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Dati Ocse, nuovo elemento: disoccupazione lunga, anche per i cinquantenni STAMP - Lavoro Nuovo

Il nuovo rapporto Ocse sull'occupazione mette in evidenza una caratteristica che rischia di stabilizzarsi nel nostro Paese, vale a dire la durata della disocccupazione. Ciò significa che in Italia si sta progressivamente allungando, per chi perde il lavoro, il tempo necessario per ritrovarne un altro: dai dati emerge che si stanno oltrepassando i 12 mesi di "tempo" fra un lavoro e l'altro, per il 51,9% dei disoccupati. Precisamente, l'anno scorso il 51,9% dei disoccupati lo era da più di 12 mesi, contro il 48,5% del 2010.

Il significato di questa tendenza è ben discusso, analizzato ed esposto dall'articolo di Chiara Saraceno, su Repubblica, ripotato nella rassegna stampa odierna di LavoroNuovo. Il dato che secondo l'estensore dell'articolo emerge, è il fallimento della flessibilità in uscita dal lavoro. Ma nello stesso pezzo, è posto in evidenza un altro aspetto: il rapporto Ocse valuta con favore la riforma del mercato del lavoro di recente approvata, specie nella parte che riduce la precarietà all'ingresso e allarga le tutele per chi ha perso il lavoro. Dunque, incrociando questi due dati, ci si chiede se non è il caso di cominciare a parlare anche in Italia del reddito minimo garantito. Del resto, non è un mistero che lo stesso Ministro Fornero avesse  sondato il terreno per una riforma in questo senso, che avrebbe avuto il vantaggio di sostituire altre forme di ombrello sociale (vedi in primo luogo la cig) e che è prevista, con diverse modalità, in tutta Europa tranne Grecia, Italia e Ungheria. Da ricordare che fra i massimi oppositori alla sua introduzione in Italia sono stati i sindacati. Forse, con l'allungamento del periodo di disoccupazione dei lavoratori, le punte massime raggiunte fra i giovani e l'erosione progressiva del lavoro nella fascia dei cinquantenni, un pensierino in più si potrebbe fare, sul reddito minimo garantito. Tanto più che l'Europa spinge in tal senso.

Rassegna stampa 11 luglio

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