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Crisi, guerra ed energia: riparte la concertazione del sistema Toscana Economia, Opinion leader

Firenze – La guerra in Ucraina, l’inflazione tornata ai livelli di prima dell’introduzione dell’euro e l’esplosione dei costi dell’energia hanno avuto l’effetto di riportare politica economica, categorie produttive e sindacati allo stesso tavolo.

Nella sala Pegaso della Giunta regionale, dove il direttore dell’Irpet Nicola Sciclone ha presentato il rapporto sulle prospettive dell’economia della Toscana mutate dopo l’aggressione della Federazione russa nei confronti dell’Ucraina e la crisi energetica che ne è derivata, è ripartito un confronto aperto che ha messo in evidenza i problemi strutturali e congiunturali  del sistema regionale.

“Siamo al punto di svolta o al fine corsa?”, si è chiesto Sciclone citando le copertine dell’Economist. Se gli analisti devono prendere atto dell’impatto del nuovo shock energetico con la forte riduzione dei redditi e del potere d’acquisto delle famiglie e della crisi della globalizzazione degli scambi commerciali e finanziari con una grossa fetta del mondo, non è escluso che sia possibile la svolta post pandemia che pareva consolidarsi nel 2021 (Pil +6,2%). La condizione  è che si intervenga rapidamente a correggere le storture, le carenze e a togliere i lacciuoli che bloccano il dinamismo del sistema in modo da garantire le opportunità di crescita e che non sono state finora affrontate con la decisione (e la creatività) necessarie.

A una sola voce tutte le componenti dell’economia e della società toscane hanno chiesto che venga riaperto il dialogo in tempi ravvicinati per sottoscrivere un “patto per lo sviluppo” del tutto rinnovato a causa dei cambiamenti epocali indotti dalle crisi di prima grandezza degli ultimi anni, come ha detto il presidente di Confindustria Firenze Maurizio Bigazzi che ha parlato di “allarme rosso”. La stessa richiesta è venuta da Ciro Recce, segretario generale della Cisl Toscana.

Soprattutto di fronte alla gestione dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr: 3,5 miliardi già assegnati o stimati su progetti ) per i quali cominciano già a diventare evidenti  i problemi: “Ci sono 30mila stazioni appaltanti, non  ci sono progetti esecutivi , ma solo di fattibilità, siamo in ritardo per quello che è il secondo Piano Marshall della storia”, ha detto Paolo Fantappié, segretario regionale della Uil Toscana.

Sono stati Bigazzi e Dalila Angelini, Segretaria Generale della Cgil toscana, a porre per primi l’elenco delle priorità più urgenti. Per il presidente degli industriali i primi tre capitoli (alla pari per importanza) sono la riduzione del cuneo fiscale per inserire denaro nel sistema (“Possibile che con mille miliardi di entrate fiscali non se ne possono trovare 20 da restituire ai lavoratori”?), l’energia e una radicale semplificazione burocratica. Ai quali si aggiunge l’urgenza di investire sulle infrastrutture, fra le quali per esempio anche gli asili nido per le donne che altrimenti non possono andare al lavoro.

Nel sottolineare che “la concertazione pubblico-privato e la attiva presenza dei corpi intermedi  sono state sempre una risorsa strategica della Toscana” , Dalila Angelini ha chiesto “una nuova stagione di investimenti pubblici e privati con particolare riferimento al ruolo fondamentale delle risorse derivanti dal Pnrr”. Come gli altri rappresentanti dei principali sindacati, ha messo in luce il problema di creare in Toscana “lavoro di qualità”. Lavoro povero con salari più bassi della media europea è una delle cause che spinge i giovani più qualificati a lasciare la regione. Vanno perciò rinnovati i contratti di lavoro e detassati gli aumenti,  soprattutto oggi che l’inflazione che è tornata  a crescere oltre  l’8 per cento.

Luca Giusti, presidente di Confartigianato Imprese Toscana, ha invitato “a privilegiare gli investimenti che hanno una sicura ricaduta sul territorio, cominciando per esempio anche dal risanamento dei tetti dei capannoni ancora in amianto. Alessio Lucarotti, vicepresidente di Confesercenti Toscana ha parlato di “un rafforzamento del sistema Toscana in quanto tale, un unicum strutturato”. Francesca Marcucci, vicepresidente Confcommercio Toscana, ha puntato il dito sulla carenza di infrastrutture e la pervasività della burocrazia. Luca Tonini, presidente della CNA Toscana, ha messo l’accento infine sull’innovazione digitale e sollecitato una periodica concertazione, visto che ”le mutate condizioni economiche dimostrano quanto siano importanti i corpi intermedi”. Di fronte ai costi dell’energia e le conseguenze della guerra in Ucraina con le sanzioni alla Russia “la politica ci deve dare una mano”.

La discussione ha toccato tutto l’arco dei problemi, metodologici e dei contenuto. Rispondendo agli interventi, il presidente della Regione Eugenio Giani ha lanciato una prima iniziativa: un tavolo per la semplificazione, perché sulla sburocratizzazione  “dobbiamo fare di più, anche in Regione, liberandosi di una cultura in cui qualche dirigente ha paura ad assumersi le proprie responsabilità”, ha detto.

Giani è d’accordo anche sull’accelerazione degli investimenti pubblici (Pnrr, Fondi europei, risorse regionali) : “Quel che ci serve è una maggiore capacità di condivisione di scelte ed analisi, pubblico e privato insieme”. Così come sulla messa in campo di un nuovo patto per lo sviluppo. Ma è soprattutto sull’energia che ha manifestato una forte volontà di azione sotto il segno del “federalismo energetico”.

La Toscana  è tra le Regioni che più produce energia rinnovabile rispetto al proprio fabbisogno. La geotermia garantisce quasi il 30 per cento: con l’idroelettrico, il fotovoltaico e l’eolico si arriva al 40.  Ci sono possibilità di crescita, “peccato che comitati ed enti spesso rallentino questi interventi  e anche  “la Soprintendenza che – ha ricordato –  si è opposta al progetto di Sorgenia sulla geotermia sull’Amiata e alle pale eoliche sul Mugello”.

Il dibattito sulle scelte più urgenti è avviato. L’importante ora è fare presto .

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