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Da Edoardo Detti la grande lezione dell’estetica civile Società

Il Salone dei Cinquecento ha ospitato ieri un convegno per l’architetto e urbanista Edoardo Detti, protagonista dell’evoluzione della città dal dopoguerra. A seguire è stata inaugurata un’esposizione dei plastici e dei progetti che Detti impiegò o volle impiegare per realizzare il suo progetto urbanistico in Firenze. Buona parte della fisionomia di Firenze deve infatti un particolare riconoscimento a Detti, che impiegò i propri sforzi al fine di restituire un ordine ben ponderato ad una città duramente colpita dalla guerra, dilacerata dalle bombe naziste.

La difesa di Firenze non fu per Detti solamente mirata alla ricostruzione ma egli prese parte attiva nella resistenza su più versanti. In un primo momento comunicò gli spostamenti dei tedeschi via radio, successivamente, con un manipolo di cinquanta uomini, contrastò i franchi tiratori sulle rive dell’Arno. Membro della “commissione macerie”, si prodigò al fine di ricostruire le aree a ridosso di Ponte Vecchio e Ponte San Niccolò, fornì le indicazioni per uno sviluppo urbano in direzione nord-ovest e i vincoli su gli edifici di pregio e sul centro storico. Dalla proficua collaborazione con l’amico Carlo Scarpa nacquero i progetti del Grand Hotel Minerva e  della chiesa di San Giovanni Battista a Firenzuola. ,  All’iniziativa erano presenti numerose personalità. Degno di nota l’intervento di Giuseppe Morbidelli ( Presidente Cassa Risparmio Firenze), il quale ha conosciuto molto bene Edoardo Detti e lo descrive come un carattere forte, tempestoso, ma disposto a scontrarsi con le amministrazioni locali pur di rimanere coerente ad un’idea di urbanizzazione fortemente legata alla società civile. “Aveva un’attenzione problematica verso un’urbanistica che doveva essere tessuta su misura alla comunità”.

Da segnalare l’intervento di Gregotti che ha ribadito l’idea cardine dell’architetto urbanista di realizzare una città dal volto umano, attraverso il recupero dello spazio perduto. Detti  risulta infatti perseguire quella linea gramsciana della filosofia della prassi, dell’intellettuale organico, che non può scorporare il proprio lavoro dall’importanza che esso deve avere per la comunità. Il fascismo ha annientato molti, ma chi ha deciso di resistervi, assume come forza vitale la responsabilità civile dell’intellettuale. Simone Neri Serneri, docente di storia all’università di Siena, parla con la voce dello stesso  Detti quando afferma: “ urbanizzazione è coscienza estetica di un’idea di civiltà”. Come il già citato Gramsci, alla stregua di Pasolini, Detti sembra rientrare nella cerchia di quegli intellettuali “profeti” che forse non predissero niente ma ebbero coscienza dei problemi irrisolti di un Italia incapace di correggersi.

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