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Covid, si svuotano le stanze e crescono i posti letto, prezzi fermi Breaking news, Cronaca

Firenze – Più offerta, più case. Anzi, meglio dire, stanze. E’ di questo infatti che parla Immobiliare.it, uno dei maggiori siti di offerte immobiliari, che lancia la notizia: il 2020 registra un’impennata dell’offerta, e dal punto di vista di locazioni di stanze e posti letto nelle principali città universitarie, quest’anno non dovrebbero esserci problemi. Anzi. Il Covid-19 avrebbe infatti avuto, secondo quanto rilevato dall’Ufficio Studi di Immobiliare.it, la conseguenza di mettere in circolazione stanze “svuotate” da studenti e lavoratori fuori sede. A livello Italia infatti, dicono da Immobiliare.it, la disponibilità è più che raddoppiata, +149%.

Se didattica a distanza, smart working e south working hanno dunque svuotato stanze e posti letto tanto che a Milano, come mette in luce Carlo Giordano, AD di Immobiliare.it, l’offerta risulta quasi quadruplicata rispetto al 2019, cosa succede a Firenze?

La città gigliata non è da meno, si legge nella nota: l’offerta risulta infatti quasi triplicata, +175%. Prezzo, arriva terza ex aequo con Bologna: 400 euro, dopo i 565 di Milano e i 438 di Roma. I prezzi sono sostanzialmente fermi sul 2019. La domanda cresce e raggiunge picchi del 25% a Milano, Firenze e Bologna. A livello nazionale, la media è del 18%.

Sulla questione, raggiungiamo Laura Grandi, segretaria regionale del Sunia. “Intanto, è giusto sottolineare che qualcosa, nella diade domanda-offerta, non funziona secondo le regole classiche del mercato, per quanto riguarda l’abitare. Infatti, con la straordinaria immissione di stanze e posti letto su mercato, ci si poteva e doveva aspettare un calmieramento e decrescita generale dei prezzi. Cosa significa “i prezzi tengono?”. In realtà, i prezzi non si discostano per nulla da quelli dell’anno precedente, pur con l’offerta esagerata rilevata rispetto alla domanda. Se si parla di lavoratori fuori sede, bisogna essre consapevoli che con gli stipendi correnti, 400 euro per una stanza (sto parlando di Firenze) magari con uso comune di cucina e/o bagno, possono equivalere al 50% dello stipendio. Senza contare che, con la crisi covid, molte persone e fra queste tanti studenti, pagano lo scotto di una crisi economica famigliare dovuta magari alla perdita o riduzione del lavoro. Insomma, non si può ignorare, e mi rivolgo alla politica, un campanello d’llarme come questo”.

In sintesi, molte stanze sarebbero libere perché, al di là di smart working, south working e didattica a distanza, la gente non ha i soldi per pagare, o non ha più il lavoro, o non si può più permettere di studiare in un’altra città. Dunque, segnale allarmante per ciò che ci si potrebbe aspettare in un futuro molto prossimo.

“Un altro punto che colpisce – continua Laura Grandi – è la questione della casa ormai intesa come stanza. Certo, si tratta di un segmento preciso, ma il covid ha portato a galla anche il problema di come si concepisce la casa, in tempi moderni: piccola e funzionale, incapace di ospitare altri rispetto al nucleo minimale formato da tre, coppia o dal singolo. Una stnza per lo studente, e va bene, perché spesso vive all’interno di un appartamento con più stanze e condivide un’idea di gruppo, una stanza per il lavoratore fuori sede, ma spesso poco più di una stanza per una famiglia, 40 metri che, ha dimostrato il covid, sono assolutamente incompatibili con l’idea di dignità umana”. Il bambino deve seguire le lezioni attraverso il computer, la sorelladevesvolgere una ricerca in biblioteca, magari la madre sta segunedo una videoconferenza o un aggiornamento. In 40 metri quadri diventa difficile. Della questione si è reso conto anche l’archistar Fuksas, quando propose nelle ultime settimane la Firenze del nuovo rinascimento, case più spaziose per potere lavorare e studiare anche on line, ma per chi, quelle case? Per la famiglia che vive in 40 metri quadri? …. “Forse siamo davanti a un ripensamento della politica delle case popolari”, scherza la segretaria del Sunia toscano.

“Tornando all’argomento specifico, l’equazione più disponibilità-più possibilità di scelta o opportunità non torna – continua Grandi – siamo già stati contattati da studenti universitari che non trovano stanze o le trovano a carissimo prezzo, e forse non possono più pagarle. Allora? Naturalmente le stanze rimangono vuote”. Insomma pare di capire che al netto delle nuove tecnologie di lavoro e studio, spesso lasciare le stanze e andarsene è una scelta obbligata. Offerta in crescita ma prezzi fermi, mancanza di lavoro e crisi economica lasciano le stanze vuote.  Tanto più che, forse per guardarsi intorno e aspettare gli eventi, i proprietari le affittano, come raccontano i ragazzi che si sono rivolti al Sunia, per un massimo di nove mesi. Intanto.

 

 

 

 

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