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Da ora in poi, la felicità pubblica è affare politico Opinion leader

Non c'è nulla di distaccato dal mondo reale, nelle parole e nell'atteggiamento di Alessandro Lo Presti, promotore del manifesto che ha portato la felicità pubblica a diventare obiettivo, sostanza, provocazione nel dibattito politico. Lo Presti, fiorentino, 49 anni, laureato in Scienze politiche alla Cesare Alfieri, una solida carriera all'interno dei Ds e poi del Pd fiorentino con svariati incarichi amministrativi e politici (fu anche candidato alle primarie del consiglio regionale nel 2009, anno in cui si dimise, per questo motivo, dalla presidenza di Firenze Parcheggi ed è tutt'ora membro del direttivo regionale del partito) spiega il motivo che l'ha spinto a scrivere e diffondere il manifesto, che è sfociato rapidamente in una associazione politica: proporre concretissime vie alla “felicità pubblica”.

“Come sono giunto a questa decisione? – ricorda Lo Presti – penso che a spingermi sia stata sostanzialmente la concomitanza di due elementi: il disastro del centrosinistra alle elezioni e la crisi della gente, quella crisi che porta sofferenza e sfiducia nelle persone. Di fronte a ciò, mi sono chiesto cosa si sarebbe potuto fare. La domanda principale è stata: cosa sarebbe necessario per riportare le persone a guardare con fiducia al futuro? Il risultato è stato un progetto per concentrare la politica sulle persone”.

Un metodo, quello di mettere al centro le persone, che è stato applicato fin da subito: una volta steso il manifesto, questo è stato presentato “nelle case”, come ricorda Lo Presti, mettendolo in discussione, confrontandolo e confrontandosi, prendendo atto delle reazioni dei cittadini, affidandolo alle ali del passaparola, registrando riscontri e commenti. Fino all'appuntamento pubblico dell'8 luglio, in piazza Annigoni (la presentazione del manifesto era avvenuta a maggio). E fino a quest'ultimo appuntamento-confronto del 29 ottobre, al Teatro Puccini, dove è stato fatto il pieno, circa 350 persone. Chiamate a confrontarsi, intervenire, contribuire, in quell'ottica di scambio e relazione che ha permesso intanto di stabilire alcuni punti su cui i gruppi di lavoro sono già da tempo all'opera. Del resto, come conferma lo stesso Lo Presti, “della nostra associazione si può dire che è assolutamente politica, assolutamente apartitica e raccoglie consensi e partecipanti che spaziano nell'intero arco parlamentare, anche se la provenienza principale è genericamente progressista”.

Ancora, precisa Lo Presti: “Il concetto e obiettivo di fondo, la felicità pubblica, abbatte gli steccati tradizionali portando a parlare in modo positivo, per qualcosa. Cosa si può fare per ottenere la felicità pubblica? E' un atteggiamento che non si rivolge mai contro qualcuno”. Ma in cosa si sostanzia il concetto stesso di “felicità pubblica”? Di cosa si parla, in definitiva? “Dell'eliminare gli ostacoli e creare le condizioni per il benessere e la soddisfazione delle persone. La felicità, secondo gli ultimi studi scientifici sul tema, sta sostanzialmente nelle relazioni fra individuo e comunità. E' questo lo snodo: una società non è felice solo quando è opulenta, ma quando ha delle sane relazioni, soddisfacenti, fra gli individui e fra gli individui e la comunità”. In altre parole, si potrebbe dire che la proposta  politica sia centrata su tre parole chiave, secondo quanto spiega Lo Presti: “Realizzazione del potenziale di ciascuno anche nella dimensione di cittadino che può cambiare e assumersi la responsabilità sull’ambiente dove vive; relazione, nel senso che la felicità si realizza solo nella qualità delle relazioni; scelta, cioè libertà di scelta del cittadino che consuma, che non vuole essere vittima del consumismo”. Da queste parole chiave discendono le aree di intervento su cui l'associazione sta lavorando: “Ben-essere, Con-divisione, Zero ( quest’ultima come nuova categoria politico concettuale: Rifiuti Zero, Zero violenza sulla donne, Impatto zero etc)”, precisa.

