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Credit crunch, per Benedetti “leggenda metropolitana” Economia

«Il credit crunch? Una favola metropolitana». Un’opinione del tutto in controtendenza quella espressa dal Presidente della Cassa di Risparmio di Firenze, Aureliano Benedetti,  a margine dell’incontro tra i Cavalieri del Lavoro della Toscana con gli 80 studenti selezionati per l’edizione 2012 del premio “Alfieri del Lavoro”. In controtendenza rispetto a quel che da mesi lamenta il mondo delle imprese. «Il credito dato a imprese e famiglie è cresciuto rispetto all’anno scorso –  spiega – Se si guarda all’indice dei bilanci delle banche c’è sempre un segno positivo. Certo, non si parla di incrementi del 5-6% ma di cifre che iniziano con un “+0,..”, però l’incremento c’è stato».

Dunque le banche non sarebbero responsabili di una stretta sul credito. «Il problema semmai è che in questo momento le imprese non hanno interesse ad indebitarsi col sistema bancario –  prosegue Benedetti – Si dice che le banche europee abbiano avuto 1000 miliardi dalla Bce da restituire al tasso del 1%. In realtà le banche italiane hanno avuto “solo” 128 miliardi , il resto è andato ad altre banche e ad altri Paesi. E comunque queste risorse dovevano servire a tonificare il capitale di vigilanza. Perché bisogna capire che in Italia le banche sono aziende vigilate, che devono avere indici irrevocabili nei rapporti tra provviste e impegni. Ciò significa che il capitale di vigilanza deve essere integro. Sono le regole drastiche imposte dalla Banca d’Italia e spesso tralasciate de molti opinion makers che non s’informano. Con queste regole oggi il sistema bancario italiano è il più solido d’Europa, forse del mondo».

Il presidente Benedetti ammette che, nonostante questa solidità, «oggi una certa sofferenza nel sistema bancario italiano privatizzato c’è – spiega ancora – ed è dovuta al fatto che la politica non può più metterci le mani e dunque ha bisogno di affermare che le banche non funzionano e che hanno determinato il Credit Crunch. Oggi il credito va accuratamente selezionato perché non c’è più il “Welfare del credito”, ed è giusto che non ci sia. In passato abbiamo assistito al fenomeno di banche che emettevano obbligazioni per i più grandi enti di Stato ed è stato un vero disastro, il debito pubblico, come è noto,  è cresciuto a dismisura». «Le imprese hanno bisogno di credito, ma allo stesso tempo le banche hanno effettivamente problemi di raccolta e molte presentano bilanci non positivi – commenta il presidente di Confindustria Toscana Pierfrancesco Pacini, a margine del medesimo evento – Le imprese dovrebbero presentare piani fortemente credibili, progetti d’investimento chiari e trasparenti, tali da poter convincere il sistema bancario che si tratta di finanziamenti necessari alla crescita, e non a tappare buchi».

 


 

 

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