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Dal dentista, 14.000 anni fa STAMP - Università

Firenze – Il più antico caso di “intervento” dentale è avvenuto nelle fasi finali del Paleolitico superiore. Pubblicato su Scientific Reports uno studio multidisciplinare che descrive una rudimentale forma di intervento su un dente affetto da carie, appartenente ad un uomo vissuto circa 14.000 anni fa, proveniente dal sito di Riparo Villabruna (Dolomiti Venete) [“Earliest evidence of dental caries manipulation in the Late Upper Palaeolithic” doi: 10.1038/srep12150].
Il lavoro è stato condotto da gruppo di ricerca internazionale, di cui fanno parte Gregorio Oxilia, dottorando del Dipartimento fiorentino di Biologia, e Jacopo Moggi-Cecchi, associato di Antropologia, insieme a ricercatori, fra gli altri, delle Università di Bologna, Ferrara, Siena, Tubingen e del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (Lipsia).

“Varie analisi scientifiche – spiega Jacopo Moggi-Cecchi – confermano che la vasta lesione cariosa (presente sulla superficie masticatoria del terzo molare inferiore destro) è stata intenzionalmente trattata, probabilmente al fine di ripulirne il tessuto infetto, tramite l’utilizzo di una punta di pietra che ha lasciato profonde strie sullo smalto dentario intorno e all’interno della cavità. La più antica evidenza di attività dentistica, sotto forma di trapanazione, – prosegue Moggi-Cecchi – è datata al Neolitico (9.000-7.000 anni), ma prima di allora non era mai stata documentata alcuna forma, ancorché rudimentale, di intervento”.

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