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Crisi del lavoro e economia finanziaria, i nuovi meccanismi del profitto Breaking news, Dibattito politico

Botta e risposta con il dottor Lorenzo Tondi, dottorando in economia presso l’Université catholique de Louvain (Belgio), lavora come economista nella PA italiana, è delegato FP CGIL e militante di Potere al Popolo, che lancia nel dibattito politico scatenato dal caso GKN, una lettura economico-sociale della crisi del lavoro. 

Dottor Tondi a suo parere che cosa sta succedendo alla Gkn?

Nel capitalismo finanziario i capitalisti sono liberi di spostare i capitali nei Paesi dove vi sono le condizioni produttive ad essi più favorevoli. Nel caso di GKN, l’azienda ha giustificato i licenziamenti improvvisi con un calo del fatturato, ma i dati a nostra disposizione ci dicono che nei primi mesi del 2021 fatturato ed utile sono in rapida ripresa rispetto al 2020. La decisione di chiudere lo stabilimento non è quindi dovuta ad alcuna crisi aziendale, casomai è l’obbiettivo stesso dei proprietari: GKN, infatti, dal 2018 è posseduta da Melrose Industries, un fondo finanziario specializzato in sostanza nella compravendita di aziende. Questi fondi sono imprese che comprano altre imprese con l’esclusivo obbiettivo di rivenderle ad un prezzo più alto, senza curarsi del loro destino: molto spesso, dopo aver comprato una determinata azienda, la dividono in tanti pezzetti e li vendono ad altre multinazionali, in modo da massimizzare i guadagni ottenibili. Melrose non è nuova a questo tipo di operazioni: nel 2005 comprò McKechnie, una società di ingegneria, due anni dopo vendette due rami d’azienda e nel 2012 ne vendette un altro. Lo scopo di fondi come Melrose, quindi, non è svolgere un’attività produttiva, ma smembrare aziende esistenti per rivenderne i pezzi ai concorrenti e favorire così la progressiva concentrazione dei settori nelle mani di poche imprese.

Che cosa distingue il caso Gkn da altre vicende di crisi industriali ?

Il caso di GKN è eclatante per l’inedita violenza della condotta dell’azienda e perché mette in luce la malafede della politica, che ha voluto l’accordo sui licenziamenti ed ora deve renderne conto ai lavoratori che, come da programma, sono stati effettivamente licenziati. La firma dell’accordo con Confindustria sui licenziamenti a mio avviso è stato un errore dei sindacati. Allo stesso tempo, però, è importante avere ben presente che il caso GKN è solo uno dei tanti episodi di crisi aziendali generate dal regime di libera circolazione dei capitali attualmente esistente. Per renderci conto di quanto il mondo di oggi sia diverso dall’economia mista dei 30 anni successivi al secondo dopoguerra è utile ricordare il caso della Pignone. Nell’autunno del 1953, La Pignone di Firenze, che era stata rilevata dalla Snia Viscosa nel 1946, annuncia circa 1800 licenziamenti adducendo problemi di competitività e fatturato in calo. Si trattava di un’azienda molto importante per il tessuto produttivo fiorentino, a maggior ragione in anni molto difficili per la popolazione. La politica reagisce in maniera decisa, in particolare Amintore Fanfani, allora Ministro dell’Interno, convince Enrico Mattei, alla guida dell’Eni, a “salvare” la Pignone costituendo una nuova azienda in compartecipazione con la Snia Viscosa e garantendo così la continuità produttività e il mantenimento dei livelli occupazionali della fabbrica.

Qual è la lezione da trarre?

La lezione della Pignone è più che mai attuale, perché ci dice due cose: innanzitutto che persino la DC di quei tempi era molto più a sinistra del PD di oggi; in secondo luogo, che il problema delle delocalizzazioni e delle chiusure aziendali improvvise va contrastato attraverso l’imposizione di limiti alla libertà di circolazione dei capitali.

In generale, per capire, che differenza c’è fra economia reale e finanziaria?

L’economia reale è quella parte dell’economia dedita alla produzione di beni e servizi tramite la combinazione dei cosiddetti fattori produttivi: la terra, il capitale e il lavoro. Questi mezzi di produzione vengono utilizzati congiuntamente secondo una determinata “tecnologia di produzione”, che li trasforma in un bene intermedio (che verrà poi usato per produrre altri beni, ad esempio il cemento) o finale (cioè pronto per essere consumato, ad esempio il pane). L’economia finanziaria, invece, è quel settore dell’economia dedicato all’intermediazione e allo scambio del capitale, sotto varie forme: capitale sotto forma di liquidità (il mercato delle valute), capitale prestato a terzi (il mercato delle obbligazioni e dei prestiti bancari), capitale investito (il mercato azionario e dei fondi di investimento) e capitale spostato nel tempo (il mercato assicurativo e previdenziale). 

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