerlo per non temerlo, raccontarsi e ascoltare storie e vissuti drammatici.

Le ha raccontate Lelia Pisani etno-psichiatra, direttrice del Centro Studi Sagara,che ha testimoniato, dalla sua diretta esperienza, come interi paesi in Africa siano devastati da guerre: si tratta di una distruzione di interi mondi di cui non sappiamo e dai quali fuggono uomini e donne che giungono in occidente traumatizzati portandosi dentro il dolore di perdite, di lunghe traversate di deserti e di mari.

Tutto questo è inimmaginabile e ci ritroviamo anche noi spaesati di fronte a una dimensione sconosciuta di sofferenza, vorremo offrire risposte e risorse ma ancora non sappiamo neanche come pensare l’altro – altro – da quello che dai media ci viene mostrato. Claudia Berlucchi, psicologa e direttrice del Centro di Accoglienza Cesjf, Casa Serena, si è dichiarata in cerca di risposte quando, pur riuscendo a trovare un lavoro ad una buona percentuale di donne richiedenti assistenza, si vede costretta ad inviare presso altri centri le più sfortunate.

Alcune risposte concrete sono venute da Sara Funaro, Assessore alle politiche sociali e alla sanità del Comune di Firenze, che ha evidenziato come il problema sia vasto e delicatissimo da gestire da parte della politica che non può creare percorsi preferenziali ma deve, inevitabilmente, fare distinzioni tra cittadini e stranieri – ad esempio nell’emergenza abitativa che colpisce entrambi – per non creare ancora più distanza e rancore.

Occorre dare risposte ai cittadini e accoglienza dignitosa agli immigrati, casa e lavoro certamente, ma anche il diritto di costruire, ove ne abbiano le risorse, luoghi adatti per il culto la cui libertà è sancita dalla nostra Costituzione. Cambia la città, cambia la storia, cambiano gli spazi: è una presa di coscienza necessaria che forse non disorienterà le generazioni future ma che incute timore a molti cittadini.

Don Alfredo Jacopozzi, docente incaricato presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale, ha auspicato spazi vitali dove mettere in atto un fermento interculturale vivace ed ha indicato come profetico il richiamo alla Chiesa fatto da Papa Francesco di andare verso le periferie, luoghi problematici. Per far questo Firenze deve liberarsi dall’immagine edulcorata che ha di se stessa e, coraggiosamente, prendere esempio dalla città svizzera di Neuchatel che, per sostenere l’accoglienza, ha prodotto eventi e scambi interculturali sotto il nome di Neuch à toi – la città è tua -.

 

 

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