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Crisi Mps: due relazioni, “gravi responsabilità della politica” Economia

Firenze – La commissione regionale d’inchiesta sulla crisi dell’Mps ha accertato “gravi responsabilità della politica” e “gravi intrecci di poteri forti, non democraticamente rappresentativi, che hanno causato danni economici ai risparmiatori e minato la stabilità dell’erogazione del credito alle imprese”.  Gravi responsabilità gravano anche sugli organismi di controllo, come Banca d’Italia, Ministero del tesoro, Consob. 

Lo ha detto il presidente della commissione d’inchiesta del Consiglio regionale su Fondazione e Banca Mps, Giacomo Giannarelli (M5S) presentando i risultati dell’indagine.  Il presidente ha sintetizzato con qualche numero le dimensioni dello “scandalo”, ricordando che la banca nasce nel 1472. Oggi ha 544 anni ed un valore di 550 milioni, sceso a questo livello dai 5,7 miliardi del 2008.

Due le relazioni finali, una del Pd e l’altra dell’opposizione. ”Il nostro giudizio non è affatto tenero, è severo. Il complotto catto-giudaico-massonico perfetto potrà anche esserci stato, ma non è compito del Consiglio regionale accertarlo” ha detto il vicepresidente della commissione d’inchiesta Leonardo Marras (Pd), sottolineando il senso della relazione presentata. “Era importante che la sinistra e il Pd si assumessero autonomamente le proprie responsabilità in questa vicenda, senza diluirle con altri – ha affermato – L’intreccio tra politica e banca ha causato effetti devastanti, un vero e proprio disastro, che ha dilapidato un patrimonio enorme, costruito nei secoli. Ma non abbiamo scoperto niente di nuovo”. Le due relazioni conclusive sono state entrambe votate a maggioranza: quella del M5S, Lega, Sì-Toscana a sinistra, ha ottenuto l’astensione del gruppo Pd, che si è votato da solo la relazione, con astensione degli altri commissari. 

I punti di divisione riguardano non solo la ricostruzione di quanto è successo, ma soprattutto le prospettive per il futuro. Secondo Giannarelli è necessaria una riforma di Consob, a garanzia dei risparmiatori e della trasparenza dei mercati, la reintroduzione della separazione tra banche d’affari e commerciali, una riforma delle fondazioni bancarie, con l’uscita dell’azionariato dalle banche. “Gli ultimi fatti su Monte dei Paschi di Siena raccontano in modo molto chiaro come non ci sia alcuna discontinuità col passato. E chi non sa imparare dal passato è condannato a ripetere gli stessi errori nel futuro – ha concluso il presidente della commissione – È inaccettabile la presenza dei partiti nella fase attuale di gestione. Ancora più grave è che questa delicata fase venga gestita da un presidente del consiglio non eletto da nessuno”. 

La banca ha in portafoglio crediti deteriorati lordi per 47 miliardi. Oltre il 56% delle sofferenze nette è relativa ad operazioni di valore superiore al milione, fatte da grandi gruppi. Il prezzo pagato a Banco Santander per comprare Antonveneta è stato di 9,5 miliardi, mentre pochi mesi prima era stata acquistata da Abn Amro per 5,7 miliardi, con una plusvalenza di 3,5 miliardi. Il costo complessivo dell’operazione Antonveneta è stato di 9,25 miliardi di euro. Per contribuire al pagamento sono state emesse obbligazioni per 1,6 miliardi, con tagli minimi da mille euro, coinvolgendo quarantamila piccoli risparmiatori. Il piano di risanamento della banca ipotizza almeno ottomila esuberi. Il mercato ha bruciato 8 miliardi con gli ultimi due aumenti di capitale (2011 e 2015). “Il disastro del Monte dei Paschi di Siena rappresenta un punto di non ritorno dell’intero sistema bancario – ha commentato Giannarelli – Quanto avvenuto non è successo per caso e, se ben compreso, potrebbe dare una grande lezione dalla quale ripartire”. 

 

 

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