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Crisi immobiliare, Legacoop cambia pelle Economia

Incontri nei supermercati, case più sobrie, “tutoraggio” verso chi decide di fare il grande passo dell’acquisto immobiliare. Sarà questa la nuova pelle del mondo della cooperazione di abitanti nei prossimi anni. Perché è inutile farsi troppe illusioni. I tempi d’oro sul mercato immobiliare non torneranno più: tutte le variabili che contano sono destinate a rimanere inchiodate per anni su livelli asfittici. Lo certifica il Cresme, che ha elaborato un report per Legacoop dal titolo che è tutto un programma: “Oggi è già domani”. Scarsa erogazione di mutui, erosione del reddito delle famiglie, crollo delle compravendite immobiliari rispetto ai tempi d’oro: questo è già il futuro che ci aspetta. Uno scenario amaro che tuttavia rappresenta per player e imprese un realistico punto di partenza per cambiare pelle. «Sono linee di tendenza indifferenziate a livello italiano e destinate a rimanere tali anche in Toscana» dice Adolfo Moni, presidente di Legacoop abitanti. La più importante associazione regionale che conta una ventina di cooperative, un giro d’affari – oggi – di 50 milioni di euro, che è diventato un terzo rispetto agli anni clou, solo cinque anni fa, quando erano ben 150 milioni. E tuttavia è rimasto più o meno invariato il loro numero di dipendenti (circa 200 fra diretti e indiretti) grazie all’uso articolato di varie forme di ammortizzatori sociali, leggi cassa integrazione straordinaria, ricorso al part time. «Abbiamo voluto mantenere a tutti i costi il know how e risorse che riteniamo insostituibili» prosegue Moni. Per  marcare le differenze rispetto al “resto del mondo” imprenditoriale. Ma anche per scaldare i motori per una ripartenza su nuove strategie.

Dunque riprendiamo l’amara diagnosi Cresme. Un quarto delle famiglie italiane è in seria difficoltà: in particolare i giovani e le famiglie meno ricche. Le compravendite si sono attestate oltre quota un milione nel 2006, l’ultimo anno d’oro, ora sono precipitate del 30%, a 700mila. L’erogazione dei mutui è crollata del 50% rispetto a solo un anno fa. Tutte queste condizioni, cifre incluse, resteranno stabili nel medio periodo. E allora che fare? «Cerchiamo il rilancio operando su più direzioni: diminuire i prezzi, riprogettando le case là dove è possibile». Si mantiene intatta la qualità, ma si toglie il superfluo, il belletto, si razionalizza al massimo l’intervento. E poi, seconda linea: «Cerchiamo di garantire la sostenibilità dell’acquisto, “accompagnando” i soci verso l’investimento della prima casa». Il che vuol dire aumentare l’ascolto, creare fidelizzazione con nuovi soggetti come gli immigrati. Oppure estendere ancora formule come “Abito subito”, paghi l’affitto e alla fine, con condizioni ritagliate a misura sul reddito della famiglia, agevolare l’acquisto dell’appartamento. Questa soluzione è letteralmente esplosa in un anno, con un incremento di più del 100%.  Poi recuperare il valore forte, affidabile del tour reale fra le pietre degli interventi immobiliari in atto ma non ancora completati, come fa la cooperativa Unica. Oppure incontri nei luoghi frequentati come i supermercati per trovare soci, come fa la coop Gramsci di Fucecchio. Insomma, il segreto sta tutto qui: si ricomincia dal basso. Pietra per pietra, gradino per gradino. Un po’ come alle origini. Con tanto, faticoso mondo reale, irrigidito dagli anni di crisi.
 

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