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Crisi finanziarie, lavoro, globalizzazione: l’attualità di Marx allo Stensen Cultura, Opinion leader

Firenze – Che cosa resta del pensiero di Karl Marx teorico politico, economista, socialista, comunista e scienziato a duecento anni dalla sua nascita a Treviri il 5 maggio 1818? In occasione dell’anniversario in molti si sono esercitati a riflettere sull’eredità di colui che è stato visto, a seconda della natura di chi lo avvicinava, come fondatore della dottrina che ha retto i sistemi comunisti o come filosofo del gruppo della cosiddetta sinistra hegeliana.

Un dibattito che è stato favorito, non solo dagli ideologi del socialismo reale, ma anche dallo stillicidio di pubblicazioni di pezzi della sua sterminata opera nel corso del Novecento  che ha scatenato il lavoro dei migliori intellettuali europei, alimentando le teorie rivoluzionarie di partiti, gruppi e movimenti che si richiamavano alla sua dottrina.

Tutta quella produzione ora giace nei palchetti più alti e impervi delle librerie di tutta Europa. Eppure da tempo alcuni storici o politologi stanno tentando di tirare il filosofo di Treviri fuori dalla soffitta dove è rimasto in compagnia degli specialisti.

Qualche anno fa ci provò Jacques Attali, economista, saggista e banchiere francese, che nel libro  “Karl Marx, ovvero lo spirito del mondo” lo considera il primo sostenitore di una società, un mercato e una politica mondiali, possibili grazie all’interazione della scienza e della tecnologia. L’anno scorso lo storico tedesco Juergen Neffe pubblicò  “Karl Marx, l’Incompiuto”, colui che ha previsto il mondo globalizzato di oggi e le crisi finanziarie prodotte dal “turbocapitalismo”.

Un taglio, dunque, prevalentemente economico. Per molti studiosi, a cominciare da Agnes Heller, le sue previsioni scientifiche erano corrette, con alcuni dettagli sbagliati, ma ha avuto torto su tutto quando passava dal livello empirico a quello delle categorie filosofiche , nelle quali “nessuna delle sue conclusioni si è dimostrata corretta”. In ogni caso il suo metodo critico merita ancora l’attenzione,  non nel senso del materialismo storico come intendeva Gyiorgy Lukacs, ma in quello della continua rimessa in discussione delle leggi economiche alla luce di ciò che veramente è al servizio delle esigenze psicologiche, morali e materiali di ogni essere umano.

Partendo da queste riflessioni la Fondazione Stensen di Firenze ha definito un percorso di approfondimento in quattro tappe in occasione dell’anniversario, seguendo l’ordine delle priorità quale emerge dall’Introduzione alla critica dell’economia politica del 1857.

Si comincia con le crisi finanziarie. Marx ed Engels erano arrivati alla conclusione che cambiamenti in senso rivoluzionario sono innescati dalle grandi crisi economiche e finanziarie mondiali. E proprio nel 1857 ci fu il primo collasso finanziario su scala mondiale, con il tracollo della speculazione sui titoli ferroviari. In Inghilterra venne elevato sino al 12% il tasso di sconto e fu sospeso il bank act creando il panico in tutti i centri finanziari. “Da quel momento – sottolinea Raf Valvola Scelsi – la questione principale per lui divenne il capitale finanziario e il suo ruolo decisivo nelle fasi di sviluppo del capitale”. (Sabato 6 ottobre ne discutono Emilio Barucci autore del libro “Chi salverà la finanza” e Lorenzo Bini Smaghi).

La seconda tappa è il lavoro, categoria astratta “che esprime una relazione antichissima e valida per tutte le forme di società”, scrive Marx. Le forme nelle quali il lavoro si realizza oggi sono completamente diverse da quelle dei tempi del filosofo tedesco. La sua teoria del plusvalore che è alla base del conflitto di classe si rivela del tutto superata, anche se cambia di pelle , ma non di sostanza, il meccanismo che produce povertà ed emarginazione. In questo incontro si approfondiranno anche i cambiamenti che si sono prodotti nel sistema di produzione capitalistico grazie alle nuove tecnologie informatiche. (13 ottobre: Capitale e Lavoro – Come è cambiato il lavoro oggi, ne parlano Leonello Tronti e Pietro Ichino).

Argomento del terzo incontro sarà la globalizzazione, il capitale commerciale e finanziario. Un quarto di secolo di globalizzazione all’insegna del liberismo ha progressivamente contribuito a mettere in difficoltà le comunità nazionali alimentando paura e repulsione verso il diverso. Di fronte allo strapotere dell’economia, la politica cerca di riprendersi il primato spesso in forme ingenue e inefficaci perché non parte dalla comprensione razionale  dei dati di fatto reali. (20 ottobre: Globalizzazione delle attività produttive e internazionalizzazione del capitale: un potere finanziario senza limiti? Ne parlano Luca Paolazzi e Stefano Zamagni).

L’ultimo incontro approfondirà il metodo critico di Marx e cercherà di  definire più in generale, dal punto di vista filosofico, quali dei concetti, quali intuizioni e quali aspirazioni normative, conservano efficacia nel mondo del terzo millennio (27 ottobre: L’economia è una scienza? Metodo critico e rapporto fra pensiero scientifico e sistema dei poteri, con Claudia Mancina e Stefano Petrucciani).

 

 

 

 

 

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