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Covid, affetti separati, la rivolta dei congiunti Breaking news, Cronaca

Firenze – Con l’Italia divisa a zone i “congiunti” tornano a farsi sentire. Se sul finire del primo lockdown era stata consentita a parenti e “affetti stabili” la possibilità di ritrovarsi, con le nuove misure emergenziali del Dpcm del 3 novembre i “congiunti” si ritrovano punto e a capo. Mariti e mogli, fidanzati e fidanzate, compagni e compagne che per vari motivi, anche di lavoro, vivono in comuni, province o regioni diverse, si ritrovano ancora una volta divisi e sprofondati in uno stato di prostrazione continua dovuto alla lontananza. Già, perché non si tratta neppure di un confinamento a tempo definito. Qui l’unica cosa certa è l’incertezza: cambiano i colori, rosso-arancione-giallo con l’alea incombente dei contagi. Natale? Pasqua? Che succederà ai colori del semaforo? Il Dpcm scadrà il 3 dicembre prossimo ma è ovvio che l’emergenza andrà ancora avanti per un pezzo, così come i colori delle regioni e i relativi confinamenti. Che fare allora? Rassegnarsi anche ad una vita senza amore e senza affetti? Certamente no per le migliaia di persone che hanno costituito su facebook il gruppo “congiunti fuori regione” o per le migliaia che in questi giorni stanno firmando su Change.org una petizione, con la stessa denominazione, rivolta al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. E’ un esercito che giorno dopo giorno ingrossa le sua fila, reclamando dalle piattaforme social il diritto di incontrare i propri cari.  

“Migliaia di coppie e famiglie che hanno domicilio in regioni diverse sono state separate per tre mesi e chiedono di non essere più trattate da turisti, ma di potersi spostare tra le regioni mediante autocertificazione” si afferma nella petizione.

“La proposta è quella di aggiungere all’autodichiarazione la voce ‘ricongiungimento tra congiunti’ in modo di potersi muovere tra le regioni “dopo avere dimostrato un legame familiare o una relazione stabile”.

“In questo momento di estrema difficoltà e pressione psicologica – sottolineano i promotori della petizione  –  potere vedere i propri cari è una necessità che ogni italiano ha. E’ giusto riconoscere e tutelare questo diritto a tutti coloro che non hanno la fortuna di vivere accanto alle persone che amano”.

Del resto non è un mistero il danno che l’isolamento può produrre su chi è già messo a dura prova da problemi derivanti e amplificati dalla pandemia. Tanto che in Belgio, uno dei Paesi più colpiti, è stata introdotta ad esempio la figura del “compagno di coccole”.

Scrive Federica, una delle firmatarie dell’appello: “Vedere i propri cari è un diritto per la propria salute mentale. Non toglieteci anche questo! Perché è l’unica cosa che mi rimane in un periodo buio e senza via d’uscita”. E aggiunge Martina: “Ognuno ha bisogno di affrontare un periodo così difficile e dal grande peso emotivo con chi sente vicino”.

Grida di dolore che si rincorrono sul web, da nord a sud, sostanzialmente uguali le une alle altre.

“Siamo perfettamente consapevoli della situazione di emergenza sanitaria, preghiamo per tutti coloro che hanno perso la vita e nutriamo il massimo rispetto verso medici, infermieri, operatori sanitari che stanno combattendo ogni giorno negli ospedali un nemico invisibile” scrivono i congiunti fuori regione. Che chiedono però di non essere discriminati e un po’ più di attenzione. 

Per esempio aggiornando l’autodichiarazione attuale, inserendo la possibilità di ricongiungersi legittimamente ai propri partner impegnandosi a fornire tutte le informazioni utili sugli spostamenti.

“Chiediamo, nello specifico – scrivono – che nel sopracitato Dpcm siano consentiti anche gli spostamenti intercomunali, interprovinciali e interregionali per la visita al propri congiunti. E al fine di agevolare le operazioni di controllo sul territorio, per esempio, suggeriamo di ricorrere al modello di autocertificazione prevedendo l’aggiunta di una voce specifica, a indicare l’esistenza di una relazione stabile”. 

Lo stesso Dpcm del 3 novembre, all’articolo 6, consente nel caso degli spostamenti da e per l’estero, l’ingresso nel territorio nazionale “per raggiungere il domicilio, l’abitazione o la residenza di una persona anche non convivente, con la quale vi è una comprovata e stabile relazione affettiva”. 

In soccorso arriva ora una risoluzione approvata pochi giorni fa (13 novembre) dal Parlamento Europeo che invita gli Stati membri “a valutare le misure da essi attuate che hanno limitato la libertà di circolazione e a dar prova della massima moderazione e a garantire il pieno rispetto del diritto dell’UE, in particolare il codice frontiere Schengen e la direttiva sulla libera circolazione, al momento di valutare la possibilità di imporre nuove restrizioni”.

In particolare, al punto 7 della risoluzione, l’Europarlamento invita gli Stati membri “a rispettare il diritto alla vita familiare” e li invita “a consentire il ricongiungimento delle coppie e delle famiglie separate da misure connesse alla Covid19, indipendentemente dal loro stato civile, e ad astenersi dall’imporre standard inutilmente elevati di prova della relazione”.

 

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