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Da Firenze a Sanremo, via New York. Intervista a Valentina Borchi Cultura

Firenze – Saranno pure “solo canzonette”, ma ogni anno – quasi fosse ormai una sorta di appuntamento laico tra il Carnevale e la Pasqua – puntuale, torna il Festival di Sanremo. La 66° edizione partirà martedì 9 febbraio. Momento irrinunciabile per milioni di aficionados, retorico figlio del palinsesto per tutti quelli che “non è il mio genere”, il Festival si conferma categoria dello spirito ma anche palestra sempre buona per allenare campanilismi.

La Toscana, quest’anno, praticamente non c’è. Dei 28 cantanti in gara, tra big e nuove proposte, a mettere la toppa sul buco nero del centro Italia sarà solo il cantautore carrarese Francesco Gabbani, al netto – s’intende – della conduzione tutta fiorentina di Carlo Conti. Però c’è il Sanremo Doc, rassegna collaterale per non perdere il ritmo della gara ufficiale, e lì la Toscana c’è. A dire il vero c’è un po’ di tutto, e di tutte le età.

La para-kermesse è del resto una vera maratona 9.30-01.00 di musica italiana dove, fuori dalle maglie strette della competizione, si esibiranno cantanti più o meno emergenti provenienti da altri concorsi canori. Al Sanremo Doc canterà Valentina Borchi. Trent’anni da compiere, la cantautrice fiorentina (pratese d’adozione) ha due album all’attivo e un alloro che conta, come solo può contare – nel panorama delle gare canore de noantri – il Festival di Castrocaro.

Nel 2015 non l’ha vinto per un soffio (scatenando le ire funeste del giurato Cristiano Malgioglio) ma, con il brano “Invadi e prendi”, ha comunque portato a casa il Premio per il Brano più Radiofonico, passaporto necessario per il Festival della Canzone Italiana di New York, dove lo scorso settembre si è piazzata al secondo posto. Capelli alla Pink, Valentina Borchi ha una voce che può permettersi di tutto, ma che dà il meglio di sé nell’espressione più energica della potenza. Tutt’altro che un’urlatrice, sa cantare “ad alta voce” ma con dolcezza, con un controllo che non lascia mai sbavature al caso, si tratti di cantare un pezzo di tre minuti al Christ the King Center di New York o, tutta la notte, in un karaoke in periferia. Ha pubblicato gli album “Lunatika” (2012), scritto insieme al suo produttore Marco Natali e “Valentina Borchi” (2015), per lo più al servizio della musica pop all’italiana, da classifica; un progetto studiato per ovvie esigenze del mercato che non ha tuttavia impedito ai critici di incoraggiarla a definire un suo stile, più peculiare. A poche ore dal debutto sul palco del Palafiori di Sanremo, di questo e di altro, abbiamo parlato insieme.

Hai studiato pianoforte e iniziato a cantare a 14 anni. Scrivi e componi i tuoi pezzi, ma nel primo album una sola traccia ha la tua firma, mentre nel secondo la metà dei pezzi è opera tua, l’altra scritta a quattro mani. La differenza si sente. Significa che, superata la prima fase, stai andando sempre più verso il cantautorato puro?

“Sì, l’album che uscirà a fine anno sarà diverso dagli altri due. Avrà sonorità diverse, più marcate. Ci stiamo lavorando, ma posso dire che sarà quasi interamente scritto da me, ad eccezione di una o più bonus tracks, che saranno cover completamente riarrangiate”.

È la risposta a chi ti ha messa in posizione “ibrida”, a mezza strada tra il pop radiofonico italiano e il rock alternativo?

“Sì, e la risposta è la scelta rock alternativo. L’album sarà più spinto, più power chord. Si sentirà un rock più cattivo, con sonorità più inglesi e americane e meno all’italiana. Del resto i posti della musica pop da hit in Italia sono già occupati e non vorrei infilarmi anch’io in questo zibaldone musicale….”.

