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Credito, meno sofferenze per le microimprese Economia

“Le sofferenze sui prestiti delle micro-imprese crescono meno rispetto a quanto avviene per le imprese di dimensioni maggiori: nel 2013 il differenziale del rapporto tra sofferenze e prestiti per chi ha fino a 5 dipendenti è diminuito fortemente, passando dai 223 basis point del 2012 ai 95 del 2013. L’idea che i finanziamenti bancari alle piccole imprese siano eccessivamente rischiosi è quindi imprecisa”. Sono queste, le parole di Massimo Vivoli, Presidente di Italia Comfidi, il più grande d’ Italia, e Presidente di Confesercenti Toscana.

“Grazie anche al supporto offerto da Comfidi, che contro-garantisce i prestiti e fornisce informazioni qualitative al sistema creditizio – continua – nonostante la crisi le imprese fino a 5 addetti si mostrano complessivamente solide sotto il profilo dei requisiti per l’accesso al credito. Le sofferenze relative al mondo dell’impresa, al 30 giugno di quest’anno, erano 111,8 miliardi: di questi, però, solo 12,6 miliardi – l’11,3% del totale – erano ascrivibili alle imprese fino a 5 dipendenti. Anche per quanto riguarda il tasso di incremento delle sofferenze, al 30 settembre di quest’anno quello medio è stato del 16,9% per le imprese fino a 5 dipendenti e del 24,3% per le più grandi”.

Il quadro che Vivoli delinea vede la maggior parte delle sofferenze spostata verso le imprese medio-grandi, mentre le micro riducono notevolmente il margine di rischio. Ma tutto questo non sembra valere per ridurre la stretta del credit crunch che massacra le micro imprese: “Alla riduzione dello spread – puntualizza Vivoli – non corrisponde una diminuzione del tasso: le piccole e piccolissime imprese pagano di più il denaro e hanno più difficoltà ad ottenerlo rispetto alle grandi”.

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