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Covid, Giani a Prato all’ex-Creaf: “Qui 500 posti letto in più” Breaking news, Cronaca

Firenze – Una sorta di corsa che potrebbe essere davvero contro il tempo, quella che vedi impegnati il presidente della Regione la protezione civile regionale e i vertici delle Aziende sanitarie: si tratta di individuare velocemente i siti dove riorganizzare le degenze Covid e dare respiro agli ospedali, minacciati dalla continua crescita del numero dei contagi e dei positivi con necessità di ricovero.

Nell’elenco dei possibili siti vi è l’ex Creaf (Centro ricerche e alta formazione) di via Galcianese, a Prato, visitato proprio questa mattina dal presidente Giani: una ex fabbrica poi polo tecnologico, di proprietà della Regione, recentemente ristrutturato, al momento vuoto, in grado di ospitare, con i dovuti accorgimenti, fino a 500 posti letto, nel giro di un mese.

“Non c’è tempo da perdere. La curva epidemiologica tende a salire, stiamo cercando di potenziare le postazioni Covid e partiamo dagli immobili di nostra proprietà, alcuni già ristrutturati come l’ex Creaf, in modo che nell’arco di un mese possano essere allestiti 400/500 posti letto in più – spiega Giani nel corso del sopralluogo – è già uno spazio idoneo e ristrutturato con condizionamento d’aria e riscaldamento. Si tratta di creare le paratie necessarie per i nuovi posti letto, che andranno a integrare l’offerta della nostra rete ospedaliera. Dobbiamo essere pronti a offrire le risposte che serviranno, se la situazione dovesse peggiorare. Vista l’eccezionalità dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo – prosegue Giani – ritengo che questa modalità di intervento nel territorio della Asl centro, possa essere replicata anche nella Asl Sud Est e nella Nord Ovest, in modo da creare 1.000/1.500 posti letto in più rispetto a quelli attualmente disponibili nei nostri ospedali, che lavorano senza sosta. Gli immobili che stiamo valutando sono strutture reali, non sono ospedali da campo, ed è, quindi, chiaro che qui potranno essere posizionate anche delle terapie intensive, se lo scenario epidemico dovesse costringerci a farlo”.

 

 

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