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Credito cooperativo fiorentino, mercoledì la parola fine Economia

Alla fine, sembra proprio che il Verdini-banchiere debba cedere il passo. A favore o a sfavore del Verdini-politico è troppo presto per dirlo. A mettere pesanti ipoteche sul piatto, il prosieguo dell'inchiesta giudiziaria avviata dalla procura fiorentina, con una rosa di indagati che va da Verdini a Marcello dell'Utri al cda della banca, e che vede la contestazione, a vario titolo, di reati quali associazione a delinquere, falso in bilancio, appropriazione indebita. E oggi un decreto governativo firmato da Mario Monti ha decretato la fine del Credito Cooperativo Fiorentino, la banca guidata per circa vent'anni da Denis Verdini, ponendolo in liquidazione coatta amministrativa. Per poi, mercoledì prossimo, essere ceduta a Chianti Banca, l'istituto di credito nato dalla fusione delle due Bcc di San Casciano Val di Pesa e Monteriggioni.

La vicenda del Credito cooperativo fiorentino, lunga e tormentata, copre almeno tre anni di crisi scattati dall'ispezione di Bankitalia che nel 2010 sottopose la banca ad aministrazione straordinaria.
I due commissari,  Angelo Provasoli e Virgilio Fenaroli, nel 2009 inviarono un allarmante resoconto a Bankitalia: dal capitale dichiarato dal Ccf per il 2009 di poco meno di 56milioni di euro, a causa delle perdite di gestione si è arrivati a un disavanzo patrimoniale fra i 10 e i 15 milioni di euro. Con il risultato di una perdita patrimoniale fra i 66 e i 71 milioni di euro in tre anni.

Una complessa operazione, intanto, è stata architettata per salvaguardare la clientela: sarà infatti il fondo di garanzia interbancario delle Bcc a dovere intervenire a risanare la situazione, accollandosi i debiti. La raccolta passerà per intero a Chianti Banca (che si aggira sui 350 milioni),  oltre a 170-180 milioni di impieghi "fisiologici", sette filiali, 60 dipendenti e il patrimonio immobiliare. 

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