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Credito bancario, in Toscana sempre meno soldi al sistema economico Economia

Firenze – Rallenta ancora in Toscana il credito bancario: complici l’andamento negativo del ciclo economico e la debolezza degli investimenti, il tasso, nel secondo trimestre, continua a essere negativo, -2,3%. I prestiti alle imprese continuano a scendere, -1%, sebbene ad un ritmo minore rispetto ai tre mesi precedenti, mentre la contrazione dei prestiti alle famiglie è leggermente inferiore, -0,6%. Degno di nota il fatto che i depositi detenuti dalle famiglie e dalle imprese toscane presso le banche continuano invece a crescere, +3,4% nel secondo trimestre 2014.

E anche in Toscana chi soffre di più sono le piccole imprese, con un tasso percentuale di credito che giunge a -2% e sebbene anche in questo caso il ritmo stia mostrando una decelerazione e si assista ad una progressiva convergenza di andamenti fra le diverse tipologie di imprese.

I dati emergono dall’analisi di Unioncamere Toscana. “Nonostante i criteri di erogazione del credito siano diventati leggermente meno restrittivi rispetto al recente passato – commenta Stefano Morandi, vicepresidente di Unioncamere Toscana i flussi di finanziamento che si dirigono al sistema produttivo stanno ormai diminuendo da oltre due anni, da quasi tre nel caso delle piccole imprese. Questo ci conferma la convinzione che purtroppo la luce in fondo al tunnel è ancora distante ed è proprio per questo che occorre invece adoperarsi affinché il fattore della conoscenza dei territori e delle persone che operano nelle aziende sia determinante nel migliorare il rapporto fra banche ed imprese, all’interno del quale la fiducia assume un ruolo di fondamentale importanza”.

E per emergere dal ciclone della crisi, Morandi indica un passo fondamentale: valorizzazione assoluta delle eccellenze in prospettiva di innovazione. “Le eccellenze dei vari territori costituiscono infatti un fattore chiave per creare un ecosistema dell’innovazione. I cittadini, i giovani talenti, le università, le istituzioni, le banche e le imprese del territorio possono produrre servizi innovativi – continua Morandi – quella che stiamo vivendo è senza dubbio la crisi più protratta e profonda degli ultimi decenni; nel corso di questo periodo le tensioni sui mercati della liquidità hanno, a più riprese, condizionato il mercato del credito e ridare ossigeno in modo rapido e consistente alle imprese per i loro investimenti ed anche alle famiglie è impellente. In questo quadro è di vitale importanza che la legge di stabilità per il 2015 preveda formule che denotino la volontà di rafforzare e migliorare le relazioni tra banche ed imprese”.

Analizzando i dati a livello settoriale, emerge che la contrazione del credito ha riguardato in particolar modo e anche nel secondo trimestre 2014, le imprese che operano nel settore delle costruzioni (-1,7%), e  dei servizi (-2,5%). La flessione, per entrambi i settori, è comunque in attenuazione rispetto ai trimestri precedenti.

Va meglio, invece, il settore manifatturiero ( -0,9%).

Ma ciò che condiziona maggiormente il sistema economico nel ricorso al credito, è il livello dei tassi di interesse sui prestiti a breve termine concessi dalle banche. Del resto, comparando la nostra regione alla media nazionale, emerge un maggior livello di rischio del settore produttivo, elemento che comporta un livello molto elevato nel costo del credito a breve termine per le imprese.

Infine, il tasso di decadimento, ovvero il rapporto calcolato tra il flusso di nuove sofferenze e la consistenza dei prestiti in essere all’inizio del periodo, è giunto a livelli preoccupanti negli ultimi trimestri, 4,7% nel caso delle imprese, il che vuol dire circa quattro volte rispetto a periodo precedente l’inizio della crisi. Ed è proprio sul settore produttivo che le difficoltà di rimborsare i crediti con il conseguente aumento delle sofferenze sono state più forti : le condizioni maggiormente critiche si sono riscontrate nel settore edile (dove da circa un anno si è attestato attorno al picco del 10%) e nel manifatturiero, soprattutto a causa della crisi della metallurgia. E tuttavia non mancano segnali pur tiepidi che inducono a sperare: nel secondo trimestre dell’anno in corso infatti, il livello del tasso per il settore manifatturiero ha comunque continuato a scendere rispetto al picco raggiunto lo scorso anno (8,9% nella prima metà del 2013), attestandosi ora al 4,4%. In leggera diminuzione anche il tasso di decadimento nel settore delle costruzioni, pur rimanendo su valori molto elevati (9,3%).

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