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Crisi, per Cipolletta la Toscana ce la può fare Economia

C'è una ricetta sicura per uscire dalla crisi per la Toscana ed è "recuperare le capacità artigianali" che sono all'origine della sua indiustria. Invitato alla facoltà di economia dell'Università di Firenze a riflettere su quello che può portare "oltre la crisi", Innocenzo Cipolletta, uno dei massimi esperti del sistema industriale italiano (oltre che statistico di vaglia è stato anche direttore generale di Confindustria ed è presidente dellle Ferrovie di Stato), ha delineato la strategia che a suo parere dovrebbero seguire le aziende per uscire dalla recessione che rischia di durare altri due anni. In questa strategia quelle toscane si trovano tutt'altro che svantaggiate.

Il 2012 e il 2013 – dice – saranno anni di difficoltà nei mercati mondiali con  nuove spinte che verranno dalla tecnologia che modificheranno la produzione e i servizi. Tutto ciò porterà occasioni, ma ovviamente anche grossi rischi. Il modo grazie al quale l'industria italiana generale potrà rimanere competitiva è quello di puntare sempre di più sulle produzioni personalizzate. "Dopo la recessione seguita all'attacco alle torri gemelle – spiega – l'industria aveva operato un cambiamento qualitativo importante e si era attrezzata a gestire le sfide dei mercati globalizzati".

Certo lo aveva fatto affrontando una "selezione darwiniana" e senza alcun sostegno da parte della politica, ma ci era riuscita grazie a un grande investimento sulla qualità e orientandosi sui segmenti di mercato di alta gamma. Poi nel 2007 è arrivata la grande crisi nella quale ci troviamo con il forte calo della domanda e molte sono state le aziende che non ce l'hanno fatta. Ma resta valida la strada seguita in questi "anni 0", anzi va portata alle estreme conseguenze: "Così come si è triplicato il mercato del consumo, così è cresciuto proporzionalmente Il mercato di alta gamma che ha favorito la crescita delle imprese specializzate. Puntare verso la gamma maggiore e alla personalizzazione delle produzioni è dunque la via maestra. A quel livello  l'industria standardizzata non regge". L'importante è che le aziende producano in casa loro, ma siano in grado di ascoltare da vicino i loro clienti.

Ecco il motivo per cui  la Toscana parte avvantaggiata. "Qui l'industria è di derivazione artigianale, vale a dire per tradizione è abituata al pezzo unico, alla capacità di interpretare il bisogno del cliente. Quindi è favorita in un segmento di mercato nel quale non ci sono imitatori perché si fabbricano prodotti speciali a  misura delle precise esigene e richieste del cliente". Un esempio? La meccanica di precisione che da tempo è su questa strada.

 

 

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