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Crisi, le famiglie italiane non mangiano più Economia

Crollo delle vendite alimentari, a luglio – 2% su base annua, – 0,1% rispetto a giugno 2012, le famiglie italiane continuano a stringere la cinghia. Gli italiani in trincea operano la spending review famigliare riaprendo il capitolo tagli alla spesa alimentare, un capitolo che sembrava ormai giunto a un livello di minimo di sussistenza. E, come evidenzia la Cia- Confederazione Italiana Agricoltori, analizzando gli ultimi dati dell'Istat riguardanti luglio 2012, le spese alimentari sono ormai giunte ai livelli di 30 anni fa. Quando, per intenderci, la carne si consumava solo nei giorni di festa. Del resto, per le famiglie alle prese con tasse, disoccupazione, caro.-energia, i campi dove tagliare per sopravvivere sono pochi, e ormai riguardano i beni essenziali. Se si guarda alla domanda interna, il pauroso balzo all'ingiù è documentato numero su numero (dati Ismea) : consumo di latte -5,2%; pesce fresco – 3,9%; frutta -1,6%;  carne -0,6% (già contratta nei mesi scorsi); vino -2%; pasta -0,8%; verdura – 0,7%.

La ricaduta sugli esercizi commerciali è pressochè innediata. A luglio le imprese di piccola vendita (calcolate a superficie) perdono il 3,6%; gli ipermercati -3,1%; i supermercati -1,1% e persino i discount soffrono: – 0,1%. L'unica soluzione a questo stallo, rilancia la Cia, è mettere immediatamente in atto provvedimenti che aiutino le famiglie a risollevare la domanda interna. Perchè, conclude la nota, "non c’è alcuna possibilità di ripresa economica senza una parallela ripresa dei consumi domestici".

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