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Covid-19, la solidarietà corre sul filo delle sarte di Bagno a Ripoli Notizie dalla toscana

Bagno a Ripoli  – Ai tempi del Covid-19, la solidarietà corre sul filo… delle sarte di Bagno a Ripoli. Dall’inizio del periodo di emergenza legato al contrasto alla pandemia Covid-19 sono state oltre 27mila le mascherine prodotte dalle cucitrici volontarie del territorio. Un lavoro nato spontaneamente dalla voglia di aiutare il prossimo e proseguito in collaborazione con il Comune, che ha sostenuto l’iniziativa incaricandosi della raccolta e della distribuzione ai cittadini attraverso la Protezione Civile comunale e le varie associazioni di volontariato.

Le sarte hanno messo a disposizione della comunità il loro “saper fare”, frutto di una tradizione antica a Bagno a Ripoli, a Grassina, ad Antella e in ogni borgo del Comune, adattandolo alle esigenze dell’attualità. Lo hanno fatto organizzandosi in un gruppo Whatsapp chiamato “TutteInsiemePerEsistere”, partito da Grassina e poi allargatosi alle altre frazioni, fino a raccogliere oggi oltre 70 volontarie.

Delle quasi 30mila mascherine realizzate, oltre 7mila sono state cucite appositamente per i più piccoli (in tre taglie: 2-7 anni, 8-11 anni, 12-15 anni), che le hanno ricevute proprio nei giorni scorsi grazie ai volontari che le hanno distribuite a circa tremila bambini. I piccoli cittadini ripolesi hanno ricevuto 2 baby-mascherine ciascuno, accompagnate da una lettera del sindaco e dalle istruzioni per il loro corretto utilizzo. A rendere possibile una produzione così numerosa è stata in particolare una sarta grassinese, che con la propria taglierina ha tagliato tutte le mascherine prodotte.

Tutti i dispositivi realizzati dalle cucitrici sono in cotone idrorepellente, un materiale impermeabile che ne permette il riutilizzo previo lavaggio e stiratura a vapore, nonché la colorazione (come nel caso di quelle destinate ai bambini), essendo in grado di “reggere” ad alte temperature.

I dispositivi di protezione individuale cuciti dalle sarte sono stati distribuiti in parte “casa per casa” dal Comune, e in parte attraverso i negozi di Bagno a Ripoli, che hanno devoluto il ricavato della loro vendita alla Onlus dell’Ospedale Santa Maria Annunziata. La raccolta fondi, cui hanno partecipato le stesse cucitrici, servirà all’acquisto di materiale sanitario per il personale dell’ospedale di Ponte a Niccheri, uno dei centri più importanti nella lotta al virus a livello regionale.

Un ulteriore “lotto” di mascherine colorate (per bambini e per adulti) sarà distribuito tramite i negozi a partire dai prossimi giorni. In questo caso il ricavato andrà a sostenere la Onlus “Un petalo per Margherita”, per la ricerca scientifica contro l’atassia di Friedrich.

Con il tessuto avanzato dall’ultima “cucitura” le sarte faranno un regalo anche a una categoria particolarmente a rischio contagio: i detenuti del carcere di Sollicciano. Grazie alla collaborazione con la Onlus fiorentina per i diritti dei detenuti “Pantagruel”, circa duemila mascherine saranno donate a reclusi e personale penitenziario.

“Mettersi al servizio della comunità è stato un gesto naturale, anzi per molte di noi è stato come farsi un regalo – spiegano le cucitrici, che vogliono rimanere anonime –. L’età delle cucitrici varia molto, dalle 30enni che svolgono le professioni più disparate ma cuciono per tradizione familiare, fino ai 90 anni di una sarta di Antella. Alcune di noi, che hanno un’attività in proprio, hanno collaborato in silenzio, senza cercare pubblicità. Per altre, questa attività ha contribuito al superamento di momenti di solitudine e di tristezza.

Quando l’emergenza sarà passata – promettono – faremo un pranzo tutte insieme. Anche perché alcune si conoscevano solo di vista e si sono unite proprio grazie a questa attività”.

“A tutte le nostre cucitrici va il ringraziamento più grande” dichiara il sindaco Francesco Casini. “In questi mesi di emergenza hanno risposto da subito ‘presente’ e si sono messe a disposizione della comunità di Bagno a Ripoli senza chiedere niente in cambio. Grazie di cuore a loro che hanno cucito le mascherine e ai volontari che le hanno distribuite per aver dimostrato concretamente la propria solidarietà”.

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