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Dal voto messaggio per Rossi: realizzare il programma di governo Opinion leader

A livello nazionale l'esito del voto, pur nel quadro di incertezza e di rischio derivante dal forte voto di protesta e dal meccanismo folle del porcellum, ci consegna un dato certo: un Parlamento in cui esiste una maggioranza ampia fra PD, SEL e M5S per fare quelle riforme di sistema attese da anni, senza doverle mediare necessariamente con il centrodestra: assetti istituzionali e costi della politica (monocameralismo, riduzione del numero dei parlamentari e del finanziamento pubblico a partiti, abolizione delle province, riduzione del numero dei comuni…), welfare e riforma degli ammortizzatori sociali, conflitto di interesse, corruzione e riforma della giustizia, diritti civili e della persona.

Tutte riforme in buona parte presenti nei programmi di Bersani e Grillo e che possono essere fatte in pochi mesi, anche ricorrendo al doppio passaggio parlamentare per le riforme di rango costituzionale. Mai un Parlamento ha avuto e probabilmente avrà numeri cosi ampi da consentire tali riforme senza mediarle necessariamente con Berlusconi e le aree più conservatrici del mondo cattolico. Un'occasione unica da utilizzare rapidamente anche per affermare nei fatti la vera natura riformista, innovatrice e 'anti casta' del PD, da fare con il M5S sempre che accetti di cimentarsi per lo scopo principale per cui si è candidato alle elezioni chiedendo il voto dei cittadini: riformare il sistema, governando il paese. Aggiungo che se il M5S dovesse rifiutare, per puro calcolo politico, di cimentarsi nell’impegno di governo su un preciso programma riformatore, questa proposta andrà, proprio per la particolarità della fase politica, comunque estesa a tutti i parlamentari che vorranno sostenerla in Parlamento, con Bersani premier o con un altro esponente del PD ed infine se necessario, anche con una figura terza indicata dal Presidente della Repubblica. Il PD deve essere disponibile sino all'ultimo minuto utile a sostenerla, costi quel che costi. Tornare alle urne così con questa legge elettorale sarebbe quanto di più sbagliato si possa fare.

A livello regionale, invece, occorre stringere sui fatti, sul governo della Regione, visto che la Toscana non presenta evidenti necessità di riforma degli apparati istituzionali (resta solo da concludere l’iter di modifica della legge elettorale) ed occorre farlo senza rincorrere il M5S. Governare per realizzare tutte le opere ancora incompiute, prima della chiusura della legislatura del 2015, per evitare che lo scontento e la critica, che in questa tornata elettorale ha toccato, pur in maniera minore, anche la Toscana rispetto ad altre regioni d'Italia, si scateni accusandoci di non aver fatto, di non aver risolto i problemi. Occorre, quindi, con determinazione seguire l'ambizioso programma di governo di Rossi e della sua ampia maggioranza e chiudere ne rammento solo alcuni: gli affidamenti della gestione dei rifiuti e approvare il Piano regionale con la definizione dei nuovi impianti e di nuove competenze regionali, stabilizzare il servizio idrico definendo il piano straordinario degli investimenti, chiudere la gara per il TPL, raggiungere gli obiettivi energetici previsti dal Piano regionale, completare TAV e tramvia fiorentina, chiudere la partita aeroporti di Firenze e Pisa. Solo completando per tempo l'agenda delle cose da fare la classe politica toscana potrà affrontare il voto previsto fra due anni e mezzo, riducendo o azzerando gli effetti possibili del voto di protesta, evidenti già in questa ultima tornata elettorale, specie in alcune aree della Regione, come hanno bene evidenziate le prime analisi di Antonio Floridia.

Infine, e' un problema anche nazionale, rifondare il PD o meglio farlo nascere davvero. In Toscana occorrerà ritornare in sintonia con un gran bel pezzo della società che non ci percepisce più come un luogo dove andare per confrontarsi e decidere, senza abbandonare le primarie, ma non limitandoci solo ad organizzarle. Immaginiamo insieme ai toscani che ci staranno luoghi e modelli nuovi per interagire su tutte le grandi questioni culturali, sociali e di governo, per far nascere il “nuovo” PD.

 

Alfredo De Girolamo

Nella foto: Enrico Rossi

 

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