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Crisi, allarme del sindacato: “Ripresa senza lavoro” Economia

Sarà ripresa o no? E se sarà, in che termini? Le risposte date dall'analisi presentata ieri sul mondo economico toscano da parte dell'Ires non cessa di essere inquietante. Intanto, circa la ripresa, Ires conferma che qualcosa si muove: partendo da uno degli elementi più significativi, vale a dire la produzione industriale, il dato riportato fa fede di una situazione positivamente diversa da quello dei mesi passati: pur essendo ancora sotto la quota “crescita zero” il rimbalzo dal – 4,9 al – 1,8, pur rimanendo nei numeri negativi rappresenta comunque un segnale di possibile svolta. Ovviamente, il consolidamento o meno della tendenza si vedrà nei prossimi mesi.

Ancora soddisfazioni dal lato dell'export, che si caratterizza per un livello di valore migliore  rispetto alla situazione nazionale, pur manifestandosi un rallentamento  per quanto riguarda la metalmeccanica (cala dell’1,9% l’export per il secondo trimestre consecutivo con perdite rilevanti della metalmeccanica -4,1, mentre tra gli altri settori il sistema moda nel suo complesso continua a crescere del +1,8%). Valori positivi si registrano anche nei saldi.

E dove casca l'asino, allora? Nella ripresa dell'occupazione, che, ci si aspetterebbe, dovrebbe manifestare di conseguenza gli stessi segnali di un pur lieve ma rilevabile miglioramento. E invece ….  i dati, citando testualmente il rapporto dell'Ires, “confermano tendenze depressive già monitorate nel corso degli ultimi anni”.

Le ore di cassa integrazione – Le ore di cassa integrazione autorizzate sono ancora a livelli altissimi; se poi si uniscono quelle non autorizzate ma di fatto che riguardano la Cig in deroga e che aspettano la copertura finanziaria, si arriva a oltre 42 milioni di ore per il periodo gennaio – settembre 2013 (eravamo a quasi 37 milioni nel 2012), con buone probabilità di superare il picco storico dei 54 milioni di ore a fine anno.

Gli avviamenti – Gli avviamenti subiscono una contrazione del – 12% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Interessante la tendenza sulla natura dei contratti di lavoro: in diminuzione gli avviamenti con contratti più precari, in leggerissimo aumento quelli con contratto a tempo indeterminato (che si mantengono comunque intorno al 14%) per effetto soprattutto del part-time. Diminuiscono, infine, le trasformazioni dei contratti atipici in rapporti stabili a tempo indeterminato. Il dato peggiore? Pistoia con il -24%, mentre il “ migliore” lo realizza Prato con il -9%. All'analisi per settore, quelli che “cedono” più della media negli avviamenti sono il commercio (-22,2) ancora, le costruzioni (-17,6) i servizi alle imprese (-16,6) che in tutta evidenza sono l’effetto dell’ulteriore calo dei consumi.

Consumi – La caduta dei consumi continua imperterrita anche nel secondo trimestre (-4,8%), pur rallentando rispetto al primo trimestre, e che è fortemente correlata a un altra grossa criticità di questa crisi, vale a dire la perdita progressiva di salario da parte di chi lavora. D'altro canto, altro effetto negativo è il permanere della difficile situazione del sistema delle imprese e delle famiglie col mondo bancario: rimane stabile lo stock dei mutui finanziati per le abitazioni, mentre calano gli impieghi per le imprese di costruzioni per il 26 esimo mese consecutivo e sia nell’industria che nei servizi il calo è di oltre 2 mld di euro negli ultimi 2 anni. E tuttavia, il dato più impressionante è senz'altro lo stock di sofferenze delle banche, che continua a crescere in modo esponenziale e supera gli 11 miliardi. A tirare le fila dell'analisi ci pensa Fabio Giovaglioli, direttore di Ires Toscana: “Questi dati confermano ulteriormente che anche qualora si dovesse invertire il ciclo economico in direzione dell’auspicata ripresa, come questa rischi di essere fragile in mancanza di interventi di politica economica orientati alla crescita e assolutamente “jobless”.

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