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Da Arezzo al Belgio, e come d’incanto l’oro sparisce Cronaca

Un colpo da maestri, quello messo a segno da una banda di ladri ancora senza nome ai danni della Chimet. Dall’azienda di Badia al Pino (Arezzo) era partito un furgone carico d’oro alla volta di Bruxelles, ma una volta giunto in Belgio il mezzo si è rivelato vuoto. Il bello è che la rapina è avvenuta senza che i ladri si facessero sentire in alcun modo dai vigilanti del blindato, o che i sigilli del furgone rivelassero alcuna traccia del loro operato. La Chimet è un’azienda specializzata nel recupero di metalli preziosi da scarti di lavorazione ed aveva inviato a Bruxelles un carico d’oro per un valore di circa 70.000 euro. Durante il viaggio, una ditta estera aveva dato il cambio ai vigilantes italiani partiti da Arezzo, ed aveva continuato il suo viaggio senza rendersi conto che il prezioso contenuto del blindato era sparito. Per ora non c’è traccia dei ladri, ma gli inquirenti ritengono che il furto possa essere stato effettuato alla frontiera fra Francia e Belgio, anche se sulla vicenda indagano anche i carabinieri di Alessandria, città piemontese nella quale il blindato aveva effettuato una breve sosta durante il tragitto italiano. È ancora, ovviamente, mistero sul colpo, ma si pensa ad una banda internazionale che aveva informazioni precise sui movimenti del furgone. La Chimet, dal canto suo, verrà rimborsata dall’assicurazione in quanto il momento del carico dell’oro e quello dell’apposizione dei sigilli al blindato sono stati videofilmati e tutte le procedure di sicurezza sono state rispettate.

Nelle scatole arrivate a Bruxelles, si è appreso nelle ultime ore, sono stati rinvenuti, al posto dei lingotti d’oro, dei pesi da palestra. Fonti investigative precisano anche che l’oro rubato ammonta a circa 10 kg, per un valore di 400.000 euro. L’oro, infine, non era diretto a Bruxelles, ma in Piemonte, a Valenza Po (Alessandria). Qui l’oro era stato inscatolato e preso in consegna dalla seconda agenzia di portavalori, che aveva avuto l’incarico di trasportare il prezioso metallo all’aeroporto milanese di Malpensa. Sarebbe da qui, dunque, che le scatole sarebbero state caricate su un volo di linea per Bruxelles.

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