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Cresce la disoccupazione e l’incubo si allarga Economia

Il quadro che venerdì scorso, il venerdì nero dell'occupazione come qualcuno si è affrettato a denominarlo, è emerso dai dati Istat è drammatico: ad aprile, i disoccupati sono 2 milioni e 615 mila. E, sempre calcolando aprile, il tasso di disoccupazione è pari al 10,2%, vale a dire sul mese di marzo è cresciuto di + 0,1%. Per quanto riguarda il primo trimestre del 2012, è balzato al 10,9%. Rispetto al 2011, il rialzo è stato del 2,2%. E, al di là della freddezza dei numeri, tutto ciò sta a significare che in un mese hanno perduto il posto di lavoro 38mila persone.

In Toscana i conti erano stati fatti a fine aprile dall'Ires, ed era emerso che oltre un lavoratore toscano su 10 vive una condizione di disagio: la quota dei disoccupati arrivava ad aprile a 126 mila.  Aggiungendo a questi i 38mila cassintegrati secondo la stima ufficiale, più 4mila lavoratori in contratto di solidarietà, la percentuale del disagio lavorativo rispetto ai 1.564.000 occupati della regione è del 10, 75%. E fra gli occupati, la notizia che guasta la festa c'è: sempre secondo le stime dell'Ires, nel 2013   con l'inflazione al 3,3% sia i pensionati che i lavoratori dipendenti vedranno  il potere d'acquisto del loro reddito calare tra il 2,8 e il 2,25% .

Nell'Eurozona intanto il tasso di disoccupazione si "assesta" a quota 11% (un pessimo record) per quanto riguarda aprile, mentre l'Europa a 27  si porta al 10,3%, con un incremento dello 0,1% rispetto a marzo. Non solo. Il vero gelo giunge dall'altra sponda dell'Atlantico: la frenata clamorosa e in parte inaspettata dell'economia Usa getta una lunga ombra oscura sull'economia della crisi. La frenata è stata brusca sulla creazione dei posti di lavoro, solo 69mila a maggio, contro i 155mila attesi, e la disoccupazione è cresciuta portandosi all'8,2% dall'8,1% di aprile. Un "intoppo" della macchina americana che rischia di avere ripercussioni anche in Europa, proprio come la crisi europea sta influenzando fortemente l'andamento economico e soprattutto politico americano: il dito infatti viene sempre più puntato sull'Europa da parte di commentatori e politici americani, e sarà senz'altro, l'Europa, una delle viariabili che giocheranno pesantemente sulla rielezione di Obama. Su cui, comunque, pende la grossa scommessa del riavvio dell'occupazione.

E non è ancora tutto. I tentacoli della crisi sembrano arrivare a raffreddare anche il dinamismo delle cosidette economie emergenti. Rallentano infatti Cina, India e Brasile: nel primo trimestre dell'anno, il pil brasiliano è cresciuto solo dello 0,2% rispetto agli ultimi tre mesi del 2011, la Cina si avvia a un tasso di crescita minore dell'8% e l'India raggiunge il 5,3%, l'indice più basso da circa 10 anni.
E se il quadro che emerge sembra per ora non prevedere soluzioni a medio termine, la domanda più pressante è senz'altro: che fare? Domanda cui sembra rispondere in parte il governo Monti con la promessa degli "8 miliardi dei fondi strutturali da impiegare in occupazione". Anche se sembra di capire che, se non viene innestato uno scatto di novità forti, l'intero sistema economico mondiale rischia di arenarsi, sebbene a velocità diverse.

Tutto sommato, di fronte ai nuovi (e terribili) dati di venerdì scorso, non sembrerebbe peregrino un ritorno di riflessione sul "Manifesto contro la disoccupazione in Europa", presentato nel 1998 dal premio Nobel per l'economia Franco Modigliani, e sottoscritto da svariati economisti di vari Paesi, fra cui Sylos Labini, Fitoussi e lo stesso Solow, altro Nobel per l'economia. Un manifesto che nasceva sotto il segno della concertazione e che presentava la necessità di un nuovo patto sociale per affrontare il problema della disoccupazione sia dal lato della domanda aggregata (massicci investimenti privati e pubblici), sia da quello dell'offerta (salario minimo e "cuneo fiscale", differenziali territoriali, forte flessibilita' del lavoro, riforma dei sistemi di "Welfare"). Ad ora, possiamo dire con buona approssimazione che la seconda parte della forbice è stata in buona parte messa in pratica, dalla decurtazione dei salari, alla flessibilità del lavoro, alla compromissione quasi letale del Welfare in buona parte degli stati europei, mentre il "cuneo fiscale" almeno in Italia, è rimasto senza punta e i differenziali territoriali sono rimasti nei desideri di federalismo fiscale della Lega.

Resta da chiedersi, tanto più davanti ai dati disastrosi della disoccupazione europea, se sia stata rispettata la necessaria e simultanea crescita della domanda aggregata. Vale a dire, sono stati fatti "massicci investimenti pubblici o privati"? E soprattutto: se ne faranno? … E infine: che ruolo continueranno ad avere nel nostro paese corruzione e criminalità economica, fatale "pedaggio" che il Paese paga da sempre sui "massicci investimenti, pubblici e privati"? E sempre in conclusione, c'è chi comncia a dubitare che questi sistema, che ha prodotto nell'Europa dei Ventisette  24,7 milioni di disoccupati,  di cui 2,6 milioni in Italia, con un tasso di disoccupazione fra i 15-24enni del 35,9%, e fra le donne al Sud del 51, 8% sia ancora "aggiustabile". 

 

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