Ma in definitiva, quali sono le proposte “rivoluzionarie” che derivano da questo che appare un vero e proprio nuovo passo di marcia della politica? Una vera e propria sfida,  vale a dire l’idea di come potrebbe essere organizzato un Ente locale che pone la felicità pubblica al centro del suo agire. “Si tratta di uno stimolo al dibattito pubblico che vogliamo condividere con i cittadini – commenta Lo Presti che è anche membro del direttivo dell'associazione – la proposta è arrivata alla conclusione del dibattito che si è tenuto al Teatro Puccini”. Una proposta che parte dal punto di vista organizzativo, che dovrebbe rappresentare anche il “fissaggio” degli obiettivi politici cui si dovrebbe mirare: così, partendo dall'organizzazione, è stato illustrato – come contributo all’avvio di un dibattito pubblico – una possibile organizzazione –dal punto di vista degli assessorati – di un Ente locale per la felicità pubblica. “Alla base di questa idea c’è la convinzione che la stessa organizzazione di ente deve rispondere alle priorità politiche che intende proporre ai cittadini”. Quindi: Assessorato ai Beni Comuni e alla cittadinanza attiva; Assessorato alla Socialità, al Benessere e agli stili di vita; Assessorato all’economia civile e alle risorse; Assessorato all’educazione e allo sviluppo delle capacità; Assessorato alle culture, alla creatività e ai giovani; Assessorato alla qualità urbana, valorizzazione del Patrimonio e Turismo Sostenibile; Assessorato all’Innovazione e al Digitale; Assessorato all’Ambiente e alla Mobilità sostenibile.

Si tratta di un esempio – riprende Lo Presti – che serve anche a comprendere che è possibile fare molto sul cammino della felicità pubblica. Di felicità si occupa un mare di gente, partendo dalle discipline scientifiche c'è filone dell'economia che si occupa di questo, statistici insigni che elaborano indicatori sul superamento del pil, considerato come misura del benessere di una società. L'Istat ha reso pubblico un Rapporto su benessere equo-sostenibile. Vi sono ampi studi di psicologia sull'argomento.  Per farla breve, il concetto di felicità pubblica è stato studiato, analizzato, ricercato e indagato in vari modi, ma non è mai stato “trattato” come tema politico; restava rinchiuso in ambito culturale-scientifico-economico. Mettere il tema della felicità nella politica: è questa la sfida”.

Una sfida che sfocia in proposte concrete e quotidiane, come s'è sentito al Teatro Puccini, dove hanno preso la parola Patrizio Castoria, formatore, la presidente dell'associazione Maria Celeste Esposto, medico ginecologo che ha posto con forza il tema delle donne,  Massimo Percopo, che ha illustrato la con-divisione in tema di lavoro (ad es. co-working), Carla Guerrini, architetto, che ha illustrato una suggestiva visione di “città a misura di passi”, il dottor Massimo Orlandini che ha evidenziato il rapporto stretto fra felicità e salute, gli economisti Stefano Bartolini, docente di Economia all’Univesità di Siena,  e Andrea Baranes, Presidente della Fondazione Culturale Banca Etica, che hanno descritto cosa significano oggi l’economia della felicità e una finanza che ritorna al servizio dell’economia.

Insomma, “felicità pubblica” come indirizzo al fare, come spiega ancora Lo Presti, ricordando in particolare i contributi di Rossano Ercolini, ospite della kermesse al Puccini e di Paul Connett, l'ideatore della strategia “rifiuti Zero” che l'associazione vuole riproporre a Firenze. Infine, una domanda ineliminabile: il movimento della felicità pubblica si trasformerà in una corrente all'interno del Pd e a favore di chi? Insomma, sarà renziana o contro? Risponde Lo Presti: “Innanzitutto, l'associazione non intende rinchiudersi nei confini del partito, come dimostra il fatto che fra i nostri iscritti ci sono anche provenienze diverse, sebbene per la maggior parte di area progrssista in senso ampio. Per quanto riguarda l'ultimo tema, noi non siamo contro nessuno. Anche questa è una novità, direi quasi rivoluzionaria, nella politica italiana. Noi siamo “per”. Per la felicità pubblica”.

