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Crisi non va bene con salute: dal 2008 si innalza il trend delle “morti evitabili” in Toscana Cronaca, STAMP - Salute

Firenze – Un’analisi sull’intreccio fra salute e condizione socio-economica degli individui: è questa la questione che Stamptoscana ha voluto affrontare per la Toscana, avvalendosi della fondamentale competenza ed esperienza di Corrado Catalani, medico infettivologo e direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale San Jacopo di Pistoia, membro del Comitato Etico di Area Vasta Toscana Centro.

I punti forti su cui tracciare l’analisi, come spiega Catalani, sono in buona sostanza: capire a che punto è la crisi, che cosa dice in merito alla stretta interrelazione fra la crisi partita nel 2008 e i livelli di salute della popolazione la letteratura internazionale, il tasso di mortalità in Toscana. E magari trarre qualche osservazione conclusiva dai dati.

Circa il primo quesito, a che punto siamo veramente con la crisi economica e sociale, l‘Irpet, nella sua ultima relazione risalente a luglio 2015, mantiene un profilo cauto. “Non si può ancora parlare di ripresa – dice Catalani – i segnali, come testualmente si legge sulla relazione dell’Irpet che riguarda la Toscana, sono propriamente di “stabilizzazione”. Il miglioramento del Pil regionale, +0,4% in relazione ad altre regioni, è attribuibile alla sua maggiore competitività internazionale, a fronte tuttavia di una contrazione della domanda interna e della produttività. “Dal 2008 al 2014 sono andati in fumo 24mila posti di lavoro in Toscana. Il reddito disponibile per le famiglie è calato più in Toscana che altrove”. Quanto alla congiuntura internazionale, l’instabilità che caratterizza questo periodo non può non influire sul nostro naturale “potenziatore”, vale a dire l’export e tutto ciò che lo riguarda.

Cautela, dunque. Cautela anche in relazione agli ultimi dati che danno per partita una ripresa che vede l’aumento dei posti di lavoro a tempo indeterminato, ma continua a lasciare indietro la popolazione giovanile, giunta, nell’ultimo rilevamento Istat, alla soglia del 39% di disoccupazione a livello nazionale. “Il vero rischio – dice Catalani – è quello segnalato da vari soggetti, in particolare i sindacati: la crescita potrebbe ripartire senza un reale slancio dell’occupazione e, in Toscana, lasciando intatte e anzi aggravando sacche differenziate di benessere. Situazione che porta con se’ un potenziale di iniquità enorme”.

I dati di un‘inestricabile relazione fra la salute e il contesto socioeconomico della popolazione sono ormai evidenti da anni nella letteratura medica internazionale. Articoli scientifici pubblicati da prestigiose riviste come il Lancet, il British Medical Journal, The New England Journal of Medicine, i dati stessi dell’OMS rendono ormai inattuale la discussione se maggiore benessere esteso fra la popolazione sia anche la maggiore salvaguardia per la salute collettiva. Tant’è vero che già a partire dal 2008-2009 autorevoli voci si levano per segnalare i rischi della crisi economica e sociale per la salute.

Una letteratura scientifica ricchissima dimostra che la crisi si scarica sulla popolazione con modalità diverse – dice Catalani – e tende a produrre effetti che si prolungano nel tempo”.

Le cause scatenanti sono i classici effetti della crisi economica: “Perdita del posto di lavoro, blocco dei salari, disoccupazione giovanile, precarizzazione – elenca Catalani – producono i primi effetti diretti: si va dal suicidio all’alcolismo nel caso di licenziamento, al minore accesso a diagnosi e prevenzione per l’impoverimento dovuto ad esempio al blocco dei salari, alla diminuzione delle ore di lavoro, alla precarietà, che si unisce al peggioramento dell’alimentazione e dell’attività motoria, che, sia detto per inciso, sono i primi passi per la prevenzione”. Inoltre, last but not least, il problema della casa, che diventa un vero e proprio snodo non solo a livello sociale ed economico, ma sanitario. La salubrità dell’alloggio è infatti premessa indispensabile per la salute futura, in particolare dei bambini. Per quanto riguarda la prevenzione secondaria, come ad esempio gli screening oncologici, di fatto “salta”.

“Dunque la crisi scatena i suoi effetti nella fascia più debole della popolazione con meccanismi differenziati – continua Catalani – con un’ulteriore annotazione: mentre un livello economico stabilmente orientato verso il basso consente alla gente di mettere in moto riserve, l’innesco veloce della crisi non consente alle persone di “ragionare”, di reagire. La povertà “stabile” ha dunque un impatto minore”.

Ma non è finita qui. Infatti, dopo la prima ondata di “effetti diretti” ecco gli effetti indiretti, quelli che si scaricano più lentamente e permangono a lungo. Un primo esempio? “Il calo delle iscrizioni all’Università. In questa regione nel 2013 le iscrizioni all’§Università crollano di 9mila unità, mentre peggiora in modo inquietante il rapporto iscritti/laureati”. Si verifica così un effetto duraturo, che “perdura” più di quanto duri la crisi effettiva: “Cambia la quotidianità delle persone: bollette, sfratti, handicap mettono in secondo piano tutto ciò che è prevenzione e salute”.

Rimettendo al lente sulla Toscana, la crisi partita nel 2008 si abbatte su un quadro che è caratterizzato da differenze elevate fra territori, in particolare per quanto riguarda i tassi di mortalità standardizzata, con un occhio particolare per la mortalità dovuta alle malattie cardiovascolari riferita alle popolazioni che afferiscono al territorio delle Asl. Lo Studio longitudinale toscano, finanziato dalla Regione Toscana, dimostra che “… le diseguaglianze socio-economiche si riflettono in una sovramortalità precoce ….”; “… le persone in condizioni di svantaggio sociale non riescono a sfrutta re le opportunità di salute offerte dal miglioramento delle conoscenze”. Di fatto, la disuguaglianza socio economica fra i cittadini si traduce sia in un più alto tasso di mortalità, sia, detto in modo cinico, in un costo maggiore a livello di sanità e soprattutto da “pagarsi” velocemente.

“La crisi – dice Catalani – con tutti i suoi effetti diretti e indiretti si scarica su di un territorio che a partire dal 2000 porta già al suo interno forti sperequazioni”. E non fa che sottolinearle e aggravarle, aggiungiamo noi.

“Tirando le fila a fronte di questi dati – dice Catalani – un’osservazione è d’obbligo: la riorganizzazione del sistema sanitario toscano in corso ha preso in considerazione questo scenario dove l’aumento importante dell’iniquità richiede interventi di compensazione necessari, da ricomprendere fra le priorità? Sto pensando a interventi integrati per la prevenzione primaria e secondaria. Siamo di fronte a una situazione in cui mentre la mortalità complessiva tende a calare, la mortalità evitabile inverte il trend dal 2008 anno d’inizio crisi, e sale. E’ un processo che per essere governato richiede progetti specifici di compensazione e intervento che integrino prevenzione, diagnosi e terapia”. E questo è stato fatto, o previsto, nella riforma in atto? “Il problema vero – conclude Catalani – è che l’interlocuzione fra mondo della politica e mondo scientifico, ormai, è morta”. Un’altra “morte” addebitabile forse alla crisi, di sicuro una delle assenze più pericolose per la salute della gente.

 

 

 

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