energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Credito in Toscana, stretta senza fine Economia

Firenze – Ancora segno meno per la concessione di crediti a famiglie e imprese. E’ questo il dato che emerge in generale dall’analisi svolta da Unioncamere sul territorio regionale. Una difficoltà di accesso al denaro che non s’arresta neppure nel primo trimestre del 2014, in cui il credito bancario rallenta ancora rispetto allo stesso trimestre del 2013: -1,9%.

Una evoluzione che si spiega in buona parte constatando che la stretta creditizia è aumentata ancora rispetto al mondo delle imprese, in cui si giunge a -1,7%, dal momento, come precisa la relazione di Unioncamere, che “i prestiti alle imprese rappresentano il 60% del totale”. Stagnante il dato delle famiglie consumatrici, i cui prestiti si collocano in un contesto di sostanziale stagnazione, -0,5%, con valori che risultano prossimi alla stabilità da almeno 5 trimestri.

La flessione del credito alle imprese è ormai una stretta che va avanti da almeno tre anni consecutivi. Dal lato dell’offerta, si assiste al deterioramento della qualità del credito, il che comporta, come suggerisce Unioncamere, una politica dell’offerta molto più attenta alla cautela da parte degli istituti di credito, mentre dal lato della domanda si assiste a una sempre maggiore debolezza da parte delle richieste delle famiglie.

Se si considera il quadro a livello settoriale, balza agli occhi che, ancora una volta, la contrazione maggiore del credito ha riguardato, per le imprese, il settore delle costruzioni, che è calato ancora del 2%, e dei servizi, -2,9%. Il comparto manifatturiero subisce un calo più contenuto, pari al -0,9%.

Esaminando la situazione dal punto di vista dei tassi d’interesse, e partendo da quelli a breve termine, si può stabilire da subito che il costo del denaro è molto alto in Toscana. In primo luogo, consideriamo da cosa è composto il tasso di interesse a breve a termine, cosa cioè determina il costo del denaro per i prestiti a breve termine, che è elemento che influenza moltissimo la dinamica economica: da un lato, l’influenza è dovuta alle variazioni dei tassi guida della politica monetaria, dall’altro è fondamentale il livello di rischio associato ai diversi segmenti del mercato del credito. In particolare, in Toscana il rischio associato al settore produttivo è molto elevato rispetto alla media nazionale, elemento che comporta l’innalzamento del livello del costo del credito a breve termine per le imprese. Una situaizone che si scarica soprattutto sulle piccole imprese, molto sofferenti (9,8%), e per quanto riguarda i settori è sempre il reparto delle costruzioni quello più bistrattato, col raggiungimento di un livello di costo del denaro molto alto sempre rispetto alla media nazionale: 9,3%.

I tassi di interesse sui prestiti a medio lungo termine sia per le famiglie che per le imprese sono in lieve contrazione, 3,7% (rispetto a 3,9% del trimestre precedente) e 4,4% (rispetto a 4,6% del trimestre precedente).

Per quanto riguarda il tasso di decadimento (vale a dire il rapporto fra il flusso di nuove sofferenze e la consistenza dei prestiti in essere all’inizio del periodo) nel corso dell’anno passato ha raggiunto livelli molto preoccupanti, aumentando di quattro volte quelli osservati nel periodo precedente l’insorgere della crisi. Un peggioramento delle sofferenze è diffuso, anche se le condizioni maggiormente critiche si sono riscontrate nel settore edile (dove il tasso ha raggiunto il picco del 10%) e nel manifatturiero, soprattutto a causa della crisi della metallurgia.

Nel primo trimestre dell’anno in corso, il livello del tasso è sceso per il settore manifatturiero (dall’8,5% al 4,7%) e lievemente anche per quello dei servizi.

Il rapporto tra le esposizioni passate a sofferenza e i prestiti in bonis del periodo rimane molto elevato nel settore delle costruzioni.

Interessante il dato sulla raccolta bancaria: i depositi detenuti dalle famiglie e dalle imprese toscane presso le banche hanno continuato a crescere anche nei primi tre mesi del 2014, e sebbene il ritmo sia rallentato a causa dei depositi delle famiglie sempre più in difficoltà, raggiunge tuttavia un +3%.

I depositi in conto corrente crescono ancora pur rallentando, +3,5%, mentre i depositi al risparmio, che erano cresciuti sensibilmente nei primi anni di crisi, cominciano a mostrare tassi di crescita sempre più contenuti: primi tre mesi 2014, +2,4%.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »