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Cronaca di una città che si è scoperta fragile Cronaca

Firenze la bella, la romantica, la misteriosa. E forse, da qualche tempo, Firenze la fragile. Nel giugno scorso “l'esplosione” della pavimentazione di piazza Ghiberti e la città in tilt a causa del maltempo coniugato ai tombini poco efficienti. Poi lo sgretolamento del muro di Boboli e, negli ultimi giorni, la pioggia di calcinacci dal sottopasso di viale Rosselli e la caduta di ottanta chili di pietra dalla colonna dell'Abbondanza in piazza della Repubblica. Sotto accusa il maltempo – Il sindaco Renzi ha avviato subito un'indagine interna al Comune di Firenze per risalire alle eventuali responsabilità del “crollo dell'Abbondanza”, mentre l'assessore alle Manutenzioni e al Decoro Massimo Mattei ha indicato in «possibili infiltrazioni d'acqua» la causa scatenante la caduta del masso. «Adesso – ha spiegato Mattei – sarà importante fare piena luce sull'accaduto ed accertare le responsabilità per questo grave fatto». Infiltrazioni e freddo sembrano essere anche all'origine del distaccamento dei pezzi di malta dal sottopasso di viale Rosselli, che ha costretto la polizia municipale a chiudere una corsia del viale con conseguente congelamento del traffico. I vigili del fuoco hanno però scongiurato ogni ipotesi di crollo. Reazioni e polemiche – «Se le Ferrovie non riescono a manutenere un sottopasso, dubito che riusciranno a bucare in sicurezza il suolo di Firenze» polemizza in riferimento al sottoattraversamento Tav il consigliere di Sinistra e Cittadinanza Tommaso Grassi, che esprime la sua preoccupazione anche per il crollo della torre dell'Abbondanza, sul quale si dovrebbe  considerare l'incidenza «dei possibili danni causati dallo scoppio di botti e petardi la notte di Capodanno» e la presunta noncuranza del sindaco Renzi, il quale è, secondo il consigliere, «il responsabile dell'incolumità dei cittadini». Ad attaccare il sindaco, anche un anonimo professionista del settore manutenzioni, chiamato in causa da Il Giornale della Toscana. L'individuo sostiene polemicamente l'ipotesi che aver accorpato le funzioni delle Belle Arti – manutenzioni ordinarie e straordinarie – all'assessorato alla Mobilità, sottraendole alla Cultura, abbia fatto in modo che la conservazione dei beni  «in Palazzo Vecchio non ha più un assessore di riferimento».

Più cauto l'On. Valdo Spini, che invita ad «una maggior cautela nella corsa alla ricerca delle responsabilità». L'ex ministro all'Ambiente invita piuttosto a «guardare al presente e al futuro, mettendosi in testa che i beni culturali, soprattutto se antichi, vanno tutelati sistematicamente, con un occhio di riguardo alla sicurezza dei cittadini». L'opinione della Soprintenza – Dello stesso avviso di Spini pare essere il Soprintendente al polo museale fiorentino Cristina Acidini, che si schiera per maggiori interventi ordinari anziché per restauri clamorosi. In questo senso, «la prassi della manutenzione si è andata perdendo», anche in conseguenza dell'aumento dei costi della manodopera e dei sempre minori fondi a disposizione. Certo è che «il privato non ha interesse alla manutenzione straordinaria» e «se si dirottassero tutte le risorse sulla manutenzione, lavorando nell'ombra alla conservazione, saremmo accusati di trascurarne la valorizzazione».

Una città fragile? – Tra crolli più o meno noti e incurie varie la città in questi ultimi tempi è costretta a dover fare i conti con la sua età. La difficoltà di coniugare manutenzione ordinaria pubblica e grande restauro privato espressa dalla Soprintendente Acidini rimane forse uno dei più duri ostacoli da superare. Intanto a Palazzo Vecchio si litiga e si cercano colpevoli mentre i problemi restano. Firenze la bella, la romantica, la misteriosa, da oggi, forse, si scopre anche più fragile.

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