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Dalla cattedra alla Fondazione: la missione culturale di Alessandro Pagnini Cultura, Opinion leader

Firenze – Gli accademici lo chiamano alla tedesca Festschrift, traducibile con l’espressione “ miscellanea di studi per festeggiare qualcuno” o “libro scientifico collettivo per onorare qualcuno”. In genere viene realizzato da allievi e colleghi di un docente prestigioso che va in pensione al termine di una  lunga e onorata carriera.

La Festschrift dedicata ad Alessandro Pagnini (“La conoscenza e la cura”, a cura di Patrizia Pedrini e Matteo Borri, Edizioni ETS), se mantiene il carattere di una raccolta di saggi che prendono spunto da vari aspetti del lavoro scientifico e didattico di colui al quale si rende omaggio, rappresenta tutt’altro che il saluto affettuoso di discepoli e sodali a chi lascia la cattedra per una serena routine da pensionato.

Professore di Storia della Filosofia contemporanea all’Università di Firenze, presidente di Uniser (il Polo universitario di Pistoia), direttore del Centro Fiorentino di Storia e Filosofia della Scienza, saggista e promotore di iniziative di alta cultura, animatore culturale inesauribile ed entusiasta (sono alcuni pezzi di un curriculum ricco e qualificato), Pagnini non ha attaccato “i libri al chiodo”, ma si è appena lanciato in una nuova grande avventura che nei prossimi anni muoverà le acque del sistema culturale regionale e nazionale.

A fine maggio ha dato vita, finanziandola e strutturandola, a una nuova Fondazione intitolata a Francis Bacon, il filosofo inglese al quale il suo maestro Paolo Rossi ha dedicato studi importanti,  che si propone di diventare un centro di alta cultura per approfondire e sviluppare filoni di ricerca cruciali dal punto di vista non solo storico e filosofico ma anche politico, economico e sociale.

Gli aspetti organizzativi e operativi della nuova Fondazione saranno illustrati da Pagnini e dai componenti del Consiglio nei prossimi giorni. Intanto però la Festschrift è un primo solido elemento per avviare un dibattito pubblico sullo stato di salute della conoscenza e degli strumenti per acquisirla:  “La filosofia della conoscenza – dice a Stamp – pone oggi precisi e problemi di psicologia sociale, al punto che, come è avvenuto in altri settori, si parla di citizen’s science, la scienza dal punto di vista del cittadino, secondo un paradigma dell’orizzontalità”, che porta solo all’impoverimento.

I 22 autori dei 20 saggi pubblicati nel volume che è stato presentato il 3 giugno scorso alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia approfondiscono altrettanti aspetti del filone del pensiero filosofico che è stato al centro degli studi di Pagnini in quella “area di confine tra scienza e filosofia dove, si dibattono problemi che non sono scientifici in senso stretto perché coinvolgono l’ambito dell’uomo nella sua complessità psichica e nella sua varia dotazione di valori”, scrive Pierdaniele Giaretta nel saggio che apre la raccolta con un titolo composto da tre parole chiave (Tag si direbbe oggi) che sintetizzano il lavoro dello studioso. “Scientificità, psicoanalisi e filosofia”.

La natura del libro è quella di una conversazione in forma scritta fra i membri di questo omogeneo gruppo di studiosi nato dall’ “indefesso ed entusiastico impegno di Pagnini per l’educazione a tutti i livelli e per una sperimentazione filosofica al di là delle barriere disciplinari e delle ortodossie accademiche”, come scrive Patrizia Pedrini nell’introduzione .

Così si discute di scientificità della psicanalisi, tema di alcuni interventi del docente, (Massimo Marraffa, Cristina Meini, Massimiliano Aragona, Maria Cristina Amoretti), ma anche di “Felicità e Psiche”, nel bel saggio di Adriano Fabris, e di “Simpatia per il dolore”, in quello di Antonello La Vergata. “La felicità non è qualcosa di individuale, ma si sviluppa, o viene meno, all’interno di una dimensione relazionale”, scrive Fabris.

Alcuni studiosi hanno invece riflettuto su un altro dei pilastri del lavoro del festeggiato la storia e la filosofia della medicina (è stato presidente e fondatore della Biom, la Società italiana di Storia, Filosofia e Studi sociali della Biologia e della Medicina). Andrea Borghini , Margherita Benzi , Marco Trabucchi, Giacomo Delvecchio e Matteo Galletti  approfondiscono  il rapporto fra linguaggio filosofico, razionalizzazione  ed esperienza,  punto d’incontro fra cultura scientifica e umanistica nella clinica medica: “L’insegnamento delle Medical Humanities – scrive Trabucchi – ha permesso di strutturare in modo più originale e completo l’apporto che varie condizioni dell’agire e del pensiero umano hanno sull’atto della cura”.

Una terza sezione del volume, infine, è una miscellanea di saggi di argomenti diversi: il rapporto fra retorica e logica, l’arte di persuadere e argomentare, nei saggi di Alberto Peruzzi, Roberto Gronda, Carla Bagnoli e Glenn Most. Poi temi  fondamentali della filosofia della conoscenza, tra epistemologia e filosofia della mente, “quella vasta porzione della filosofia analitica che occupa di mente, psicologia, psichiatria ed epistemologia del mentale”, sono affrontati da Tommaso Piazza, Patrizia Pedrini, Michele Di Francesco, Alfredo Paternoster  e Sergio Filippo Magni.

Chiudono la Festschrift due saggi particolari: “C’è un realismo politico antico?”, di Mario Ricciardi e “Mistica e nichilismo” di Stefano Poggi.  “Siamo menti del ventunesimo secolo limitate d cervelli del pleistocene o siamo menti del pleistocene che annaspano nel mondo del ventunesimo secolo?”, si domandano Di Francesco e Paternoster. Un interrogativo che coinvolge il rapporto fra intelligenza naturale  e intelligenza artificiale.

Ce n’è abbastanza per attendere con una certa attenzione e curiosità il lavoro del nuovo centro di elaborazione e diffusione culturale promosso da Pagnini.

Foto: Alessandro Pagnini

 

 

 

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