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Da Londra arriva la scossa dei La Shark Cultura

Vengono dal Sud Est di Londra e negli ultimi mesi hanno messo a ferro e fuoco l'underground britannico con performance selvagge e coinvolgenti. Il loro singolo, “I Know What You Did Last Summer”, ha animato i club della capitale inglese per tutta l'estate del 2011. Dopo recensioni entusiastiche ed un tour che li ha portati a toccare perfino il Brasile, i La Shark sembrano irrimediabilmente destinati al successo. In occasione dell'esibizione presso l'Ex3 di Viale Giannotti (che proprio con il loro concerto ha inaugurato giovedì scorso la stagione live) abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il cantante Samuel Deschamps e il tastierista Sami El-Enany.

Da quanto tempo suonate insieme e che tipo di percorso artistico avete seguito?

Sami El-Enany: Siamo saliti alla ribalta solo da poco, ma l'origine del gruppo risale almeno a quattro anni fa. Io e Samuel ci siamo incontrati all'università, e da allora abbiamo continuato a comporre musica insieme. Di recente il nostro sound ha subito una svolta radicale, distanziandosi dalle coordinate artistiche che avevamo seguito fino a quel momento. Abbiamo cominciato a sperimentare con l'elettronica, avvicinandoci ad una dimensione pop più sontuosa e teatrale. In ogni caso non è stata una decisione presa a tavolino, si è trattato di un'evoluzione naturale, quasi inconscia.

Samuel Deschamps: Quando io e Sami abbiamo cominciato a collaborare eravamo molto interessati agli elementi manieristici della composizione: le melodie, le progressioni armoniche etc… Un approccio in linea con il prog degli anni '70, se vogliamo. Poi abbiamo capito che ci sarebbe piaciuto coinvolgere il pubblico e ci siamo mossi verso un sound primitivo, groove-oriented, decisamente più adatto ai contesti in cui suoniamo regolarmente. Adesso il ritmo, la ricerca di una dimensione fisica in cui collocare la performance, sono elementi chiave della nostra musica.

L'importanza attribuita al ritmo, la teatralità, le melodie a presa rapida: sono tutti elementi che avvicinano la vostra proposta al pop degli anni '80. Sentite di essere in qualche modo legati a quella stagione musicale?

Samuel Deschamps: Non ci ispiriamo direttamente a nessun gruppo del periodo, ma siamo ben consci dell'impatto che l'estetica pop ha avuto sul pubblico negli anni '80. All'epoca si prestava grande attenzione all'immagine, al lato teatrale dell'esibizione dal vivo. La rivalutazione del piano estetico, considerato un elemento altrettanto importante rispetto a quello musicale, ha scatenato una sorta di rivoluzione. In un certo senso noi cerchiamo di emulare quel tipo di approccio, ma non ci interessa riproporre ritmi e melodie tipiche di quel decennio.

Sami El-Enany: Negli anni '80 la volontà di stupire il pubblico ed affermarsi ad ogni costo ha portato ad esperimenti piuttosto interessanti sul piano estetico. Esperimenti che peraltro si sono dimostrati funzionali anche sul piano delle vendite e del successo. Il termine sperimentale, al giorno d'oggi, ha perso qualunque significato. Indica un tipo di sound ben preciso, non lascia intendere l'aspirazione di un gruppo verso qualcosa di nuovo. Al contrario, negli  anni '80, si cercava di allargare i confini di ciò che era comunemente ritenuto accettabile.

Fino a questo momento vi siete mossi in maniera totalmente indipendente, riuscendo comunque ad ottenere risultati notevoli, come un tour in Brasile. Quali sono i vostri piani per il futuro?

Samuel Deschamps: La nostra fama si è costruita grazie ai live, senza bisogno di figure professionali come manager o promoter. Abbiamo suonato nelle situazioni più disparate solo tramite contatti personali ed amicizie. Esperienze come quella del tour in Brasile sono state molto importanti, hanno decisamente influenzato quello che facciamo. La coesione all'interno del gruppo adesso è maggiore, la musica ne ha guadagnato. Nei miei testi celebro l'amore per i luoghi e le persone che abbiamo incontrato. Alla fine non ci interessa tanto raccontare quello che accade a Londra, quanto trasmettere gli eventi che hanno cambiato il nostro modo di pensare, le situazioni che ci hanno fornito un diverso punto di vista sul mondo e sulla vita. Non possiamo certo lamentarci di quello che siamo riusciti ad ottenere fino a questo momento, ma non aspiriamo a rimanere confinati per sempre in ambito underground. Ci consideriamo un vero e proprio gruppo pop e vorremo puntare più in alto.

Sami El-Enany: Abbiamo quasi finito di registrare quello che sarà il nostro primo album. Pagando le incisioni di tasca nostra siamo riusciti a mantenere il completo controllo sul processo creativo. Di conseguenza stringiamo in mano un prodotto che ci rappresenta totalmente, ci serve solo qualcuno che sappia diffonderlo su scala più vasta possibile. Ci aspetta una fase piuttosto noiosa, quella delle negoziazioni con etichette e case discografiche. Vorremmo essere in grado di pubblicare entro l'inizio del prossimo anno, quello di cui abbiamo bisogno è una persona dedicata almeno quanto noi. Sarà dura, ma le difficoltà non ci spaventano. Siamo convinti che la nostra sia una proposta di qualità, i risultati non tarderanno ad arrivare.

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