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Dal Codice Rosa al lavoro: dalla parte delle donne che denunciano la violenza Cronaca

Firenze – Il governatore Enrico Rossi e la sua giunta lanciano un messaggio preciso per combattere il drammatico problema della violenza sulle donne: la Toscana – ha detto – sta dalla parte delle donne che hanno il coraggio di denunciare le violenze subite e, di conseguenza, avverte i violenti che d’ora in avanti rischiano sempre di più di andare in galera.

Il messaggio parte dal pacchetto di provvedimenti adottati per aiutare le donne che hanno subito violenze a trovare un lavoro e a sistemarsi in abitazioni diverse da quella utilizzata prima di una violenza, che sempre più spesso si consuma tra le mura di casa.

Il pacchetto per aiutare le vittime ad affrontare la quotidianità consiste in due misure, come ha spiegato l’assessore alla formazione Cristina Grieco: voucher di mille euro per acquistare servizi di cura ed educazione per i figli di età inferiore ai 15 anni, “così da aiutarle a entrare nel mercato del lavoro; voucher da 600 euro al mese per sei mesi da richiedere ai centri per l’impiego per favorire l’avvicinamento al mondo del lavoro.

Con questo pacchetto si completa il meccanismo della “presa in carico” delle donne vittime di violenza che ha messo in filiera i servizi dei vari assessorati regionali. Utilizzando il Codice rosa le donne che si presentano al pronto soccorso degli ospedali regionali entrano in un percorso che ne garantisce la rapidità dell’intervento e la totale riservatezza. Il Codice Rosa – ha detto l’assessore al Diritto alla salute Stefania Saccardi – è diventato sempre di più un percorso di tipo sociosanitario: perché una donna non venga poi abbandonata una volta uscita dal pronto soccorso, abbiamo voluto una forte integrazione tra politiche sanitarie e sociali, per assistere anche sul piano sociale e psicologico le persone vittime di violenza che si sono presentate al pronto soccorso”.

La Rete regionale Codice Rosa collega e coordina tutte le forze che all’interno del servizio sanitario toscano lavorano per offrire alle vittime di violenza e abusi un aiuto pronto e tempestivo, articolato e complesso. In questo Percorso Donna, i 24 Centri antiviolenza hanno un ruolo fondamentale e centrale.

La vicepresidente Monica Barni, assessore alle Pari Opportunità, si è occupata della prevenzione e della sensibilizzazione, con un lavoro con le scuole per promuovere la cultura della non violenza e della parità di genere: “Abbiamo anche tappezzato la regione con gli annunci del numero gratuito antiviolenza 1522, che invitiamo le donne ad usare. Infine abbiamo rinforzato la rete dei soggetti che operano sul territorio”, ha detto.

La creazione di un percorso integrato di aiuto, assistenza, sostegno lavorativo si è resa necessaria per il continuo aggravarsi del fenomeno della violenza sulle donne. Nel 2017 sono state 4.017 le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza presenti sul territorio regionale. Si tratta di un numero che dal 2016 allo scorso anno è cresciuto del 22,5% fino a raggiungere l’impressionante cifra di 11 al giorno. La maggior parte di queste ha figli minori.

Dal 2012 al 2017, nei pronto soccorso della Toscana si sono registrati 17.363 casi di Codice Rosa (14.940 adulti, nella stragrande maggioranza donne, e 2.423 bambini). Nel 2017 sono stati 3.142 (2.592 adulti e 550 bambini).

”E’ per questo che abbiamo costruito un sistema che protegge le donne che trovano il coraggio di denunciare – ha detto Rossi – Quindi gli uomini che hanno le mani lunghe, in Toscana rischiano più facilmente la galera. E l’avvertimento che lancio è che quindi le mani se le tengano in tasca. L’invito che invece rivolgo alle donne è di venire nei nostri centri a denunciare ciò che hanno dovuto subire”.

L’ultimo tassello del sistema di protezione è contenuto in due delibere, approvate nel corso dell’ultima Giunta regionale, con cui si stanziano 1,3 milioni di euro, da utilizzare da qui a fine anno per favorire la loro autonomia, abitativa e lavorativa.

Ciascuna vittima potrà ottenere fino ad un massimo di 13.100 euro, 8.000 dei quali finalizzati a permettere di vivere o in un appartamento autonomo o in coabitazione e i restanti 5.100 destinati a finanziare in parte percorsi di accompagnamento al lavoro basati su azioni di orientamento, o di formazione di gruppo, o su tirocini non curriculari, o sulla formazione a distanza, o su percorsi formativi o corsi per adulti. Per questo potranno ricevere fino a 500 euro. Un massimo di 1.000 euro sono invece previsti per aiutarle nella mobilità, cioè a raggiungere il luogo della formazione, oppure per mandare i figli ai nidi o nelle scuole dell’infanzia. Infine dai 1200 ai 3600 euro potranno essere erogati per favorire la frequenza dei tirocini non curricolari. Si tratta di 600 euro al mese per un minimo di due e un massimo di sei mesi.

“Si tratta di un primo esperimento di questa dimensione, attraverso il quale si conta di favorire l’autonomia di circa 200 donne da qui a fine anno – ha aggiunto Grieco –  I bandi relativi all’inserimento al lavoro saranno pubblicati entro la prima metà del mese di maggio e i contributi, per i quali è prevista una precisa rendicontazione, saranno erogati fino ad esaurimento delle risorse disponibili (pari a 851.500 euro) e comunque entro il 31 dicembre di quest’anno.

Sono invece 465.000 euro i fondi a disposizione per favorire l’autonomia abitativa delle donne inserite nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza subita e per i loro figli, sia in appartamenti autonomi che in alloggi in coabitazione con altre donne, sostenendole nella prima fase di vita autonoma dopo la loro uscita dalle case rifugio o da alloggi di transizione.

 

 

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