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Da Firenze il mondo cattolico lancia un chiaro messaggio sul lavoro Società

Per un pomeriggio gli occhi nazionali della Chiesa sono stati puntati su Firenze che ha voluto organizzare, a Spazio Reale a San Donnino, un incontro nazionale sul tema del lavoro, moderato da don Giovanni Momigli, responsabile della pastorale del lavoro, chiamando a riflettere e a discuterne il Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze e i presidenti nazionali di Ucid, Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, Giancarlo Abete, e del Movimento Cattolico Lavoratori, Carlo Costalli.  Tra interviste giornalistiche e dirette televisive, i due presidenti hanno messo sul tavolo alcuni importanti temi sociali.

“Il lavoro è una grande opportunità, ma anche testimonianza della dignità dell'uomo e quindi è un bene essenziale per lo sviluppo di una società”, ha detto Giancarlo Abete, presidente nazionale Ucid.  “E' un momento di crisi pesante a livello internazionale e nazionale. Dobbiamo sempre più, da una parte riscoprire l'importanza e la dignità del lavoro e, dall'altra, creare le condizioni perché il lavoro ci sia e dia prosperità, sviluppo e sicurezza a tutte le persone. Il nostro riferimento – ha continuato – è la dottrina sociale della Chiesa, punto di riferimento del nostro modo di operare come imprenditori e dirigenti. Ci ricorda il valore soggettivo del lavoro – ha concluso – la centralità della persona nel mondo del lavoro, per essere l'economia per l'uomo e non l'uomo per l'economia”.

Per il Presidente Nazionale Mcl, Carlo Costalli, “il Paese ha un bisogno drammatico di riforme, ma occorre abbattere le corporazioni. Noi cattolici dobbiamo essere più moderati di quello che sarebbe necessario e dobbiamo soprattutto avere responsabilità rispetto ai problemi del Paese. Il momento è difficile: i problemi della disoccupazione, soprattutto quella giovanile, sono drammatici. E il Paese ha bisogno drammatico di riforme; a parole – ha continuato – tutti sono d'accordo ma poi quando arriviamo a decidere ognuno vorrebbe che si vangasse nell'orto del vicino. Bisogna abbattere le corporazioni che sono tante, anche di coloro che sono addetti ai lavori nei campi che vanno rinnovati”. Costalli ha poi osservato che “in Italia ci sono cose che vanno malissimo. Sicuramente la giustizia, ma non entro in una valutazione politica, e anche la sanità, che in due terzi del Paese è drammatica”.

Per il Cardinale Giuseppe Betori, già numero due della Cei “Riflettere insieme – lavoratori, dirigenti e imprenditori – su un tema come quello del lavoro, in una fase di crisi particolarmente acuta che mette in luce un grosso deficit di valori e un diffuso smarrimento di orizzonte e che rende difficile soprattutto ai giovani l’accesso al mondo del lavoro, offre subito una chiara indicazione: per rispondere alle sfide del momento presente è necessario che tutti gli attori sappiano interagire, aperti alla comprensione delle motivazioni di ciascuno, ma soprattutto disponibili a innovare per costruire un futuro attento alle nuove generazioni”.  Nel lavoro – ha proseguito l’Arcivescovo di Firenze – entrano in gioco la nostra dignità di persone, il senso e la qualità della nostra vita, l’esercizio quotidiano della nostra relazione con gli altri. Parlare di lavoro, dunque, significa parlare dell’uomo, ma anche della società. Porre, ad esempio, la questione della dignità del lavoro comporta affrontare il tema della dignità della persona che lavora e della qualità della stessa società. È la persona, dunque, il soggetto che deve assumersi primariamente il dovere dello sviluppo e la risorsa fondamentale che lo rende possibile, non il denaro o la tecnica o la finanza. E solo ponendo al centro il lavoro, e quindi la persona, l’economia può davvero rimettersi in marcia e lo sviluppo essere di segno positivo. È certamente vero – ha proseguito il Porporato – che vi sono problemi che non si possono risolvere senza lo sviluppo dell’economia, ma è altrettanto vero che questi stessi problemi non possono essere risolti dalla sola economia. Le trasformazioni della stessa attività lavorativa aprono a scenari che vanno saputi comprendere e governare, consapevoli che il lavoro non solo cambia ma anche ci cambia. Un cambiamento che in primo luogo richiede alta una dimensione valoriale forte e diffusa e l’impegno di persone capaci di orientare le loro scelte e le loro azioni alla luce di solidi valori. Associazioni come l’UCID e l’MCL debbono concretamente contribuire ad orientare il cambiamento alla luce del Vangelo e della Dottrina sociale della Chiesa, svolgendo un ruolo attivo e propositivo nel dibattito sociocultuale e nella formazione dei propri aderenti, promuovendo e sostenendo un adeguato protagonismo del laicato cattolico. Un laicato che sia radicato nel tessuto ecclesiale e capace di parlare al cuore e all’intelligenza dell’uomo contemporaneo. Compito di associazioni come l’UCID e l’MCL – ha concluso il Cardinale Betori – è proprio quello di porsi al servizio dell’uomo e del bene comune con la propria specifica identità, operando per mantenere saldo l’inscindibile collegamento tra etica della vita e etica sociale, anche attraverso percorsi formativi che educhino alla vita buona del Vangelo, mettendo a tema il rapporto tra la fede e il pensiero, tra il Vangelo e la cultura, tra l’etica e la professione”.

I due presidenti nazionali poi si sono sbizzarriti  con i giornalisti con altre dichiarazioni importanti.

“Bisogna cercare di fare interventi mirati, cercando di evitare degli sprechi, ottimizzando ed efficientando il nostro sistema ma senza incidere sui servizi. Il tentativo che si sta facendo anche a livello di spending review è quello di intervenire su aree che non incidono sulla qualità dei servizi e sulla capacità di dare delle risposte alla popolazione”, ha detto Giancarlo Abete. “Naturalmente – ha sottolineato – bisogna in qualche modo cercare tutti quanti di ottimizzare il nostro modo di operare perché sappiamo che in un sistema fortemente competitivo e globalizzato come il nostro dobbiamo cercare di essere comunque competitivi”. Ma per Abete occorre mantenere “la forza e la dimensione dei servizi sociali che sono fondamentali in una società nella quale ci riconosciamo che è aperta alla solidarietà e al contributo di tutti”.

Più politico Carlo Costalli: ''Credo che questa maggioranza (riferendosi al Governo Nazionale ndr) debba essere confermata. Il Paese ha bisogno, anche dopo le prossime elezioni, di essere governato il più possibile in modo più unitario, come adesso. Bisogna evitare di tornare a contrapposizioni che non erano neanche ideologiche, ma in molti casi personalistiche che anche il sistema elettorale alimentava. Credo che alcuni partiti siano arrivati al bivio – ha proseguito -, quindi prima di tutto c'è bisogno di una forte ristrutturazione dei partiti tradizionali. Per quanto riguarda l'Udc – ha osservato – lo sta dicendo lo stesso Casini che sta sciogliendo il partito: spero che ci sia un grande dibattito su questo e noi cattolici siamo molto attenti”.

Praticamente da Firenze è partito un chiaro segnale al mondo cattolico.
 

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