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Dagli Scavi alle Cappelle Medicee gli echi di una Firenze che non c’è più‏ Cultura

Firenze – Firenze 1172, la città è in continua espansione, la popolazione cresce, siamo a quota 25.000 – 30.000 abitanti. A ciò si aggiungono  necessità di carattere difensivo che  favoriscono la costruzione di una nuova cinta muraria, la prima della Firenze comunale, che  verrà realizzata in gran fretta, come documentano le cronache dell’epoca, con pietrame eterogeneo miscelato a malta sabbiosa. Sono rari i tratti di questa cinta muraria giunta fino a noi che, doppiando per grandezza i precedenti confini,  incluse i Borghi popolati della città, inoltre,  cambiando assetto, in una forma romboidale,  aveva il suo lato nord proprio nella Basilica di S. Lorenzo, sino a quel tempo esclusa dalla cinta muraria e quindi extramoenia.

E’ stato proprio in occasione dei lavori di miglioramento dell’accessibilità in corso al Museo delle Cappelle Medicee che hanno comportato importanti lavori di scavo tra il Canto dei Nelli, le Cappelle Medicee e l’ala michelangiolesca del Complesso laurenziano, che sono affiorate importanti tracce che ci parlano della millenaria storia della nostra città.

Foto3 I lavori si sono svolti sotto la direzione scientifica di Carlotta Cianferoni, della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, ed assistite e documentate a cura di Alessandro Palchetti e Carlotta Bigagli, dell’Associazione Professionale B&P Archeologia – Archeologia e Beni Culturali di Prato. In concomitanza di questi scavi che sono affiorati i resti pavimentali della “Casa Grande” dei Nelli, i commercianti del Mugello che tra i numerosi edifici, erano proprietari di un complesso costruito a ridosso del Complesso Laurenziano,  poi demolito negli anni ’30 del secolo scorso.

Le fabbriche tardo medievali presenti in questa area erano impostate su un tratto di mura cittadine del XII secolo che attraversa tutta l’area dello scavo per una lunghezza di circa 20 m . Questa imponente struttura, che ha uno spessore di circa 2 m e si spinge in profondità per circa 3 m, è, ad oggi, il tratto meglio conservato delle opere difensive cittadine di quel periodo ( foto 1) . Tre inumazioni “alla cappuccina”, una delle quali bisoma, ovvero doppia,  individuate nel corso degli scavi e che sono testimoni della pratica funeraria delle deposizioni ad sanctos/apud ecclesiam, cioè il più vicino possibile alle strutture della chiesa e alle spoglie del martire cui essa era dedicata, sono invece da ricondurre alla struttura originaria della Chiesa, dedicata al martire Lorenzo nel 393 d.C. da Ambrogio Vescovo di Milano ( foto 2) . Le testimonianze più antiche di queste attività di scavo ci riportano invece al primo periodo imperiale romano, una presenza già documentata in passato ed oggi più evidente grazie al recupero di porzioni di strutture murarie e pavimentali “ritagliate” dalla sequenza degli interventi successivi.  Di notevole bellezza il lacerto di una pavimentazione a mosaico bianco e nero del tipo “a stuoia” attualmente in corso di restauro a cura dell’Opificio delle Pietre Dure, a cui si aggiungono i frammenti di altre strutture murarie, alcune delle quali parzialmente conservate anche in alzato, che suggeriscono l’esistenza di un vasto complesso di probabile ambito domestico .

Foto4

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