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Credito, più affidabili le Pmi, ma è la Toscana la più insolvente Economia

Firenze – Credito e debiti, imprese e banche, siamo ancora ben lontani da un rapporto placato dopo la tempesta, in particolare per le imprese. A fare i conti è la solita Cgia di Mestre, il cui  Ufficio studi annota un aumento delle sofferenze bancarie che superano i 180 miliardi di euro. Ma anche una novità che potrebbe ribaltare molti luoghi comuni:  le piccole imprese si dimostrano più affidabili delle grandi imprese. Insieme ad un altro dato piuttosto spiacevole per la Toscana, che guida la classifica delle Regioni con situazioni più difficili riguardo alle sofferenze (+134,3 per cento), guadagnandosi il titolo di “regione con la clientela più insolvente d’Italia”. 

 “Tra il giugno di quest’anno e lo stesso mese del 2014 – osserva il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – le classi di grandezza delle sofferenze fino a 75.000 euro hanno registrato una contrazione, mentre quelle da 75.000 e 125.000 sono aumentate appena dello 0,5 per cento. Niente a che vedere con quanto è successo in quelle più elevate. Nella fascia tra i 500.000 e il milione di euro la variazione è stata dell’11,4 per cento, per quella successiva, tra 1 e 2,5 milioni, l’aumento è stato del 14,5 per cento e per le classi ancor più elevate l’incremento ha superato il 18 per cento. Se teniamo conto che il livello delle insolvenze è proporzionale alla dimensione dei prestiti ricevuti, possiamo affermare con un elevato grado di precisione che le famiglie e le piccole imprese continuano a essere più solvibili delle grandi imprese”.

Non solo, c’è anche un’ulteriore conferma che proviene dall’analisi dei dati nel medio termine, vale a dire tra giugno 2011 e lo stesso mese di quest’anno, che è l’ultimo dato disponibile. “Se fino ai 125.000 euro di sofferenze la variazione è aumentata progressivamente fino al 35,7 per cento, per le classi successive l’espansione è stata molto più pronunciata – rileva Cgia Mestre – Sopra il milione di euro, ad esempio, l’incremento è più che raddoppiato e la punta massima è stata toccata nella fascia tra i 5 e i 25 milioni di euro: + 147,4 per cento”.

Ci sono poi i dati riferiti alle sofferenze bancarie per comparto di clientela: “Se nell’ultimo anno le famiglie consumatrici e quelle produttrici (con meno di 5 addetti) hanno registrato un aumento delle sofferenze rispettivamente del 3 e del 4 per cento – sottolinea la Cgia –  per le Amministrazioni pubbliche la crescita è stata del 6,5 per cento, per le società non finanziarie (con più di 5 addetti) del 12,7 per cento e per quelle finanziarie del 147, 5 per cento”.

Se poi si considera un periodo più lungo, da giugno 2011 a giugno 2015, il risultato non cambia: “Se famiglie e micro imprese registrano una crescita del 46,6 e del 47,6 per cento, le società non finanziarie (+107,8 per cento), le società finanziarie (+282,5 per cento) e le pubbliche amministrazioni (+484,6 per cento) hanno registrato delle variazioni elevatissime (negli ultimi 2 casi si segnalano, tuttavia, importi ancora molto limitati)”. A livello territoriale le situazioni più difficili si sono registrate nel Centro Nord. La Toscana (+134,3 per cento), il Trentino Alto Adige (+114,5 per cento) e le Marche (+114,2 per cento) guidano la classifica della clientela più insolvente.

La sintesi è di Zabeo: “Sebbene nell’ultimo anno i prestiti bancari verso la Pa siano aumentati di 5,2 miliardi – conclude – quest’ultima rimane la peggiore pagatrice d’Europa. Inoltre, si è verificato anche un incremento del livello delle sofferenze in capo al pubblico che, pur rimanendo molto contenuto in rapporto al totale dei prestiti, rappresenta un po’ un controsenso, dal momento che quando l’erario o gli enti locali devono incassare si trasformano: di colpo diventano efficienti, inflessibili e spietati nei confronti di chiunque non rispetti anche di un giorno il termine di pagamento”.

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