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Crisi e Toscana, salgono le aspettative ma scende l’occupazione Economia

Crisi e Toscana, qualcosa si muove oppure no? Sebbene il sentimento diffuso rispecchi anche nella nostra regione il sia pur moderato ottimismo che si respira a livello nazionale e d europeo, con le buone performances della Francia e di altri paesi europei, i dati regionali del primo trimestre 2013 diffusi dall'Irpet nella prima settimana d'agosto mostrano una singolare fragilità. L’inizio del 2013 infatti sembrerebbe deludere le aspettative di chi pensava si potesse cominciare a lasciarsi alle spalle la seconda recessione in cui il paese è incappato  negli ultimi 5 anni. Senza dilungarsi in commenti, parlano i dati di consuntivo: “La produzione del settore manifatturiero perde il 4,9% in termini tendenziali – sono i dati diffusi dall'Istituto regionale – le vendite del commercio al dettaglio cedono in maniera decisa (-6,8%), nonostante un effetto di calendario (la diversa collocazione della Pasqua) che avrebbe dovuto sostenere i consumi nel confronto con l’anno precedente; stessa cosa per il turismo, che vede una diminuzione delle presenze pari al 3,1% in conseguenza di un vero e proprio crollo delle provenienze nazionali (-7,9%); le ore lavorate nell’edilizia precipitano di un ulteriore 21,9%”. Finita qui la lista nera? Affatto, dal momento che questi dati producono ulteriori riflessi nel tessuto economico regionale. Riflessi che non possono che essere negativi. Ad esempio, gli indicatori di “nati-mortalità” delle imprese, che segnalano un peggioramento sia rispetto alle iscrizioni, diminuite del 4,9%, che alle cessazioni, cresciute invece dell'1,4%". Non solo: preoccupante il balzo in avanti delle chiusure per cause che l'Irpet chiama “patologiche”, vale a dire fallimenti e altre procedure concorsuali, pari a +34,7% rispetto all'anno scorso. Sorpresa? Per niente, risponde Irpet, dal momento che “i primi dati provenienti dai bilanci depositati presso le Camere di Commercio rivelano come -nel 2012- le società di capitali che hanno chiuso l’esercizio in perdita siano aumentate dell’11,3% rispetto al 2011 (raggiungendo quasi il 30% dei bilanci disponibili all’inizio di luglio)”.

E dunque? Dunque, l'economia toscana continua a rimanere “disperatamente aggrappata ai mercati internazionali” Tuttavia anche in questo settore non sono tutte rose e fiori, anzi. I principali centri di ricerca, informa Irpet,  sembrerebbero evidenziare “come il traino della domanda mondiale sia stato -in questo primo scorcio d’anno- inferiore rispetto a quanto inizialmente auspicato”. Un rallentamento che tuttavia non incide ancora, almeno in termini nominali, sull'export toscano, che continua a “difendere con successo le proprie posizioni”. Al netto dei metalli preziosi, infatti, “le esportazioni regionali continuano a crescere, mettendo a segno un apprezzabile +5,6% interamente trainato dal +10,9% dei paesi extra UE-27 (-0,4% per UE-27)”. In crescita anche il turismo straniero, con un aumento di presenze ragguardevole, +3,2% nei primi tre mesi dell’anno oltre a un incremento, confermato dai dati diffusi da Bankitalia, della spesa attuata sul territorio regionale,+6,1% fra gennaio ed aprile.

Ma, nonostante tutto ciò che si può dire o registrare, e nonostante davvero la ciambella cui la Toscana si tiene “aggrappata disperatamente” sia quella che riguarda gli “stranieri” nel doppio binario turismo ed export, ciò che appare dalle rilevazioni Irpet è che il vento pare cambiato. Un leggero venticello profumato d'ottimismo che sembra spirare là dove finora non si registrava che diffusa preoccupazione. Il cambio di prospettiva riguarda le aspettative delle imprese; il “sentiment” degli operatori migliora infatti sia per l'industria che per il commercio. Qualche esempio? “Nel caso del manifatturiero – scrive Irpet – il clima di fiducia, pur restando in territorio negativo, è infatti risalito da -10 a -8, con un recupero che ha interessato tutte le componenti di base (produzione, occupazione, domanda interna ed estera), ed anche nel commercio l’indicatore relativo alle aspettative è passato da -23 a -21, con un’intonazione meno negativa sia per le previsioni sulle vendite che per quelle sugli ordinativi”. Una temperie positiva che, visti i dati, non è per niente scontata, ma che, d'altro canto, costituisce senz'altro una necessaria premessa per la transizione ad una fase per lo meno di assestamento del ciclo economico.

D'altro canto, i segnali della ripresa, se pure ci sono, sono estremamente fragili. Basti guardare il mercato del lavoro, la cui inerzia continua a essere funestata da segnali per niente incoraggianti. “Nel primo trimestre 2013, gli occupati sono diminuiti in Toscana del 2,4% su base annua (37 mila unità in meno, con l’industria al -3,1% ed i servizi al -2,5%) – puntualizza Irpet – mentre i disoccupati sono cresciuti del 14,4% (20 mila unità aggiuntive): malgrado la repentina crescita del ricorso alla cig (oltre 14 milioni di ore nel I trimestre, +41,3% in un anno), il tasso di disoccupazione regionale è così salito al 9,7% (in aumento di 1,3
punti nello stesso periodo di riferimento)”.
Senza dimenticare il problema enorme dello stop alla cig in deroga, che crea migliaia di casi disperati.

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