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Da ora in poi, la felicità pubblica è affare politico Economia, Politica

Non c'è nulla di distaccato dal mondo reale, nelle parole e nell'atteggiamento di Alessandro Lo Presti, promotore del manifesto che ha portato la felicità pubblica a diventare obiettivo, sostanza, provocazione nel dibattito politico. Lo Presti, fiorentino, 49 anni, laureato in Scienze politiche alla Cesare Alfieri, una solida carriera all'interno dei Ds e poi del Pd fiorentino con svariati incarichi amministrativi e politici (fu anche candidato alle primarie del consiglio regionale nel 2009, anno in cui si dimise, per questo motivo, dalla presidenza di Firenze Parcheggi ed è tutt'ora membro del direttivo regionale del partito) spiega il motivo che l'ha spinto a scrivere e diffondere il manifesto, che è sfociato rapidamente in una associazione politica: proporre concretissime vie alla “felicità pubblica”.

Come sono giunto a questa decisione? – ricorda Lo Presti – penso che a spingermi sia stata sostanzialmente la concomitanza di due elementi: il disastro del centrosinistra alle elezioni e la crisi della gente, quella crisi che porta sofferenza e sfiducia nelle persone. Di fronte a ciò, mi sono chiesto cosa si sarebbe potuto fare. La domanda principale è stata: cosa sarebbe necessario per riportare le persone a guardare con fiducia al futuro? Il risultato è stato un progetto per concentrare la politica sulle persone”.

Un metodo, quello di mettere al centro le persone, che è stato applicato fin da subito: una volta steso il manifesto, questo è stato presentato “nelle case”, come ricorda Lo Presti, mettendolo in discussione, confrontandolo e confrontandosi, prendendo atto delle reazioni dei cittadini, affidandolo alle ali del passaparola, registrando riscontri e commenti. Fino all'appuntamento pubblico dell'8 luglio, in piazza Annigoni (la presentazione del manifesto era avvenuta a maggio). E fino a quest'ultimo appuntamento-confronto del 29 ottobre, al Teatro Puccini, dove è stato fatto il pieno, circa 350 persone. Chiamate a confrontarsi, intervenire, contribuire, in quell'ottica di scambio e relazione che ha permesso intanto di stabilire alcuni punti su cui i gruppi di lavoro sono già da tempo all'opera. Del resto, come conferma lo stesso Lo Presti,della nostra associazione si può dire che è assolutamente politica, assolutamente apartitica e raccoglie consensi e partecipanti che spaziano nell'intero arco parlamentare, anche se la provenienza principale è genericamente progressista”. Ancora, precisa Lo Presti: “Il concetto e obiettivo di fondo, la felicità pubblica, abbatte gli steccati tradizionali portando a parlare in modo positivo, per qualcosa. Cosa si può fare per ottenere la felicità pubblica? E' un atteggiamento che non si rivolge mai contro qualcuno”. Ma in cosa si sostanzia il concetto stesso di “felicità pubblica”? Di cosa si parla, in definitiva? “Dell'eliminare gli ostacoli e creare le condizioni per il benessere e la soddisfazione delle persone. La felicità, secondo gli ultimi studi scientifici sul tema, sta sostanzialmente nelle relazioni fra individuo e comunità. E' questo lo snodo: una società non è felice solo quando è opulenta, ma quando ha delle sane relazioni, soddisfacenti, fra gli individui e fra gli individui e la comunità”.

In altre parole, si potrebbe dire che la proposta  politica sia centrata su tre parole chiave, secondo quanto spiega Lo Presti: “Realizzazione del potenziale di ciascuno anche nella dimensione di cittadino che può cambiare e assumersi la responsabilità sull’ambiente dove vive; relazione, nel senso che la felicità si realizza solo nella qualità delle relazioni; scelta, cioè libertà di scelta del cittadino che consuma, che non vuole essere vittima del consumismo”. Da queste parole chiave discendono le aree di intervento su cui l'associazione sta lavorando: “Ben-essere, Con-divisione, Zero ( quest’ultima come nuova categoria politico concettuale: Rifiuti Zero, Zero violenza sulla donne, Impatto zero etc)”, precisa.

