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Crescono del 16% i percettori di Reddito e Pensione di Cittadinanza, ma la povertà avanza Breaking news, Economia

Firenze – Uno spaccato da brividi, quello del tessuto sociale del Paese, mentre ci si accinge, contando e sperando sulla possibilità di gestire la pandemia, a un nuovo rilancio economico. I dati sono quelli emersi dagli osservatori di Inps e Istat, corredati dalla ricerca di Legacoop sul disagio abitativo. Partendo da quest’ultimo, il primo dato: più di 3 milioni di famiglie vivono in situazioni di disagio abitativo (oltre il 13% delle famiglie residenti in Italia), 1 milione di famiglie sono “incastrate” in condizioni di forte difficoltà, 5,2 milioni di persone (8,7%) hanno un sovraccarico dei costi dell’abitare: ovvero i costi per l’alloggio rappresentano più del 40% del reddito.

Intanto,  dati dell’Inps riguardano le misure di sostegno alle famiglie in difficoltà, vale dire quegli strumenti che sono stati messi in campo per contenere, anche se non risolvere, il problema della povertà dilagante, vale a dire, Reddito di Cittadinanza, Pensione di Cittadinanza, Reddito d’emergenza. Numeri interessanti in quanto registrano e confermano alcuni dati emergenti dall’indagine dell’Istat, fra cui il crescere del bisogno ma anche la capacità di porre in campo un sia pur debole e non decisivo aiuto ai poveri, assoluti e non; ovvero, si sta parlando della possibilità o meno di sottrarre le famiglie alla fame.

Dunque, i nuovi dati pubblicati dall’Inps mostrano l’aumento delle famiglie raggiunte dal Reddito e Pensione di Cittadinanza, oltre all’aumento dei percettori del Reddito d’emergenza. Per quanto riguarda Rdc e Pdc, rispetto a maggio 2020, la crescita è pari al 16%. Nel mese di maggio 2021 i nuclei percettori di Reddito di Cittadinanza (RdC) sono stati 1,18 milioni con importo medio di 583 euro, mentre i percettori di Pensione di Cittadinanza (PdC) sono stati 125mila con importo medio di 263 euro, per un totale di 1,3 milioni di nuclei e 552 euro di importo medio mensile. Sul totale dei nuclei familiari, il numero di persone coinvolte, ovvero la platea che è raggiunta dalla misura, è di 2,9 milioni.

Per quanto riguarda il Reddito di Emergenza, la cui platea è anch’essa in crescita, fino ad oggi, come si legge nella nota dell’Inps, “sono stati 483mila i nuclei  che hanno ricevuto almeno un pagamento per la misura cosiddetta REm4 previsto dal decreto Sostegni (dl 41/2021 art.12 c.1) con un importo medio mensile pari a 548 euro.  Nello scorso anno, invece, l’insieme dei provvedimenti riguardanti il Reddito di Emergenza (REm) aveva convolto 425mila nuclei con un importo medio mensile di 550 euro”.

Conclude la nota: “Considerando le misure (RdC, PdC, REm) nel complesso, attualmente i nuclei familiari raggiunti da una forma di sostegno economico a contrasto della povertà sono pertanto oltre 1,7 milioni, pari a circa 4 milioni di persone, il dato più alto registrato di coloro che sono raggiunti da almeno una delle misure nello stesso mese”.

Il confronto fra i percettori di queste misure e il panorama generale della povertà si fa interessante. Intanto, secondo i dati resi noti dall’Istat, in Italia nel 2020, ovviamente anche causa pandemia, si espande la povertà assoluta che tocca poco più di due milioni di famiglie (7,7% del totale da 6,4% del 2019) e oltre 5,6 milioni di individui (9,4% dal 7,7% dell’anno precedente). Il dato della povertà assoluta, come comunica l’Istat, a valle del miglioramento del 2019, aumenta raggiungendo il livello più elevato dal 2005, ovvero da quando è cominciata la rilevazione. Per quanto riguarda la povertà relativa, le famiglie sotto la soglia sono poco più di 2,6 milioni (10,1%, da 11,4% del 2019). Inoltre nel 2020 se l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta rimane più alta nel Mezzogiorno passando da 8,6% a 9,4%, è nel nord del Paese che la botta è più forte. Qui la povertà familiare sale al 7,6% dal 5,8% del 2019. Tale dinamica fa sì che, se nel 2019 le famiglie povere del nostro Paese erano distribuite quasi in egual misura al Nord (43,4%) e nel Mezzogiorno (42,2%), nel 2020 arrivano al 47% al Nord contro il 38,6% del Mezzogiorno, con una differenza in valore assoluto di 167mila famiglie.

Se passiamo agli individui, rimane semre il Nord a segnare il peggioormaneto più marcato. L’incidenza della povertà assoluta passa nfatti dal 6,8% al 9,3, con 2 milioni e 500mila di poveri assoluti residenti nelle regioni del Nord contro i 2 milioni e 259mila del Mezzogiorno.

L’analisi per classi d’età della povertà assoluta conferma il dato della prevalenza giovanile. L’incidenza della povertà assoluta è pari all’11,3%, vale a dire oltre 1 milione 127mila individui, nella fascia fra i 18 e i 34 anni;  al 9,2%, per la fascia d’età fra 35-64 anni, interessando oltre 2 milioni 394mila individui, mentre si mantiene su valori inferiori alla media nazionale per gli over 65 (5,4%, oltre 742mila persone).

Ma è l’ultimo dato che segnala l’influenza delle misure di sostegno sulle famiglie povere a concludere il quadro. Infatti, se si guarda al dato che valuta quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia in media al di sotto della linea di povertà, l’Istat registra una riduzione che va dal 20,3% al 18,7% su tutto il territorio nazionale. In altre parole, la presenza delle misure che vanno dal reddito di cittadinanza al reddito di emergenza alla pensione di cittadinanza all’estensione della cassa integrazione guadagni, consentono alle famiglie in difficoltà economica, nuove o storiche, ” di mantenere una spesa per consumi non molto distante dalla soglia di povertà”. Misure non decisive dunque, ma di alleviamento.

 

 

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