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Crisi di governo, la prova del fuoco Opinion leader

Ora ne sentiremo di tutti i colori: via dalla perfida Merkel, via le tasse del governo tecnico, l'Italia è troppo bella e vitale per essere costretta a vivere come una suora di clausura etc. Ritorneranno tutti fuori gli screditati che hanno indegnamente occupato gli scranni del Parlamento, riproveremo (speriamo solo durante la campagna elettorale) tutta l'amarezza di una zavorra di luoghi comuni, banalità, volgarità, demagogie, menzogne spudorate che hanno avvelenato gli ultimi vent'anni della nostra vita. 

Sono sentimenti naturali che si provano per la fine di un'esperienza che comunque si sapeva a termine, che si sapeva essere un coperchio su una pentola che dentro continuava a bollire, producendo profumi e miasmi, bocconi prelibati e funghi velenosi . Si sapeva che si sarebbe giunti alla prova del fuoco, anche se questa  consapevolezza era rimossa in un lembo lontano della mente, per l'ansia e l'angoscia di ciò che potrebbe accadere ancora a questo Paese.

Ma dedichiamo solo pochi minuti a elaborare il disappunto e la preoccupazione. Da oggi è il momento di rimboccarsi le maniche, è il momento di agire con volontà ed entusiasmo, di mettere in campo tutto quello che di buono è avvenuto in questi mesi e tutto quello che di meglio abbiamo maturato nella nostra esperienza.

Intanto con l'esperienza del governo Monti abbiamo verificato che in Italia c'è una società civile forte e consapevole, competente e pronta ad assumersi le sue responsabilità. I ministri del governo uscente erano l'avanguardia di ceti colti e sensibili, in grado di comprendere la situazione e muoversi con disinteresse e passione, dominati dal valore prima della convivenza civile che è la solidarietà verso chi è più debole. In questa società civile i partiti devono cercare gli uomini e le donne che guideranno il Paese nei prossimi cinque anni, in una rigenerazione della classe politica che tiene conto di tutte le esperienze, di tutte le conoscenze più avanzate. C'è tanto lavoro da fare. Il governo uscente è stato un po' come il pronto soccorso che ha riportato un equilibrio che non può durare a lungo se non vengono fatte le riforme fondamentali. I tagli alla finanza piubblca decisi da Monti hanno infatti solo creato "una situazione zero" sulla quale si dovrà operare e alla svelta, per non perdere ulteriori posizioni: all'esterno con il calo ulteriore della competitività, condizione per l'uscita dalla recessione; all'interno con l'enorme forbice che si è creata fra i ceti più ricchi e i ceti più poveri, provocando una situazione di disuguaglianza che è l'anticamera del collasso sociale. 

Il rapporto Censis ha fotografato bene il prezzo che il ceto medio ha pagato negli ultimi due anni, prima per le politiche false e bugiarde, poi per rimediare ai danni provocati da chi ha portato avanti quelle politiche frutto delle contraddizioni che produce il populismo quando deve guardare in faccia la realtà che ha stravolto agli occhi dei cittadini. Occorre una decisa svolta per ridare al ceto medio la sua funzione che è quella del main stream, della colonna che sorregge tutto il sistema. Ha mai cercato la politica trasformata in comitato d'affari, che ha contaminato anche in parte  l'azione di chi doveva contrastarla, di  interpretare valori e richieste del ceto medio? E poi cos'è il ceto medio se non il punto di arrivo della stragrande maggioranza dei cittadini, che dunque va curato ed esteso, va promosso e indicato come il soggetto sociale principale, motore del Paese?

Occorre dunque una grande mobilitazione delle coscienze civili per andare avanti e non tornare indietro nell'inferno dell'ipocrisia e dell'impostura. Da oggi siamo tutti impegnati nella ricerca degli uomini e dei programmi che poi sosterremo strenuamente, perché anche noi siamo in competizione come il Cavaliere non per ottenere una buona posizione ma per vincere: nell'interesse dell'Italia. 

 

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