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Da Wto via libera ai dazi Usa, quanto ci rimette l’Italia Breaking news, Economia

Firenze – Il via libera del Wto all’aumento delle tariffe sulle importazioni dai Paesi europei da parte degli Usa  rischia di far pagare all’Italia un conto di oltre un miliardo. A fare il calcolo è la Coldiretti,  sottolineando che  l’aumento delle tariffe alleimportazioni fino al 100% del valore attuale, potrebbe colpire per circa la metà dell’importo il cibo ma anche la moda, i materiali da costruzione, i metalli, le moto e la cosmetica, ferma restando la black list indicata dal Dipartimento del Commercio statunitense (USTR) e pubblicata nel Registro Federale. Ricordiamo che i dazi Usa autorizzati  dal Wto nei confronti dei Paesi Europei ammontano a 7,5 miliardi di dollari,  nell’ambito della disputa nel settore aereonautico che coinvolge l’americana Boeing e l’europea Airbus. Se saranno amnenute le priorità della black list, l’Italia sarà il Paese più colpito dopo la Francia.

Il conto più salato lo pagherebbe proprio il settore agroalimentare. La lista è lunga: vini, formaggi, salumi, pasta, olio extravergine di oliva, agrumi, olive, uva, marmellate, succhi di frutta, pesche e pere in scatola, acqua, superalcolici e caffè.

“In pericolo – continua la Coldiretti – sono soprattutto i formaggi per le pressioni della lobby dell’industria casearia Usa (CCFN) che ha addirittura scritto al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per chiedere di imporre dazi alle importazioni di formaggi europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni dal Wisconsin alla California fino allo Stato di New York”.

La Coldiretti segnala il rischio che corrono alcune eccellenze. Ad esempio il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, che vedono negli Usa il secondo mercato estero dopo quello tedesco. Per questi fiori all’occhiello del settore agrolimentare italiano, ” la tassa passerebbe da 2,15 dollari a 15 dollari al kg, facendo alzare il prezzo al consumo fino a 60 dollari al kg. Ad un simile aumento corrisponderà inevitabilmente un crollo dei consumi stimato nell’80-90% del totale, secondo il Consorzio del Parmigiano Reggiano”. Sempre parlando di formaggi eccellenti, ecco la Mozzarella di Bufala Campana Dop “che negli Usa costa 41,3 euro al chilo, che salirebbe a 82,6 euro al chilo nel caso fossero applicati dazi pari al 100% del prodotto. Attualmente il dazio sulla mozzarella è di 2 euro al chilo”. L’olio extravergine d’oliva viene venduto negli States al prezzo di 12,38 euro al litro, passerebbe a 24,77 euro al chilo (attualmente, fa sapere Coldiretti,  non c’è dazio sull’olio). E la pasta? Sotto tiro anch’essa:  aumenterebbe sulle tavole americane a 3,75 euro al kg rispetto agli attuali 2,75 euro al kg. Per penne e spaghetti il dazio è in media di 6 centesimi al kg”.

Il Prosecco, il vino italiano più esportato all’estero,  “che ha visto gli Stati Uniti – ricorda Coldiretti – diventare nel primo semestre del 2019 il principale mercato davanti alla Gran Bretagna, volerebbe da 10-15 euro a bottiglia a 20-30 euro a bottiglia. In gioco – continua la Coldiretti – ci sono dunque settori di punta dell’agroalimentare nazionale in Usa a partire dal vino che con un valore delle esportazioni di 1,5 miliardi di euro nel 2018 è il prodotto Made in Italy più colpito, l’olio di oliva le cui esportazioni nel 2018 sono state pari a 436 milioni, la pasta con 305 milioni, formaggi con 273 milioni”.

“L’Unione Europea ha appoggiato gli Stati Uniti per le sanzioni alla Russia che, come ritorsione, ha posto l’embargo totale su molti prodotti agroalimentari, come i formaggi, che è costato al Made in Italy oltre un miliardo in cinque anni ed ora – è il commento del Presidente della Coldiretti Ettore Prandini l’Italia rischia di essere ingiustamente anche tra i Paesi più puniti dai dazi Usa per la disputa tra Boeing e Airbus che è essenzialmente un progetto-  franco tedesco al quale si sono aggiunti Spagna e Gran Bretagna”.

Eppure, in qualcosa si confida, anche se la speranza è al lumicino: sono “Una buona premessa al confronto le importanti relazioni con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha saputo costruire il premier Giuseppe Conte” conclude Prandini, nel sottolineare l’importanza degli incontri in Italia del segretario di Stato americano Mike Pompeo con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

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