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Crisi, attese sempre deluse per i servizi pubblici Opinion leader

Tuttavia, stavolta, dopo la decisione del governo greco di mettere ai voti quella che sempre di più appare come la sopravvivenza dell’euro, il tentativo ha ben poche chance di riuscire. Le lettere di intenti non bastano più e la risposta all’interrogativo se questo esecutivo è in grado di gestire con efficacia e ragionevolezza riforme e interventi di un impatto importante per il rilancio del nostro sistema economico, è sempre più negativa. Nel Governo ciò che ha prevalso finora è una grande improvvisazione. Nell’attesa di vedere che cosa deciderà in queste ore, certamente il punto di partenza sarà quanto contenuto nella lettera che Berlusconi ha scritto all’Ue. Per quanto ci riguarda ci sono dichiarazioni di intenti che condizioneranno l’assetto dei servizi pubblici per i prossimi anni.
La lettera tratta dei servizi pubblici locali in due punti. In quello che reca il titolo “apertura dei mercati in chiave concorrenziale”, si afferma che saranno rafforzati gli strumenti di intervento dell’Autorità per la Concorrenza per prevenire le incoerenze fra promozione della concorrenza e disposizioni di livello regionale e locale. Si prevede anche un ampliamento delle competenze della stessa Autorità Antitrust per assicurare un progressivo miglioramento della qualità della gestione dei servizi.
Nel capitolo “le dismissioni” si prevede, poi, che il Governo, entro novembre, definisca un piano di dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico. In questo quadro, gli enti locali territoriali dovranno definire con la massima urgenza un programma di privatizzazione delle aziende da essi controllate. I proventi saranno utilizzati per ridurre il debito o realizzare progetti di investimenti locale. Una valutazione più precisa si potrà fare quando sarà pronto il testo del decreto sviluppo, continuamente rimandato, ma intanto occorre fare, dal nostro osservatorio toscano, un paio di riflessioni che mi auguro siano ben presenti all’esecutivo. Per quanto riguarda la liberalizzazione, i riferimenti della lettera ad una più efficace sorveglianza sull’attuazione dei processi di liberalizzazione avviati sembra destinato a prefigurare un maggior ruolo dell’Autorità antitrust nel perseguire eventuali strategie di rinvio o di aggiramento delle norme a livello locale, anche grazie a provvedimenti legislativi regionali. Una scelta che potrebbe essere più efficace con l’introduzione di autorità di regolazione nei settori oggi non coperti: trasporti e rifiuti.
Il passaggio sulle privatizzazioni desta maggiori preoccupazioni. La lettera sembra prevedere una certa “persuasione morale” verso gli enti locali, con la richiesta di un “piano di dismissioni” delle aziende locali. Non si capisce il livello di imposizione di una simile norma. E’ evidente a tutti, infatti, che i processi di privatizzazione dovrebbero seguire quelli di liberalizzazione, in modo da consentire una vendita di aziende che si sono aggiudicate gare di lungo periodo, quindi con un maggior valore. Altrimenti si tratterebbe di una svendita e non di una vendita. Restano poi le preoccupazioni sul varare un processo di privatizzazione nel breve periodo viste le attuali condizioni di mercato e le difficoltà di mettere sul mercato tutte insieme le utility.

 

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