In più occasioni hai già parlato dei cantanti che più ti hanno influenzata. Su tutti metti gli Skunk Anansie. I tuoi punti di riferimento musicali, invece, quali sono?

“Non ce ne sono in particolare. Direi la vecchia scuola del cantautorato italiano, da De André a Dalla alla Berté”.

Le cover a cui accennavi vengono da qui?

“Vorrei lavorare su “La canzone dell’amore perduto” di De André, cambiandone un po’ la struttura”.

Hai detto niente… perché questa scelta?

“Perché è una canzone che ha segnato molto la mia vita”.

A leggere i tuoi testi, a meno che non si tratti di un filone che ti ispiri particolarmente, si direbbe che ha segnato anche la maggior parte delle tue canzoni

“Sì, e molto. Ho pensato che fosse giunto il momento di tornare alle origini, scegliendo di cantare i pezzi che mi avevano influenzato di più. E questa canzone ci rientra a pieno titolo”.

Eppure sembra che tu possa dare il meglio su altri stili e altri suoni. Una canzone come “Telekaos”, che non parla come le altre d’amore, ma va sul sociale, ha una carica che pare ti sia cucita addosso alla perfezione.

“In effetti vorrei tornare su quella canzone e puntarci di nuovo. All’epoca dell’uscita dell’album non è stata valorizzata abbastanza, proprio perché power chord, “troppo” per le radio italiane. Abbiamo preferito smorzare e puntare su altre, ma adesso voglio cercare quanto meno una via di mezzo”.

In “Lunatika” hai tirato fuori tutto il tuo repertorio vocale, quasi fosse una dimostrazione ad ampio spettro delle tue capacità. Restringerai un po’ il campo?

“Al tempo mi sono ritrovata a 24 anni, con la preparazione del primo album, a non avere troppo il coraggio di prendere una decisione, e scegliere. Direi che mi sono fatta influenzare dalle scelte altrui, del manager, del produttore, commettendo l’errore di non osare, ma a 24 anni è un errore che ci sta. A 30 no, ora comando solo io e se sbaglio avrò sbagliato solo io. È per questo motivo che per adesso ho scelto di non cedere l’album e di non accettare contratti, di rimanere indipendente e autoprodurmi. Non voglio che il mio lavoro sia snaturato.. continuerò su questa strada”.

Tre anni fa hai dichiarato di identificarti completamente nel personaggio di “Lunatika”, sempre alla ricerca, tanto nella vita professionale che in quella privata. Tre anni dopo hai cambiato idea?

“No no.. rimango lunatica”.

Quindi confermi?

“Confermo. Scrivi: “È diventata consapevole di essere lunatica”.

Ok. A Sanremo Doc cosa canterai?

“Canterò di nuovo “Invadi e prendi” e un inedito, su cui però non posso dire niente, neanche il titolo. Verrà presentato in diretta”.

Prossimi impegni?

“È in ponte una tournée estiva dove degli artisti emergenti appoggeranno dei veterani, aprendo i loro concerti. So già chi sarà il mio ma è tutto da confermare.. non posso sbilanciarmi. Poi c’è qualche progetto sull’estero. In Brasile sto andando abbastanza bene, lì piace molto lo stile che nel prossimo album sarà ancora più definito”.

Un ultima cosa. “Lunatika”, “Telekaos”.. ma perché tutte queste K?

(ride) “Non è colpa mia. Quando stavamo per uscire con l’album, Marco Carta uscì con “Lunatica”. Nel panico più totale abbiamo sostituito una lettera, in fretta e furia, ma solo per questioni di copyright”.

(Sanremo Doc andrà in onda dal 9 al 13 febbraio su Globe Tv Chanel, Sky canale 951 e Amica 9 TV. Diretta web su http://www.sanremodoc.com/diretta-web_4617560.html)

 

 

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