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Crocetta: “Un mese per riforme. Chiederemo a L’Espresso 10 milioni di risarcimento” Cronaca

Roma – Rosario Crocetta pronto ad andare al voto, non volendo – ha spiegato – sottoporsi oltre al martirio mediatico per la presunta intercettazione, smentita dalla Procura, riportate dall’Espresso” (il suo legale Lo Re chiederà un risarcimentodi 10 milioni di euro), ma non prima di realizzare le riforme urgenti. Il presidente della Regione Sicilia ha precisato: “Tempi brevi per andare al voto. Per poveri, province, acqua pubblica, bilancio e sblocca-Sicilia – spiega – potrebbe bastare un mese“. Intevistato da Repubblica Crocetta ha ribadito di aver difeso la sorella di Paolo Borsellino “da tante cose che non sa neppure la sua famiglia, solo per non darle sofferenza”. L’avvocato Lo Re: “Da tempo c’è una campagna di stampa di giornali che pretendono le sue dimissioni”.

Nell’interecettazione, smentita dalla Procura, il medico personale di Crocetta Matteo Tutino auspica una brutta fine per la figlia del magistrato Paolo Borsellino “Lucia va fatta fuori come il padre”. La notizia dell’intercettazione è stata pubblicata da l’Espresso il 18 luglio, un giorno prima della commemorazione della strage mafiosa del 19 luglio 1992  in via d’Amelio in cui furono assassinati Borsellimo e i 5 uomini della sua scorta.

“Non posso dimettermi su una motivazione inesistente, su una telefonata e su una frase smentite dalla Procura” e “non sono disponibile a subire all’infinito il martirio, deciso a continuare a combattere il malaffare”, ma “fatte alcune cose importanti per la Sicilia, per questa terra che rischierebbe la fine della Grecia, possiamo valutare con Parlamento e maggioranza, dentro il centrosinistra, un percorso per una chiusura anticipata della legislatura”. Così il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, rompe il silenzio degli ultimi giorni e, in un colloquio con il “Corriere della Sera”. In un’intervista a Repubblica, Crocetta continua a difendersi da quello che definisce “il fatto più ignominioso della storia d’Italia. Al confronto il caso Boffo era roba per ragazzini. Qui c’è la storia di un uomo che taglia il malaffare nella sanità, che denuncia truffe milionarie, che mette sotto controllo gli appalti e in nome di un’intercettazione smentita tre volte viene massacrato. Prevale lo Stato di diritto o l’eversione?. Da mesi, d’altronde, mi dicono che pezzi di servizi deviati costruiscono finti dossier sul mio conto, con le notizie più incredibili, da miei rapporti sessuali con Tutino a tendenze pedofile, fino a problemi con la polizia in Tunisia”.

Il presidente Crocetta chiederà al settimanale L’Espresso dieci milioni di euro per la pubblicazione dell’articolo sull’intercettazione con il medico Matteo Tutino. Lo ha annunciato, nel corso di una conferenza stampa, il legale di Crocetta, l’avvocato Vincenzo Lo Re. “Avvieremo un’azione civile risarcitoria, che è molto più veloce di quella penale, chiedendo all’Espresso la somma di 10 milioni di danni, non solo al settimanale ma anche ai due giornalisti dell’articolo e al direttore Vicinanza, non solo per omesso controllo, ma anche per avere più volte confermato l’esistenza della intercettazione”.

“L’Espresso con quell’articolo pubblicato alla vigilia delle commemorazioni della strage di via D’Amelio voleva fare cadere il Governo, mettendo in cattiva luce il governatore – ha detto Lo Re – . Mi sembra chiaro. Io non credo agli articoli ad orologeria, ma in questo caso è così. Qualcuno parla di servizi segreti deviati, anche se io non so neppure quale sia la differenza tra deviati e no. Altri di dossieraggio. Posso dire che io ho avuto prova che ci sono stati dei giornali che hanno cercato di mettere in crisi Crocetta con inchieste mirate, come il settimanale Panorama, che dopo l’elezione di Crocetta, aveva raccolto prima notizie su presunti rapporti di amicizia tra Crocetta e personaggi mafiosi, e poi aveva persino cercato un esponente gay per sapere se ci fosse un mini bunga bunga con Crocetta. Io ho raccolto la sua testimonianza, e lui disse di essere rimasto scioccato, l’articolo peraltro non uscì più”. “A questo punto annovero anche l’Espresso tra questi giornali – dice – ai fini politici. Da tempo c’è una campagna di stampa di giornali che pretendono le sue dimissioni”.

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