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Cultura: il Circolo Rosselli lancia “una certa idea di Firenze” Cultura

Firenze – La campagna elettorale per la poltrona di Palazzo Vecchio è appena iniziata. I partiti e le liste civiche cominciano a metter a fuoco i loro temi e i loro obiettivi, la loro visione del futuro della città.

A stimolare il dibattito pubblico contribuisce anche l’ultimo dei Quaderni del Circolo Rosselli interamente dedicato a “una  certa idea di Firenze” sulla cultura, perché – come scrive il direttore della rivista, presidente storico della Fondazione Circolo Rosselli Valdo Spini – “bisogna avere una certa idea di Firenze se si vuole essere all’altezza dei problemi di questa città”.

Attraverso venti  interventi, in forma di intervista o in quella di articolo, il volume cerca di mettere a fuoco criticità, sottolineare le realtà positive, individuare quei fili più o meno sotterranei, più o meno entrati nella consapevolezza dei fiorentini, che possono rappresentare il nuovo e il meglio per progettare il futuro della città.

Proprio per favorire la diffusione dei giudizi, delle idee e delle proposte presentate, la scelta del curatore Stefano Fabbri, giornalista che per anni come caporedattore dell’Ansa ha raccontato ai fiorentini le vicende della loro città, è stata quella di limitare la lunghezza delle interviste e degli interventi. Ne risulta uno strumento di lettura che va al sodo degli argomenti e dunque utile per chiunque, elettore o protagonista, voglia avere a portata una panoramica di ciò che si muove e si pensa in un settore chiave per l’identità storica e contemporanea di Firenze.

Una risposta al direttore del Corriere Fiorentino Paolo Ermini che, presentando la rivista, ha lamentato l’insufficienza del dibattito pubblico cittadino nel momento in cui sarebbe necessario intervenire perché ne va di pezzi delle eccellenze culturali.

“La cultura a Firenze non sta bene”, esordisce Fabbri che ha “trovato spunti di insoddisfazione” nei suoi interlocutori  che però – questo è sicuramente il dato positivo da registrare “si sono trasformati in proposte”.

L’ex ministro Antonio Paolucci, per esempio, nel mettere il dito sui problemi endemici legati alla ricchezza del patrimonio culturale della città – turismo di massa, consumo della città, allontanamento dei residenti dal centro – mette in evidenza le eccellenze che “nei saperi e nei mestieri artistici” si sono venute a raccogliere in città: “Non si tratta di fare di Firenze una città museo, ma vigilare affinché Firenze sia sempre di più una città che ha saputo in passato e oggi e meglio di altre, come si governa, si custodisce, si valorizza il museo e con il museo il patrimonio culturale che ci circonda e che abbiamo il privilegio di abitare”.

Sulla stessa linea, Cristina Acidini, presidente dell’Accademia delle Arti e del Disegno, così come Annamaria Petrioli Tofani storica dell’arte ex direttrice degli Uffizi e il suo successore Heike Schmidt rilevano ciò che c’è dietro l’enorme patrimonio di beni culturali della città, frutto di “una politica, una visione del futuro da consegnare alle generazioni successive “(Acidini), una realtà socioculturale “per il suo tessuto urbano, per i saperi che si sono sviluppati nei  secoli” (Petrioli Tofani).

Il rettore dell’Università Luigi Dei pensa a Firenze “come città d’arte e tecnologia”, alla “contemporaneità che ci fa leggere il passato, allungando la vita di un’opera d’arte”.  E ugualmente il direttore del Museo Galileo Paolo Galluzzi parla di città della cultura scientifica visto che nella classifica delle mete che una persona interessata alla scienza non può mancare c’è, dopo il telescopio Hale di Monte Palomar, il museo Galileo. Il rischio – dice Galluzzi – è che si badi troppo solo ai numeri e alle affluenze e non al luogo dove si aggiornano le conoscenze.

Innovazione e contemporaneità sono le parole d’ordine di Cristiano Chiarot, sovrintendente del Maggio fiorentino e di Giancarlo Cauteruccio, attore e regista fondatore del gruppo Krypton: “Serve una contemporaneità che sappia fare i conti con la potenza della storia”.

Confortato anche dalle parole di Silvia Alessandri, vicedirettrice della Biblioteca Nazionale, impegnata in un’azione di raccordo e sinergia con le componenti della “galassia culturale fiorentina”, Spini ha tratto un bilancio conclusivo del sondaggio realizzato dai Quaderni con una proposta concreta. Firenze possiede tutte e quattro le categorie nelle quali viene declinato il patrimonio culturale, tangibile, intangibile, naturale e digitale: “Se vogliamo svilupparlo dobbiamo pensare di dotarci di una sorta di cabina di regia in grado di fare sintesi tra questi momenti”.  Il genio collettivo – ha concluso – dovrebbe essere interpretato da un assessore alla cultura dedicato. Un messaggio al sindaco che verrà eletto a maggio.

Foto: Valdo Spini

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