Ma in definitiva, quali sono le proposte “rivoluzionarie” che derivano da questo che appare un vero e proprio nuovo passo di marcia della politica? Una vera e propria sfida,  vale a dire l’idea di come potrebbe essere organizzato un Ente locale che pone la felicità pubblica al centro del suo agire.Si tratta di uno stimolo al dibattito pubblico che vogliamo condividere con i cittadini – commenta Lo Presti che è anche membro del direttivo dell'associazione – la proposta è arrivata alla conclusione del dibattito che si è tenuto al Teatro Puccini”. Una proposta che parte dal punto di vista organizzativo, che dovrebbe rappresentare anche il “fissaggio” degli obiettivi politici cui si dovrebbe mirare: così, partendo dall'organizzazione, è stato illustrato – come contributo all’avvio di un dibattito pubblico – una possibile organizzazione –dal punto di vista degli assessorati – di un Ente locale per la felicità pubblica. “Alla base di questa idea c’è la convinzione che la stessa organizzazione di ente deve rispondere alle priorità politiche che intende proporre ai cittadini”. Quindi: Assessorato ai Beni Comuni e alla cittadinanza attiva; Assessorato alla Socialità, al Benessere e agli stili di vita; Assessorato all’economia civile e alle risorse; Assessorato all’educazione e allo sviluppo delle capacità; Assessorato alle culture, alla creatività e ai giovani; Assessorato alla qualità urbana, valorizzazione del Patrimonio e Turismo Sostenibile; Assessorato all’Innovazione e al Digitale; Assessorato all’Ambiente e alla Mobilità sostenibile.

Si tratta di un esempio – riprende Lo Presti – che serve anche a comprendere che è possibile fare molto sul cammino della felicità pubblica. Di felicità si occupa un mare di gente, partendo dalle discipline scientifiche c'è filone dell'economia che si occupa di questo, statistici insigni che elaborano indicatori sul superamento del pil, considerato come misura del benessere di una società. L'Istat ha reso pubblico un Rapporto su benessere equo-sostenibile. Vi sono ampi studi di psicologia sull'argomento.  Per farla breve, il concetto di felicità pubblica è stato studiato, analizzato, ricercato e indagato in vari modi, ma non è mai stato “trattato” come tema politico; restava rinchiuso in ambito culturale-scientifico-economico. Mettere il tema della felicità nella politica: è questa la sfida”. Una sfida che sfocia in proposte concrete e quotidiane, come s'è sentito al Teatro Puccini, dove hanno preso la parola Patrizio Castoria, formatore, la presidente dell'associazione Maria Celeste Esposto, medico ginecologo che ha posto con forza il tema delle donne,  Massimo Percopo, che ha illustrato la con-divisione in tema di lavoro (ad es. co-working), Carla Guerrini, architetto, che ha illustrato una suggestiva visione di “città a misura di passi”, il dottor Massimo Orlandini che ha evidenziato il rapporto stretto fra felicità e salute, gli economisti Stefano Bartolini, docente di Economia all’Univesità di Siena,  e Andrea Baranes, Presidente della Fondazione Culturale Banca Etica, che hanno descritto cosa significano oggi l’economia della felicità e una finanza che ritorna al servizio dell’economia. Insomma, “felicità pubblica” come indirizzo al fare, come spiega ancora Lo Presti, ricordando in particolare i contributi di Rossano Ercolini, ospite della kermesse al Puccini e di Paul Connett, l'ideatore della strategia “rifiuti Zero” che l'associazione vuole riproporre a Firenze. Infine, una domanda ineliminabile: il movimento della felicità pubblica si trasformerà in una corrente all'interno del Pd e a favore di chi? Insomma, sarà renziana o contro? Risponde Lo Presti: “Innanzitutto, l'associazione non intende rinchiudersi nei confini del partito, come dimostra il fatto che fra i nostri iscritti ci sono anche provenienze diverse, sebbene per la maggior parte di area progrssista in senso ampio. Per quanto riguarda l'ultimo tema, noi non siamo contro nessuno. Anche questa è una novità, direi quasi rivoluzionaria, nella politica italiana. Noi siamo “per”. Per la felicità pubblica”.

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