energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Risparmio: i nuovi Bot people Economia

Era gente letteralmente alla deriva, quella vietnamita in fuga dalla guerra molti anni fa che fu ribattezzata “Boat People” per il continuo inevitabile ricorso alle imbarcazioni della salvezza che approdarono anche nella nostra Toscana. Il tempo scorre inesorabile ma le derive sono destinate a riproporsi, seppure in settori e contesti geografici ben diversi: oggi parliamo del campo finanziario, che vede un altro popolo alla deriva, dove la stessa radice linguistica ci porta per ironia della sorte ad analizzare i frutti più marci della crisi internazionale, chiamati derivati. Il popolo in questione prende invece il nome di “Bot People”: si tratta di un gruppo compatto di piccoli risparmiatori fedeli agli ormai celeberrimi Bot, ossia buoni ordinari del tesoro validi in qualità di titoli del debito pubblico italiano con scadenza a tre, sei o dodici mesi. Si trattava di un investimento considerato sicuro: negli anni ottanta poteva rendere anche più del 15% a fronte di un’inflazione galoppante. A partire dall’estate scorsa tuttavia le cose sono cambiate radicalmente: i titoli del debito italiano, sotto l’attacco costante degli speculatori finanziari, non sono più considerati sicuri e questo ha disorientato e impaurito i “Bot people”, indotti così e procedere a ranghi sparsi. Ora, a dicembre 2011 i buoni ordinari del tesoro sono stati collocati al tasso record del 5,925%, mentre nell’asta di giovedì 12 gennaio il rendimento si era dimezzato, scendendo al 2,735%. Cosa significa per i “Bot people”? Chi riesce a conservare i titoli fino alla scadenza non ha problemi: lo stato paga il tasso collegato al titolo per il 5,9% nel caso dei Bot di dicembre o il 2,7% per quelli collocati ieri. Ma chi aveva la necessità di smobilizzare i titoli prima poteva andare incontro anche a ingenti perdite, a causa della volatilità dei mercati del debito. Il problema è più grave per i noti Btp, buoni del tesoro poliennali che hanno scadenze da 3 a 10 anni: poniamo infatti che nei tre, cinque o dieci anni, per qualsiasi spesa, si abbia la necessità di smobilizzare i titoli prima della scadenza, si rischia di perdere una parte rilevante delle somme investite perché, intanto, il prezzo può abbassarsi fino al 10%.

 

Ma esistono alternative per quei risparmiatori che intendono difendersi dall’inflazione senza rischiare?

Chi cerca la sicurezza di non vedere scendere il valore di quanto ha messo da parte fa bene a sottoscrivere Buoni fruttiferi postali indicizzati all’inflazione, dal momento che la serie offerta nel dicembre 2011 è la migliore da quando esistono (ossia Febbraio 2006) e risulta molto valida in termini assoluti, perché protegge da perdite del potere d’acquisto per quanto alto sia il tasso d’inflazione in Italia. Tuttavia i Buoni fruttiferi, anche lasciando da parte il rischio default per l’Italia, presentano la caratteristica di avere interessi congelati per 18 mesi: riscattandoli prima, si riceve solo quanto si è versato. Per chi vuole tutelarsi dal rischio default Italia rimane la possibilità di comprare titoli di Stato in euro con rating tripla A di paesi (come Germania o Finlandia) ma i loro rendimenti sono molto bassi e, nella maggior parte dei casi, non proteggono dall’inflazione.
I conti di deposito invece pubblicizzano rendimenti lordi fino al 4,5% per somme vincolate a 12 mesi), ma al netto della ritenuta fiscale (pari al 20% da quest’anno), nel 2011 non sarebbero riusciti a battere l’inflazione. Ad esempio i vari conti Arancio, Chebanca, Santander, Barclays e altri meno diffusi, nel 2011 hanno fruttato meno dell’inflazione, dal momento che hanno corrisposto circa il 4,10% lordo (ossia il 2,99% netto), non riuscendo a coprire il tasso d’inflazione che per il 2011 si è collocato intorno al 3%”.

L’alternativa in ascesa che fa notizia
In un periodo di grande incertezza sui mercati cresce tuttavia il numero di risparmiatori che si affidano alla finanza etica. Banca Popolare Etica (www.bancaetica.com) ha chiuso il 2011 in clamorosa controtendenza, registrando per il terzo anno consecutivo una crescita a due cifre nei volumi: +11,7% per la raccolta di risparmio rispetto al 2010 e +23,9% per i crediti erogati. Quest’istituto bancario raccoglie i risparmi per concedere prestiti esclusivamente in quattro settori (e principalmente ad associazioni non profit) relativi ad economia reale e privi di proposte che prevedono derivati finanziari: cooperazione sociale, cooperazione internazionale, ambiente e società civile. Tutti i crediti concessi sono pubblicati online in modo trasparente, unica esperienza in Italia. 


Mario Agostino

Print Friendly, PDF & Email

Translate »