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Cresce l’industria del gioco, ma ci vogliono regole Economia

Si è svolto da poco l’incontro “Il gioco legale in Italia: sviluppi, evoluzione, regole” organizzato da Confindustria sistema gioco Italia, la federazione aderente a Confindustria che rappresenta e riunisce 5.800 imprese attive nel settore dei giochi autorizzati dallo Stato, 140.000 punti vendita (agenzie di scommesse, tabaccherie) e costituisce un bacino occupazionale di oltre 100.000 addetti. Secondo i dati diffusi, la raccolta lorda del 2011 è stata di 79,9 miliardi, quella netta, sottratto il 77% pagato ai giocatori sotto forma di vincite, di 18,4 miliardi.
Uno degli obiettivi di Confindustria gioco consiste nell’intensificare il contrasto all’illegalità, già in parte realizzato in questi anni. Basti pensare che nel 2002, anno precedente alla riforma che ha affidato il sistema delle concessioni all’AAMS, la Guardia di Finanza denunciava che in Italia il sistema giochi e scommesse era quasi interamente gestito da organizzazioni criminali, con un ritorno fiscale, per lo Stato, pari a zero.
Questo a livello nazionale, e in Toscana? Nei primi cinque mesi del 2012 la raccolta dei giochi pubblici ha superato 2,2 miliardi di euro: se il trend dovesse mantenersi costante, l’anno potrebbe chiudersi con incassi per 5,4 miliardi, segnando un +15% rispetto a quello precedente. Tra gennaio e maggio la spesa effettiva regionale è stata di 426 milioni di euro, mentre le vincite hanno superato 1,8 miliardi: ne consegue che nei primi 5 mesi dell’anno ogni toscano ha speso in media 134 euro nella galassia dei giochi legali.
La necessità di regolamentare ulteriormente il settore, si è detto, è avvertita anche da Confindustria sistema gioco Italia: guardando nelle pieghe della normativa, si scopre, infatti, che  mentre alcuni giochi sono gestiti direttamente dall’AAMS, altri, come gli apparecchi di intrattenimento, sono dati in concessione a privati ai quali, dal gennaio 2012, non è più richiesta la presentazione di un certificato antimafia. Oggi basta una semplice autocertificazione per essere iscritti nell’elenco dei gestori e, con il decreto direttoriale del luglio 2011, i “giochi leciti” sono attivabili in tutti gli esercizi commerciali, sia negozi che bar o ristoranti. 
Questa ulteriore liberalizzazione ha incoraggiato il proliferare di locali dedicati al cosiddetto “gioco lecito”, con apparecchi sempre più sofisticati come le video lottery (VTL), caratterizzate da un’offerta più ampia e da vincite più elevate. Anche nella nostra regione, la fetta più consistente in termini di incassi arriva proprio dalle New Slot e VLT che, con oltre 1,3 miliardi di euro, costituiscono il 58,6% del mercato complessivo. A seguire poker cash e casino games, con 314 milioni (13,9% del totale), Gratta&Vinci, con 263 milioni di raccolta (11,7%) e il Lotto, con 112 milioni. Rispetto al 2011, nei primi cinque mesi dell'anno la raccolta media mensile procapite toscana di New Slot e VTL è cresciuta  di +10,5%, così come dei giochi a base sportiva (+7,6%). Ma il boom viene dai veri e propri giochi d’azzardo: poker online e casino games, con +118%. In contrazione invece i giochi a base ippica (-24,2%), anche per i noti problemi legati agli ippodromi, e il Superenalotto (-13,7%). Il Lotto segna un -7,7%, il Bingo un -2,27%, mentre è sostanzialmente stabile la raccolta dei gratta e vinci (+0,60%).
In questi dati si legge esplicitamente il realizzarsi di una pericolosa mutazione del sistema: se pur nell'anno in corso la spesa è complessivamente scesa del 2,2%, il poker online ha segnato un +125%, la spesa in New Slot e Vlt si è mantenuta stabile e hanno perso terreno il Superenalotto (-27,2%) e il Lotto (-23,8%) giochi, tutto sommato “più semplici” o forse solo meno d’azzardo di altri. Una sterzata verso il vero e proprio gioco d’azzardo.
Mentre tutti noi siamo invitati da spot e pubblicità a tentare di migliorare un presente difficile attraverso il gioco, questo si fa sempre più duro e abbandonati i percorsi più “tradizionali” e consueti del Lotto, ormai sceso al livello di una tombola per famiglie, ci porta a cercare la soluzione a tutti i nostri problemi di lavoro, familiari ed esistenziali nel vero e proprio “azzardo”.
Il web documenta questa escalation attraverso testimonianze e sfoghi disperati dei perdenti. Ormai si tratta di un allarme sociale perché la grande crescita dell’offerta di scommesse legali alimenta speranze illusorie che spesso volgono in dramma. La “trappola” è manifesta: a niente valgono intelligenza e capacità, nella scommessa l’unico arbitro è la “fortuna” e la conseguenza spesso è una malattia grave, la “ludopatia”, su cui il Ministero della Salute ha da poco attuato un decreto per la realizzazione di campagne di prevenzione.
Il gioco d’azzardo patologico (GAP) in Italia vede a rischio tre milioni di persone per le quali verranno attivate “offerte terapeutiche specifiche, finalizzate alla cura, riabilitazione e prevenzione delle recidive”, come affermato dal Ministro Balduzzi. Ogni giocatore patologico ha costi sociali pari a circa 38mila euro l’anno, secondo quanto è emerso dal convegno “A che gioco giochiamo?” organizzato a Roma in marzo dal Terzo polo. Costi diretti come i trattamenti ambulatoriali e ospedalieri, e indiretti come l’assenteismo, il calo di produttività e la disoccupazione.
Tra le iniziative avviate recentemente dal Governo, nell'ambito del disegno di legge recante 'Delega al Governo per la revisione del sistema fiscale, deliberato dal Consiglio dei Ministri il 16 aprile 2012, è prevista anche la delega per la revisione delle disposizioni in materia di giochi pubblici per contrastare forme di pubblicità non conformi alle disposizioni vigenti.
Nelle more di queste future disposizioni, gli spot per il diffondersi del gioco continuano a”bombardarci” a ritmo crescente. Per contro si moltiplicano anche le proteste  e le reazioni critiche delle associazioni che praticano il gioco come momento ludico e ricreativo. “Mi azzardo a dirlo”, questo il nome della campagna promossa per una corretta comunicazione del gioco d’azzardo a cui ha aderito anche la Garante  dell’infanzia e adolescenza della Regione Toscana, sostiene la necessità di una comunicazione chiara e onesta. Perché, se giocare è un diritto, lo è anche un’informazione corretta: e allora perché non chiedere all’AAMS di definire “gioco d’azzardo” quello pubblico con vincite in denaro? Non si tratta solo di parole e non sappiamo se la correttezza verbale avrà capacità dissuasive. Certo, come ha scritto un anonimo sul sito di “Mi azzardo a dirlo”, giocare dovrebbe essere divertimento, crescita personale e non  dovrebbe  lasciare sul campo nessuno sconfitto.

Foto dal sito: http://www.indipendenze.org/
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